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Coronavirus

Mascherine, la tosse è il nemico più pericoloso: può rovinarle

Tosse: nemico “mortale” delle mascherine anti coronavirus. In uno studio su Physics of Fluids, i ricercatori Talib Dbouk e Dimitris Drikakis dell’Università di Nicosia a Cipro utilizzano precisi modelli computerizzati. Per mappare gli schemi del flusso delle goccioline emesse quando una persona che indossa una mascherina chirurgica tossisce ripetutamente.

Filtraggio compromesso

I risultati dello studio sono analizzati online per Adnkronos da Margherita Lopes in un articolo. Gli attacchi di tosse, si è scoperto, danneggiano la capacità filtrante dei dispositivi di protezione. In tal modo consentono ai droplets, le goccioline di saliva, di spostarsi nell’aria fino a 1 metro di distanza di chi le ha emesse. È questo un ulteriore motivo per osservare sempre la distanza di sicurezza di almeno un metro quando incontriamo gli altri.

Un modello di studio ad hoc

Precedenti lavori di questo stesso gruppo di ricerca hanno mostrato che goccioline di saliva possono viaggiare per 5,48 metri (18 piedi) nell’arco di 5 secondi quando una persona tossisce senza mascherina. Questo nuovo studio ha utilizzato un modello ad hoc per valutare l’effetto delle mascherine in caso di multipli attacchi di tosse.

Colpi di tosse ripetuti

I risultati mostrano che le mascherine possono ridurre la trasmissione di goccioline trasportate dall’aria. Tuttavia, l’efficienza di filtraggio di questi dispositivi risente dei colpi di tosse ripetuti, come potrebbe accadere quando chi li indossa è malato. Episodi ripetuti riducono l’efficienza delle mascherine, sintetizzano gli autori, lasciando passare molte più goccioline.

 

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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