In questi giorni di stasi a causa del coronavirus, anche il mondo della moda e gli stilisti si fermano. Alcune maison convertono le loro produzioni in aiuti concreti per l’epidemia. Altre sfruttano il momento di quarantena per progettare e concentrasi sulle prossime collezioni. L’arte è sospesa. Si rimandano a tempi migliori le presentazioni moda. C’è anche però chi deve mostrare al pubblico la nuova linea: fra questi il talentuoso stilista marchigiano Vittorio Camaiani.

In esclusiva per VelvetMag il couturier ci racconta e ci concede delle immagini della sua nuova collezione Primavera/Estate 2020: “Camaiani nelle stanze di Capucci”.

Il designer, per la sua ultima fatica, si ispira proprio all’estetica del grande mito della moda. L’omaggio nasce da un incontro avvenuto tra i due. Vittorio Camaiani rivisita in chiave ironica i capi che contraddistinguono la moda di Roberto Capucci.

Ed è come se il designer marchigiano entrasse in punta di piedi in un museo dedicato al grande couturier romano e ne assimilasse l’estetica. Ecco qui che appare l’iconico “abito scatola” rivisitato in veste originale. Troviamo anche il suggestivo “abito a ventaglio” nero. Compare l‘abito multicolor, che fonde la semplicità di Camaiani nei colori di Capucci. Una narrazione delicata e ricercata che prende spunto dagli stilemi cari a Capucci degli anni Cinquanta e Sessanta trasposti in chiave moderna. Ne deriva una donna che sa guardare al passato senza rinunciare alla praticità del quotidiano.

 

Intervista esclusiva VelvetMag a Vittorio Camaiani

Camaiani/Capucci un incontro di stile. Tra i tanti grandi nomi dell’alta moda come mai ha deciso di dedicare proprio a Capucci la sua nuova collezione?

Un incontro casuale con il Maestro ha risvegliato in me i ricordi di un giovane designer che sognava di far moda. Chi inizia questo percorso non può non aver amato Capucci.

Cosa l’ha colpita dell’estetica di Capucci?

Cosa non colpisce del grande genio creativo? Ogni capo è una storia. Quello che mi ha sempre stupito è la non databilità di un abito Capucci. È difficile nella storia della moda riuscire a trovare un sarto che disegni abiti senza tempo come lui.

(Roberto Capucci archivio: “Abito 9 gonne” e “Abito ventagli”)

L’iconico “abito scatola” di Capucci reinterpretato da Camaiani

Ci descriva nel dettaglio la sua collezione ispirata al grande Maestro.

Nel 1958 nasce la linea scatola di Roberto Capucci, una vera e propria rivoluzione estetica della silhouette. Questa scoperta gli vale l’Oscar della Moda americano. Nel 2020 l’inizio del mio racconto stilistico parte proprio dalla scatola, come se fosse quella spedita al Maestro, con tanto di cartellino a lui indirizzato ricamato in seta a mano. Ho immaginato un top stropicciato nato dalla carta che Capucci straccia nell’aprire la mia scatola. Il ventaglio, che per Capucci è l’abito iconico della sua moda, diviene fantasia batik negli outfit più semplici della mia narrazione. C’è un dialogo continuo con il Maestro, la mia matita si ispira alla sua visione di fare moda.

Abiti in Plissè, duchesse dai colori arancio e fucsia

Quali materiali e colori ha utilizzato per creare gli abiti?

Plissè, duchesse, sete rilette con semplicità. Tessuti che sono serviti a percorrere la strada a fianco, ma con profondo rispetto, al primo e forse ultimo grande couturier italiano. Ho cercato di rileggere e rendere in maniera più moderna, morbida e portabile l’alta moda di Capucci ai giorni nostri. Come nel caso dell’abito scatola da sera grigio, dove una piccola scatola diventa un bustier allacciato a nodo, ricamato a mano di baguette e il corpo viene fasciato da un’ampia gonna di maglina in seta plissettata.

La palette cromatica tocca nel giorno i bianchi e i neutri, che virano dal tramonto in poi in arancio, rosa, fucsia, giallo e viola. Sono proprio i colori tanto cari al Maestro Capucci. Li ho trasposti nell’abito da sera multicolor, arricchito da due grandi foulard drappeggiati e fermati da cinture in seta di diverso colore.

Gli abiti scultura di Capucci sono davvero qualcosa di leggendario. Vere e proprie opere d’arte esposte attualmente nei musei più prestigiosi al mondo. E’ stato difficile rendere omaggio ad un Maestro di tale calibro? Ci sveli degli aneddoti di questa collaborazione.

Non nascondo la difficoltà che ho avuto nei diversi mesi di lavorazione di questa collezione. Anche altre volte la mia couture aveva guardato al passato. Anni fa realizzai una collezione dedicata al pittore andaluso Velasquez. Il motivo del celebre baffo dell’artista diveniva un decoro barocco negli abiti. Con Capucci ho lavorato nello stesso modo. “Viaggiare” nelle sue stanze era come viverne l’aria e l’atmosfera. I rumori dei tafeta plissettati hanno poi guidato la mia matita.

Il Maestro venne a farmi visita nello storico albergo Santa Chiara a Roma ad ottobre. Parlammo di molte cose e ad un tratto, rivolto a mia moglie, esordì: “Signora Daniela, mi raccomando, pochi di questi abiti elaborati sono troppo costosi. Ne bastano pochi, il resto fate cose più semplici, più facili da vendere”. È stata una grande emozione ricevere una dedica del Maestro che riportava: “Il vostro lavoro è bellissimo e rappresenta il mondo che si evolve”. 

Le presentazioni moda indipendenti dal calendario

Capucci non amava fare le classiche sfilate di sei mesi in sei mesi. Le sue collezioni erano fuori dal tempo e ambientate in città lontane del clamore mediatico. Cosa ne pensa al riguardo? In che moda svela la sua couture?

Ricordo ancora i titoli dei giornali, nei primi anni Ottanta, dell’addio del maestro Capucci alle passerelle con data imposta, da parte della Camera della Moda. In qualche modo anche io, da qualche anno, non seguo più le date dell’haute couture romana. Preferisco muovere la mia collezione in diverse date e città dove posso seguire meglio la clientela. Negli ultimi due anni a Roma ho presentato le collezioni nella splendida Coffee House di Palazzo Colonna. Qui avevo previsto anche l’uscita a marzo di quest’ultima collezione dedicata a Capucci. È solo rimandata.

La moda ai tempi del coronavirus pone gli stilisti di fronte alla necessità di rivedere le modalità delle presentazioni stampa. La Fashion Week di Milano a giugno e quella di Parigi a luglio sono sospese. Lei come pensa di organizzarsi?

Oggi parte dei grandi gruppi di moda hanno convertito la produzione in aiuti per contrastare l’emergenza. Vittorio Camaiani atelier, essendo una piccola realtà, non può che vivere un momento di stand-by. Naturalmente stiamo lavorando a progetti futuri. Siamo pronti a ripartire da dove ci siamo fermati appena ciò sarà possibile. 

La situazione attuale

Come sta vivendo questo particolare momento? Quali sono le sue emozioni?

Sono tanti i pensieri che occupano la mente in questo difficile periodo storico che ci obbliga a rimanere in casa. Fortunatamente riesco a coglierne il lato positivo. Sfrutto questo tempo per fare ciò che rimandavo: leggere libri e disegnare collezioni con pensieri più essenziali. Certamente, quando tutto ciò finirà, qualcosa in noi sarà cambiato.

Consigli di stile

Molto spesso in casa si sta comodamente e si tende a trascurare la mise. Lei cosa consiglia?

È naturale che in questo periodo si indossino capi più comodi. Tuttavia a mio avviso  si deve cercare di curare l’atmosfera e la nostra immagine. Almeno a cena prepariamo una tavola ben allestita e scegliamo una mise appropriata, come se dovessimo uscire. A volte l’esteriorità aiuta la nostra interiorità.

I social per Camaiani

Facebook, Instagram ed i social in generale sono i mezzi di comunicazione che ci tengono in contatto con la realtà, oggi più che mai. Spesso denigrati ma attualmente fondamentali. Come li utilizza?

Se prima di oggi potevano considerarsi anche una fonte di isolamento sociale, mai come ora i social si sono rivelati essenziali alla vita di tutti noi. Dalla necessità di lavorare da casa attraverso lo smart working, agli aperitivi su Facetime che ci permettono di non sentirci isolati. 

Il futuro per Camaiani

Cosa porterà questa difficile esperienza a tutti noi? 

Avremo finalmente capito, grazie a questo blackout, che il tempo che abbiamo davanti bisognerà viverlo con più lentezza e scegliere bene non solo per noi ma anche per gli altri. Dovremo fare attenzione maggiormente alla natura e al nostro ecosistema.

Cosa pensa del nostro domani?

Auguro alle generazioni attuali e future di non dover più vivere nell’incertezza di ciò che sarà il domani. Purtroppo, ciò che pensavamo potesse accadere soltanto nei film, è entrato a far parte della nostra realtà.

(ph. Alessandro Lanciotti per Vittorio Camaiani atelier)