lunedì, Luglio 13, 2020

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Georgette Polizzi: «Quel morso di mia madre sulla schiena mi ha salvata» [INTERVISTA ESCLUSIVA]

Mi sarei fatta trasportare totalmente negli abissi dei suoi lividi. E mi sarei sporcata insieme a lei con tutte le sue vernici colorate. Georgette Polizzi prima di essere una combattente, una temeraria e una sognatrice, è una donna che è nata conoscendo l’odore dell’asfalto e il dolore dei graffi; forse troppo presto.

Ma nonostante le difficoltà, ha trovato la bellezza della rivincita, più volte. E continua a farlo nonostante la vita le metta sempre prove difficili da superare. Lo racconta senza aver perso quella luce negli occhi; innamorata della sua vita nonostante tutto. Nonostante la sclerosi multipla. Lei, la sua compagna di viaggio, si è improvvisamente impossessata del suo corpo. E senza neanche chiedere il permesso, ha cercato di allontanarla dai pennelli e dal suo Lab ‘Georgettepol’. Quel luogo creativo che ha sede a Vicenza e nel quale, anni fa, investì tutto quello che le era rimasto. E passo dopo passo ha costruito la sua identità diventando oggi una delle stiliste più apprezzate e seguite. Quello è il suo mondo e non c’è nessuno, neanche la sclerosi multipla, che riesca a farle smettere di sognare e di lavorare ogni giorno, ogni mattina.

Oggi Georgette Polizzi ha deciso di raccontarlo tra le pagine del suo primo progetto editoriale edito da Mondadori Electa. Ne ‘I lividi non hanno colore’ le immagini si mescolano con le parole, raccontate da una voce nuova che ripercorre le orme di un passato troppo difficile da dimenticare. Pagina dopo pagina, si delinea il profilo di una madre le cui cicatrici di quel rapporto sono rimaste indelebili sulla pelle di Georgette. La sclerosi multipla e l’amore. Sì, proprio l’amore. Quell’amore che di recente ha coronato tra lacrime di gioia e un bellissimo vestito bianco, si chiama Davide e non è di certo merito solo del destino o del caso se si sono incontrati. In occasione dell’uscita del libro ‘I lividi non hanno colore’, prodotto editoriale che ha  scalato le classifiche in poco tempo e riconosciuto come uno dei bestseller del momento, ce lo racconta personalmente Georgette Polizzi in un’esclusiva e profonda intervista a Velvet Mag.

Intervista esclusiva a Georgette Polizzi. Quando mescoli tutti i colori primari e non, ottieni il nero. Ma se li dividi? Che colore avrà la tua vita?

Cosa si prova quando la propria vita, dura e cruda, viene letta di colpo per la prima volta da centinaia di persone?

Cosa si prova? Ti dico la verità. Ancora non me ne rendo conto. Nel senso che devo metabolizzare la cosa. Ma ciò che mi rende tanto felice è ricevere i messaggi di chi lo ha letto, dicendomi: «Mi hai dato una forza pazzesca. Da oggi spacco il mondo». Ciò significa che ho centrato l’obiettivo. Perché sì, c’è da dire che il mio obiettivo non era raccontare i fatti miei, ma dare speranza a chi la mattina si sveglia e non ne ha voglia. Combattere e mangiarsi la vita. Quindi sono contenta.

‘I lividi non hanno colore’ è sì il tuo primo progetto editoriale, ma anche un viaggio mentale che ti riporta indietro: a quei lividi sulla pelle che ti lasciava tua madre e agli abusi. Qual è stato il tasto giusto, la spinta, l’opportunità che ti ha fatto cambiare vita? Pensi che la morte di tua madre sia stata, anche solo lontanamente un’opportunità?

No! Credo che il mio modo di vivere la vita sia un po’ come quando cadi e ti sbucci un ginocchio. Dunque, cosa fai? O inizi la giornata a piangerti addosso perché ti fa male, o vai a casa, ti disinfetti e continui a vivere. Ecco, questo è il mio modo. Un po’ come quando sei nell’oceano: fai di tutto per uscire, oppure ci resti sotto. La mia è una voglia infinita di riscatto e l’ho sempre avuta fin da piccola perché capivo che non era giusto quello che mi accadeva. Sai, da piccolina non capivo benissimo però, è l’amore infinito per la vita. La voglia di dire cambio il destino. È stata scritta una vita terribile per me? Allora io la cambio!

«Io penso di esser nata così…con la voglia di tramutare il male in bene»

Georgette, quella forza che è necessaria per superare gli ostacoli si acquisisce nel tempo e con l’esperienza. Tu però hai dovuto ricercarla fin da bambina.

Mi ricordo che soffrivo per quello che accadeva, però, dentro di me dicevo: «Io voglio cambiare!». Sognavo infatti di essere una farfalla che volava via. Volevo a tutti i costi cambiare la mia vita, che era terribile. Quindi, intanto è stato così; ovvero un amore infinito nei confronti della vita… nonostante tutto. Le persone forti nel mondo, io le chiamo combattenti della vita e sono le persone che hanno sofferto. In quei momenti tiri fuori un carattere che non pensavi di avere e nel mio caso, io penso di esser nata così. Penso di aver avuto dentro di me sempre la voglia di tramutare il male in bene.

«Grazie al calco dei miei denti, avevano capito che non ero una bambina autolesionista»

Sulla tua schiena è rimasta una cicatrice di un morso dato da tua madre. Quel segno tuttora visibile ti ha dato la possibilità di esser creduta…

Fatalità, ho postato una foto sui social poco tempo fa dove si vede questa cicatrice. Un segno che fa parte di me e nel mio piccolo, mi ha salvato. Quando allora mi avevano fatto il calco dei denti, avevano capito che non ero una bambina autolesionista e quindi le accuse di mia madre non potevano essere ritenute più valide. Ma c’era ben altro. In ogni caso, una persona non può mordersi al centro della schiena. E dunque sì, questo morso mi ha, diciamo, “salvato”.

Durante quella lunga ed importante parentesi della tua vita, c’è stato un ragazzo che ti ha salvata. Quell’Andrea di tanti anni fa lo hai più rivisto?

No! Però lo ricordo sempre con piacere, perché grazie a lui la mia vita è cambiata. Sai quelle cose tipo “blind dots”…lui è entrato nella mia vita e mi ha salvato. Cioè, se io oggi sono qui, è grazie a lui.

«Davide? È quella cosa perfetta in una vita completamente imperfetta. Lui l’ha stravolta!»

Abbiamo parlato un po’ dei tuoi lividi. Ma ora parliamo di Davide. Di quell’uomo che hai sposato e che ti prepara la cena quando torni a casa. Ma soprattutto di quando vi siete conosciuti e a modo suo ti ha corteggiata.

Beh, diciamo la verità! Lui non mi ha corteggiata (ride, ndr). Io ti giuro che quella sera quando son scesa dalla macchina, dentro di me era come se io sapessi che sarebbe stato per sempre. Non so spiegarti cosa. Sai, ancora oggi io e lui sul divano ci guardiamo e ci diciamo “Cosa fai qua?”; però è un amore talmente tanto forte, viscerale… Noi sì, litighiamo, ci mandiamo a quel paese, non ci sopportiamo, però ci guardiamo in faccia e ci diciamo sempre: «Io senza di te non potrei mai stare». È una cosa più grande di noi e credo sia l’amore vero. Penso che sia quell’amore che se mi chiamassero e mi dicessero: «Guarda che Davide muore, ha bisogno di un cuore. Scegli!» io morirei. Gli darei il mio cuore, subito!

Pensi che sia stato semplicemente il caso, o invece il destino a farvi incontrare?

Sai che non lo so! Io ero convinta nella mia testa che chi nasce sfigato, perdonami questo termine, muore sfigato. Per me quindi era tutto scritto. Ma quando poi Davide è entrato nella mia vita, l’ha stravolta! Lui è quella cosa perfetta in una vita completamente imperfetta. Quindi non so dirtelo se sia stato il caso o il destino. Però è la cosa più bella che ho. Non ci sono soldi, né fama… non c’è niente! Per me è Davide ed è tutto.

«Devo dire grazie a Maria De Filippi perché mi ha permesso di fare questo percorso…»

Come mai ad un certo punto della vostra relazione avete partecipato a ‘Temptation Island’? Che ricordi hai di quel periodo? 

Tanti pianti! (ride, ndr) Ho pianto. Piangevo sempre ininterrottamente ed indipendentemente dal percorso. Io sono molto stronzetta e lì, a ‘Temptation Island’, lo sono stata per spronarlo. Volevo fargli cadere quella sicurezza che lui aveva nei miei confronti e quindi ho cercato di spronarlo. Di toccarlo nel vivo e lui mi ha “stoccato”, perché è molto vendicativo e mi ha praticamente uccisa! È stato un percorso terribile. Però ad oggi, devo dire grazie a Maria De Filippi perché mi ha permesso di fare questo percorso e mi ha dato la possibilità di rendermi conto che è l’uomo della mia vita.

Lo rifaresti di nuovo?

No! Cioè, sapendo come è andata a finire, sì! Rivivere quei ventun giorni che sembrano sei mesi, ad oggi non so se ce la farei. ‘Temptation Island’ è un viaggio interiore. La sofferenza. Poi la mancanza. E poi vedi i video. È tutto mentale e se non è amore non sopravvive a ‘Temptation Island’. Per me è servito per capire che era lui.

«Mi sono trovata prigioniera del mio corpo. Non muovevo neanche un dito»

La tua vita sembra un vivace match tra il livido ed il colore. Ora tocca di nuovo al livido, e la sua mossa si chiama sclerosi multipla…

Ti dico la verità, inizialmente ero molto arrabbiata. Nel senso che nella mia vita succede sempre così: capita qualcosa di bello e poi… tac!, arriva la stoccata proprio come ho scritto nel libro. Arriva qualcosa di brutto. Mi sono trovata prigioniera del mio corpo. Non muovevo neanche un dito. Subito mi sono chiesta: «Perché tutte a me? Sto bene in questo momento, son felice…» e quindi è stata dura.

Poi però, grazie ad un infermiere che era in ospedale, ho trovato la forza e la voglia di tirarmi su. Un po’ per Davide principalmente; non potevo accettare il fatto che lui potesse spingere una carrozzina o lavarmi il corpo a vita. Ho trovato quindi una forza interiore che mi ha portato a vincere. Ancora oggi i medici mi chiedono come ho fatto perché è inspiegabile scientificamente. Ed è per questo che posso essere la testimonianza che nelle malattie autoimmuni, con la testa si fa tanto.

«La sclerosi multipla? Viverla, come se fosse una compagna»

A volte emerge quella rabbia che hai sentito inizialmente?

Oggi la vivo come una compagna. So che c’è. Devi imparare a gestirla perché sì, ho dei momenti di down, faccio fatica in tante cose. Ero una sportiva, facevo crossfit e ora non lo posso più fare. Ma ho adeguato la mia vita. Sono una persona che vive normalmente e non pensa al futuro. Non voglio pensare che un domani potrebbe essere che… Mi godo la vita, così com’è!

Ma come si riesce a canalizzarla?

La sclerosi multipla è una malattia che causa molte volte la depressione. Infatti, quando ti ammali di sclerosi multipla sei obbligatoriamente costretto a fare un percorso, anche con una consulenza psicologica. Io quello che dico a tutte le persone malate di sclerosi, è di viverla come una compagna. Di non abbattersi, perché con le malattie autoimmuni quando ci si abbatte, il sistema immunitario si abbassa e succede l’irreparabile. Bisogna cercare di vivere in maniera diversa.

«Il nero è il mio passato. Oggi…»

Se dovessi dare un colore al tuo presente, quale sarebbe?

Tutti! Tutti insieme… tutti! Se tu prendi tutti i colori, primari e non, e li mescoli insieme, viene fuori il nero, che è il mio passato. Oggi li ho divisi tutti, il nero l’ho trasformato in colore e ora la mia vita è coloratissima.

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