lunedì, Luglio 13, 2020

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Usa, Minneapolis a ferro e fuoco: arrestato in diretta un reporter della Cnn [VIDEO]

Negli Stati Uniti un giornalista di colore e di origine latina della storica emittente televisiva Cnn, Omar Jimenez, è stato arrestato mentre riferiva in diretta delle proteste a Minneapolis. E dopo che si era chiaramente identificato come reporter agli agenti. La polizia lo ha poi rilasciato. La stessa cosa non è avvenuta per il suo collega bianco Josh Campbell che ha riferito di non aver avuto problemi con la polizia. Il governatore del Minnesota, Tim Walz, ha definito “totalmente inaccettabile” quello che è accaduto oggi 29 maggio.

La reazione della Tv

Il video che vi mostriamo, tratto dall’account Twitter della Cnn, mostra l’esatto momento i poliziotti ammanettano Omar Jimenez. Lui continua a raccontare le violenze di questi giorni nella città più importante del Minnesota. Sono stati ammanettati anche i membri della troupe di Jimenez. La Cnn ha reagito definendo l’accaduto “una violazione del primo emendamento” della Costituzione americana, vale a dire quello che riguarda la libertà di parola e di stampa.

La morte di George Floyd

La Guardia Nazionale ha schierato in queste ultime ore 500 uomini armati per contrastare le proteste esplose dopo la morte dell’afroamericano George Floyd per mano della polizia. Proteste degenerate per la terza notte consecutiva in violenze, vandalismi e saccheggi. In tutto il mondo, attraverso la Rete e i social, si sono diffuse in questi giorni le immagini drammatiche in cui si vede George Floyd bloccato a terra da un poliziotto di Minneapolis che gli schiaccia il collo col ginocchio mentre l’uomo disperatamente dice: “Non riesco a respirare…”.

Rabbia e questione razziale

L’indignazione, causata dalla morte di Floyd, corre adesso ben oltre i confini degli Stati Uniti. A Minneapolis, intanto, è l’inferno. Riesplode in tutta la sua violenza e contrapposizione la questione razziale. I neri si sentono esclusi e discriminati. La morte violenta dell’afroamericano per mano della polizia è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Un incendio è esploso all’esterno del commissariato degli ex agenti coinvolti nella morte di Floyd. L’edificio, assediato dai manifestanti, è stato abbandonato. Un corteo ha marciato verso il centro della città chiedendo giustizia e scandendo slogan contro la polizia e contro il presidente Donald Trump.

Assalti ed edifici in fiamme

Non distante dal luogo in cui il poliziotto bianco ha soffocato il cittadino nero, un gruppo di facinorosi ha tentato di assaltare un centro commerciale. Ma le forze dell’ordine hanno respinto l’assalto coi gas lacrimogeni. I media locali riportano come i manifestanti siano riusciti a entrare nel commissariato frantumando i vetri delle finestre, vandalizzando gli uffici e dando alle fiamme parte dell’edificio. Gli agenti hanno esploso alcuni proiettili di gomma contro i dimostranti e hanno evacuato l’edificio. La stessa sorte è avvenuta per altri edifici della zona.

Cortei e sit-in in tutta l’America

Proteste si stanno svolgendo anche in altre metropoli degli Stati Uniti. Trenta le persone arrestate a New York, dove centinaia di cittadini sono scesi in strada a Manhattan per protestare ed esprimere la propria rabbia contro la violenza della polizia nei confronti degli afroamericani. Momenti di tensione attorno a City Hall, la sede del municipio, dove c’è stato un lancio di bottiglie e di altri oggetti verso gli agenti. Un manifestante è stato arrestato per possesso di armi, altri per aver gettato in strada i secchi dell’immondizia e aver bloccato la circolazione. Proteste anche a Oakland, in California, e Denver, in Colorado, dove i manifestanti hanno bloccato alcune strade. Cortei e sit in anche a Chicago e San Francisco.

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