I numeri del Covid-19 in Italia sono positivi. L’Abruzzo azzera i contagi di coronavirus per la prima volta e nel Lazio si registrano 16 casi con un trend al 0,2%. A Roma città il dato più basso da inizio emergenza con soli tre nuovi casi. Un focolaio ad Anzio è stato individuato e circoscritto. Malgrado tutto ciò l’Istituto superiore di sanità mette in guardia da una possibile seconda ondata del virus.

Audizione alla Camera

Abbiamo superato la curva di picco dell’infezione, siamo nella parte di discesa e in una fase di controllo della situazione – ha detto il presidente dell’Istituto superiore di sanità (Iss), Silvio Brusaferro, durante l’audizione in Commissione Bilancio della Camera -. Ma ciò che stiamo vivendo richiede un’attenzione particolare” nell’identificare ed isolare precocemente i casi sospetti. Questo significa “sistemi di monitoraggio e capacità di risposta sanitaria ad eventuali focolai”.

Da giugno più attenzione

“Con la prossima settimana ci avviamo a una sfida sarà ancora più importante. Sarà liberalizzata la mobilita tra regioni e anche quella internazionale. Questo richiederà una capacità ancora più attenta di monitorare e rispondere a focolai”, ha sottolineato Brusaferro.

In autunno contagi più probabili

“Per gli scenari che immaginiamo, in autunno, una patologia come il Sars-cov-2, che è trasmessa da droplet (goccioline, ndr.), si può maggiormente diffondere. E si può confondere con altre sintomatologie di tipo respiratorio”. Per queste ragioni “la famosa ipotesi della seconda ondata è collegata a questo, che, dal punto di vista tecnico scientifico è un dato obiettivo”. “In autunno, si diffondono le infezioni respiratorie, meno ore di sole e attività all’aperto e più la circolazione aumenta”.

Comportamenti personali

“Il virus è ancora presente e i comportamenti dei singoli sono le misure più efficaci per ridurne la circolazione. Questo è importante perché il numero di persone entrate a contatto con il virus è limitato, anche se varia da regione a regione”. E le “molte persone non entrate in contatto, e dunque suscettibili al virus, sono un serbatoio per la sua diffusione”.