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Smart working, le 8 regole per evitare lo stress e lavorare sereni

A due mesi dal blocco dell’Italia per il coronavirus è ormai cambiato per molti cittadini il modo di lavorare. In parecchi casi è mutato radicalmente. Intere aziende lavorano da remoto. Le scuole elementari come le università sono “evaporate” online. Non pochi lavoratori si interfacciano via schermo, o tramite programmi di videoconferenze come Zoom, piattaforme varie e due-tre device da utilizzare in contemporanea. Saltano o rallentano le connessioni a Internet, si perde all’improvviso l’audio o il collegamento della videochiamata.

L’isolamento forzato e il dover lavorare soli a distanza, senza l’incontro di persona in ufficio per alcuni aspetti è meno pesante, per altri invece no. C’è il rischio che gli orari di lavoro si dilatino a dismisura, che si perda tempo in distrazioni, che ci si stanchi più del solito dovendo affrontare il nuovo stress della relazione a distanza col capo e con i colleghi.

È importante allora osservare al cune regole di base, che Alberto Mariutto ha riassunto sul sito di Intesys. Eccone alcune:

  1. Riservarsi del tempo all’inizio della giornata per gestire le attività e definire le priorità
  2. Mai fissare una videoconferenza dopo l’altra: lasciarsi trenta minuti di tempo per riposare.
  3. Se una videoconferenza supera l’ora e mezza di durata, spezzarla con una o più pause.
  4. Non organizzare videoconferenze con troppi partecipanti: c’è il rischio di scarsa attenzione e poco coinvolgimento.
  5. Diminuire il numero di tool e device tramite i quali essere reperibili contemporaneamente.
  6. Sforzarsi di usarne soltanto uno alla volta, due al massimo, prestando attenzione a quello che si sta facendo e limitando un multitasking dispersivo.
  7. Fare almeno una pausa di 15 minuti a metà mattina ed una a metà pomeriggio, alzandosi e facendo un po’ di movimento.
  8. Bere acqua e mangiare frutta mentre si lavora.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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