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Coronavirus

Coronavirus, l’allarme del farmacologo: “Vaccino? Non per tutti subito…”

Una grande competizione, sanitaria per il bene di tutti, ma anche economica e di interessi. È quella che si è scatenata sulla creazione di un vaccino contro il coronavirus a livello mondiale.

Ne parla anche il professor Silvio Garattini (foto in alto), intervistato dal Quotidiano nazionale. Garattini è una delle massime autorità italiane in fatto di farmacologia, è il presidente dell’Istituto Mario Negri di Milano. “Ci saranno più tipi di vaccino, presumo, come è stato anche per la poliomielite”, osserva Garattini

“Oggi, per una persona anziana, è consigliato il vaccino antinfluenzale e anti-pneumococco. Se avremo un vaccino anche per il Coronavirus si potrebbe pensare a raggrupparli in un trivalente, non possiamo iniettare cento volte la stessa persona”.

Sul vaccino, dunque, “siamo abbastanza avanti – sottolinea Garattini -. Abbiamo una cinquantina di laboratori al lavoro nel mondo con vari tipi di approccio. ” Quale tempistica esiste, concretamente? “Entro fine anno sapremo se almeno uno di questi ha la probabilità di arrivare in porto. Ci sono interessi economici rilevanti, quindi grande competizione”.

Garattini precisa però che del vaccino “non avremo quantità infinite, almeno all’inizio”. Per questo “occorrerà individuare i gruppi che hanno più bisogno, come anziani e operatori sanitari”.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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