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Lo Spazio infinito e i buchi neri: il telescopio Hubble ha “catturato” i più rari

Il telescopio spaziale Hubble è riuscito a catturare i buchi neri più rari, quelli di ‘taglia M’ (nella foto in alto, tratta dal sito web della Nasa). Lo riporta online l’agenzia di stampa Ansa. Hubble, che da pochi giorni ha “festeggiato” i trent’anni nello Spazio, ne ha individuato uno dalla massa 50.000 volte più grande di quella del Sole. Si trova in un denso ammasso stellare, all’esterno della Via Lattea.

L'”anello mancante”

La scoperta è descritta sull’Astrophysical Journal Letters dai ricercatori coordinati da Dacheng Lin, dell’americana University of New Hampshire. I buchi neri di massa intermedia sono un “anello mancante” a lungo cercato nell’evoluzione dei buchi neri. Sono più piccoli dei buchi neri supermassivi che si trovano nel cuore delle grandi galassie, ma più grandi dei piccoli buchi neri che nascono dal collasso di stelle massive. Gli astronomi devono catturarli “in flagrante”: nell’atto, relativamente raro, di divorare una stella.

Il telescopio Hubble (foto Twitter / @NASAHubble)

Un bagliore di raggi X

I ricercatori hanno utilizzato Hubble per approfondire le osservazioni dei due telescopi spaziali a raggi X, Chandra della Nasa, e XMM-Newton, dell’Agenzia Spaziale Europea (Esa). Nel 2006 questi satelliti avevano rilevato un potente bagliore di raggi X, ma non era chiaro se provenisse dall’interno o dall’esterno della nostra galassia. I ricercatori lo avevano attribuito a una stella che era stata distrutta dopo essersi avvicinata troppo a un oggetto come un buco nero. Le osservazioni di Hubble lo hanno confermato, permettendo anche di di stabilire che i raggi X provenivano da un denso ammasso stellare che si trova alla periferia di un’altra galassia. Proprio il tipo di luogo in cui gli astronomi si aspettavano di trovare un buco nero di taglia M.

Il buco si “mangia” una stella

Aver individuato uno di questi oggetti apre la porta alla possibilità che molti altri si “nascondano” nel buio, in attesa di essere colti nell’atto di mangiare una stella. “Studiarli e comprendere come si sono evoluti – spiega Natalie Webb dell’università francese di Tolosa – permetterà di comprendere anche come sono nati i buchi neri supermassivi”.

Grazie Hubble!

Il telescopio spaziale Hubble fu lanciato nello Spazio il 24 aprile 1990. La missione ha quindi compiuto 30 anni da meno di un mese. È un record. Già dagli anni ’60 si ipotizzava che al centro di molte galassie fossero presenti buchi neri. Con le misure di Hubble, ricorda Luca Nardi su Wired.it, si è stabilito che questa caratteristica probabilmente accomuna quasi tutte le galassie. Cinque anni fa, nel 2015, grazie ai dati di Hubble, un gruppo di ricercatori ha scoperto la galassia che a oggi è la più lontana che conosciamo. È stata denominata GN-z11. Si trova a 32,1 miliardi di anni luce di distanza dalla Terra.

Una delle foto più celebri di Hubble: i Pilastri della Creazione nella Nebulosa dell’Aquila (foto Twitter / @NASAHubble)

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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