Marina Rei: “Per essere felici, il mio nuovo album crudo e grezzo” [INTERVISTA ESCLUSIVA]

Un suo album manca da sei anni. Era il 2014 quando uscì “Pareidolia” (decimo lavoro di una carriera lunga oltre trent’anni), ma nel frattempo Marina Rei non è certo stata ferma. Tour acustici, partecipazioni a eventi live, una lunga collaborazione con Paolo Benvegnù che l’ha portata in giro per l’Italia per un paio d’anni. Il suo nuovo disco sarebbe dovuto uscire il 17 aprile, ma a causa dell’emergenza Coronavirus potremo godercelo solo tra qualche mese. Intanto, però, una piccola anticipazione ci viene data dai singoli “Per essere felici” (la title track) e “Comunque tu”, due canzoni in cui ritroviamo la voglia di introspezione e le sonorità melodiche della cantante e polistrumentista romana.

“Comunque tu”, il singolo di Marina Rei che anticipa il nuovo album

Pochi giorni fa è uscito il brano “Comunque tu”, secondo singolo tratto dal tuo nuovo album la cui pubblicazione è stata rimandata all’autunno. È una canzone che parla del distacco dalla figura paterna. Perché hai sentito il bisogno di mettere in musica questo importante momento che tutti noi, prima o poi, viviamo?

È un passaggio che fa parte della vita di tutti in maniera inevitabile. Ognuno affronta i momenti cruciali della vita a modo proprio, io lo faccio attraverso la musica. “Comunque tu” è una canzone che parla del contrasto tra l’amore e l’ammirazione verso uno o entrambi i genitori, e il distacco, il conflitto con loro che ci porta a prendere la nostra strada: il brano affronta il tema del passaggio dalla dipendenza genitoriale all’indipendenza personale, quella che poi ci porta a costruire il nostro percorso. È chiaro che sappiamo di avere sempre come punto di riferimento i genitori, ma nel momento in cui ci stacchiamo da loro tutto diventa molto più precario e dobbiamo fare affidamento solo su di noi.

Tra l’altro hai dei genitori piuttosto importanti e in qualche modo ingombranti, visto che tuo padre è un famoso batterista (Enzo Restuccia, batterista di Ennio Morricone, ndr) e tua madre una violista (Anna Giordano). Un’eredità non facile…

Sì, ho intrapreso lo stesso percorso artistico dei miei genitori; quando si decide di fare musica avendo in casa delle figure molto importanti, dei musicisti bravissimi, si ha sempre un riferimento che si cerca di far proprio. È normale provare a emulare i genitori, cercare di raggiungerli, c’è sempre una sorta di ammirazione che diventa anche timore di non poter essere mai come loro, di non riuscire a piacere per quello che si fa. Nel caso di mio padre, ho anche scelto di suonare lo stesso strumento: non è facile convivere con una figura così importante, è naturale provare timore reverenziale. Tutti noi figli abbiamo avuto, e continuiamo ad avere, qualche conflitto con i nostri genitori, e il distacco è assolutamente sano, rende la nostra individualità una forza a sé.

Marina Rei: “Affronto i momenti cruciali della vita attraverso la musica”

Oltre che figlia, anche tu sei genitore di un ragazzo ormai grande che ha seguito la tua stessa strada, la musica…

Nico ha 18 anni, produce la sua musica da solo: è molto forte, e non lo dico perché sono la madre. Anzi, proprio perché anche io faccio musica, e sono sua mamma, ho un occhio più critico rispetto ad altri. È molto talentuoso e gli lascio vivere la sua esperienza con la musica in modo assolutamente libero. Mi chiede consigli, mi fa ascoltare le sue produzioni e c’è un rapporto di scambio tra di noi. Chiaramente lui ha una visione tutta sua e personale, anche perché appartiene a una generazione completamente diversa dalla mia, ed è giusto che faccia la sua strada a modo suo.

Marina Rei, i nuovi brani “Per essere felici” e “Comunque tu”

“Per essere felici” è il brano che dà il titolo al tuo nuovo disco, e sembra dirci che la felicità è frutto di scelte spesso difficili. È così?

Certo, la felicità è fatta soprattutto di scelte difficili. È quando siamo messi di fronte a un bivio che sappiamo di dover prendere la decisione migliore per noi stessi, e spesso scegliamo la via più complicata e tortuosa: non è facile lasciare una strada con tante certezze per intraprenderne un’altra con dei punti interrogativi. La libertà che si raggiunge facendo la musica che vogliamo, da una parte è la cosa più bella del mondo, dall’altra ha un peso abbastanza importante: uno sa di avere la possibilità di scrivere e fare quello che desidera, ma così magari non riesce a raggiungere tutti, oppure sa che incontrerà più difficoltà non scendendo a compromessi. È bello essere liberi di scrivere ciò che si vuole, ma bisogna essere consapevoli di intraprendere un percorso non facile. La cosa importante è riconoscersi in quello che si fa, ed essere felici di quello che siamo. Ma non è certo un percorso facile.

“Comunque tu” e “Per essere felici” sono i primi due singoli del tuo nuovo album. Cosa possiamo aspettarci da questo disco?

Penso che queste due canzoni siano molto rappresentative del disco, nella scrittura nell’approccio di produzione, nel modo crudo e anche grezzo di come è stato registrato. Non c’è da aspettarsi qualcosa di diverso, è l’unica cosa che posso dirti.

Marina Rei: “La felicità è spesso frutto di scelte difficili”

Negli anni hai collaborato con tantissimi artisti diversi tra loro, da Cristiano Godano dei Marlene Kuntz ad Andrea Appino degli Zen Circus, da Pierpaolo Capovilla del Teatro degli Orrori fino a Coez. Hai suonato con Giorgia, Paola Turci, Max Gazzè, Paolo Benvegnù. Quanto conta per te lo scambio con i colleghi?

La mia collaborazione con Benvegnù, Appino e Godano è stata nell’ambito della scrittura. Quando scrivi con qualcuno, da un lato metti in gioco quello che sei e sai fare, dall’altro ricevi altrettanto: è uno scambio dal quale io imparo sempre. Scrivere con altre persone per me è stupendo: alla fine è come se si creasse un sunto di entrambe le persone attraverso la musica. Per quanto riguarda la mia collaborazione con Coez, ho registrato la batteria per il brano dal titolo “Ali sporche”. È capitato perché Riccardo Sinigallia stava producendo il disco omonimo di Coez, e mi ha chiesto se volessi fare questo tipo di collaborazione; appena ho ascoltato il pezzo ho accettato con entusiasmo, è stata un’esperienza bellissima. Ci sono poi le collaborazioni dal vivo (con Giorgia, Carmen Consoli, Max Gazzè che è un bassista strepitoso). Sono cose diverse ma tutte molto costruttive e belle per me. Con l’approccio giusto le collaborazioni artistiche sono una grandissima risorsa, una fonte di crescita dal punto di vista umano e artistico.

Marina Rei e Paolo Benvegnù: “Siamo riusciti a creare un concerto unico”

Con Paolo Benvegnù si è stabilita una collaborazione importante, che vi ha portato in giro per l’Italia per circa due anni con il progetto “Canzoni contro la disattenzione”.

È stato un periodo meraviglioso, soprattutto il secondo anno perché eravamo soltanto io e lui. Devo dirti che non è facile e non è affatto scontato condividere il palco con un altro artista. Con Paolo ho vissuto un’esperienza che auguro a tutti. Tra noi c’è sempre stata una sinergia pazzesca, e la magia che si creava quando le nostre voci si fondevano è qualcosa di insolito e veramente unico. Stando in tour insieme abbiamo imparato tanto l’uno dall’altra. Paolo è un uomo che stimo tantissimo, cui voglio un gran bene, una persona molto generosa, estremamente intelligente (e io sono molto affascinata da quel tipo di persone). Insieme siamo riusciti a creare un concerto veramente unico, mi manca tantissimo e spero che un giorno potremo riproporlo.

Sono passati 25 anni da quando uscì il tuo primo album omonimo…

Sì, nel 1995 usciva “Marina Rei”, ma io lavoro nel mondo della musica da ben prima. All’inizio degli anni ‘90 sono stata vocalist di progetti indipendenti (uno si chiamava “Progetto tribale” ed era distribuito da un’etichetta di culto come la UMM, famosissima in tutto il mondo). Poi ho lavorato a progetti miei in inglese, a 19 anni cantavo già e mi davo da fare, facevo provini come vocalist. Insomma, sono più di 30 anni che lavoro nella musica! L’album “Marina Rei” mi ha lanciato nel mondo dell’industria musicale italiana; da lì poi ho partecipato al Festival di Sanremo e ho fatto tantissime cose.

Marina Rei: “Mi rendo conto di essermi data molto da fare nella vita, non sono mai stata con le mani in mano”

Quando ti guardi indietro, e rivedi tutta l’acqua che è passata sotto i ponti, che effetto ti fa?

Mi sento vecchissima! Sto scherzando, al contrario mi sento una ragazzina nonostante la mia età reale riveli che non lo sono più da un po’. La verità è che non ci penso spesso, ma quando capita che rifletta su quanto tempo ho trascorso con la musica, mi rendo conto che è una vita. Ho fatto tante tante cose, ed è importante per una persona rendersene conto. Significa essersi dati da fare nella vita, non essere rimasti con le mani in mano.

Marina Rei, storia di una quarantena: racconti brevi con Lorenzo Dell’Aquila e Andrea Pintus

In questo periodo così complicato, di isolamento e quarantena, in cosa trovi la tua salvezza?

In queste settimane ho cercato innanzitutto di non impazzire (cosa assai facile visto tutto quello che stiamo vivendo). Mi sono impegnata a mantenere un minimo di ordine mentale e fisico, ho cercato di darmi regole e orari, di studiare. Non ho composto musica perché non ho la testa. Però ho scritto dei racconti insieme al mio amico scrittore Lorenzo Dell’Aquila: abbiamo cominciato proprio all’inizio dell’isolamento. Tutti gli artisti hanno dei momenti di down, ma per fortuna sono una persona positiva. Cerco sempre di tirarmi su le maniche, di reagire e trovare qualcosa da fare: è nel mio carattere, nella mia indole.

Per non impazzire, e per ottimizzare questo tempo, mi sono dedicata alla scrittura e ho proposto a Lorenzo di scrivere dei racconti su due personaggi, Anna e Michele, che vivono separatamente questo isolamento. Sono racconti brevi, scritti per essere assimilati velocemente, che raccontano come i protagonisti vivono questa situazione. Li abbiamo pubblicati sulla mia pagina Facebook, così tutti possono leggerli. Una cosa molto carina è che alla fine di ogni capitolo (ognuno dei quali è doppio poiché vissuto da Anna e da Michele) ci sono i disegni del mio amico fraterno, Andrea Pintus (un musicista super appassionato di fumetti). Insomma, è stato un progetto quasi familiare!

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