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Tomás Saraceno in mostra a Palazzo Strozzi tra ragnatele e vibrazioni

L’arte e le sue incredibili virtù: aprire orizzonti nuovi ed originali alle persone, incantare con atmosfere magiche che solo lei riesce a ricreare. E’ tutto sommato ciò che avviene alla mostra di Tomás Saraceno (San Miguel de Tucumán, 1973) intitolata Aria, aperta fino al 19 luglio a Palazzo Strozzi a Firenze, a cura di Arturo Galansino.

Tomás Saraceno a Palazzo Strozzi

Prosegue così una programmazione museale volta ad esaltare il contesto storico rinascimentale del museo fiorentino, grazie ad un profondo dialogo con il contemporaneo; dopo le grandi personali dedicate per esempio ad Ai Wei Wei e a Marina Abramovich, l’attenzione di Palazzo Strozzi si è focalizzata oggi su uno degli artisti più visionari al mondo. Infatti Saraceno crea opere immersive che invitano a cambiare punto di vista sulla realtà e a entrare in connessione con fenomeni ed elementi non umani come polvere, ragni e piante che diventano protagonisti delle sue installazioni, nonché metafore della nostra percezione del cosmo.

Tomás Saraceno (Argentina, 1973), Web of at‐tent(s)ion, 2020 (dettaglio). Webs of At‐tent(s)ion è costituito da 5 teche che contengono ragnatele ibride, che non esistono in natura, sculture intrecciate da diverse specie di ragno a formare un paesaggio fluttuante. Courtesy the artist; Andersen’s, Copenhagen; Ruth Benzacar, Buenos Aires; Tanya Bonakdar Gallery, New York/Los Angeles; Pinksummer Contemporary Art, Genova; Esther Schipper, Berlin © Photography by Ela Bialkowska, OKNO Studio

Tomás Saraceno spiegato da Arturo Galansino

“L’arte di Tomás Saraceno ci fa riflettere su problemi e sfide caratteristici della nostra era – l’Antropocene – divenuti sempre più urgenti, come l’inquinamento, i cambiamenti climatici, la sostenibilità, il superamento di barriere geografiche e sociali” afferma Arturo Galansino, Direttore Generale della Fondazione Palazzo Strozzi e curatore della mostra.

“A Palazzo Strozzi la ricerca artistica di Tomás, che con la sua visione aperta e interconnessa schiude mondi utopici e allo stesso tempo reali, viene ulteriormente amplificata di senso e resa esteticamente unica dal confronto con il nostro edificio, simbolo dell’Umanesimo. Il titolo della mostra – Aria – oltre a riferirsi a temi ed elementi caratteristici del lavoro  dell’artista, vuole  essere  un monito  al  rispetto  del  pianeta  e  della  sua  atmosfera,  ormai  criticamente compromessa, e prefigurare il passaggio ad una nuova era geologica –  l’Aerocene – incentrata proprio su questo preziosissimo elemento, ha anche implicazioni musicali, data la presenza nell’esposizione del ritmo delle vibrazioni delle ragnatele e della sonificazione delle onde gravitazionali provenienti dall’Universo. Un approccio interdisciplinare che ci fa percepire la complessa rete che collega l’uomo sia al microcosmo delle particelle, sia al macrocosmo dei mondi”.

L’installazione monumentale per il cortile di Palazzo Strozzi

Il punto di partenza della mostra è rappresentato da Thermodynamic Constellation (Costellazione termodinamica), un’installazione site-specific per il cortile di Palazzo Strozzi. L’opera è composta da tre grandi sfere specchianti sospese e diviene simbolo dell’interesse di Saraceno per i temi ambientali. Pertanto l’artista immagina un futuro privo di confini e libero dall’uso di combustibili fossili: una nuova era di solidarietà tra uomo e ambiente, espressa da Aerocene, comunità artistica interdisciplinare avviata dall’artista stesso. Ecco quindi che Saraceno è libero di sperimentare mongolfiere capaci di volare grazie alla sola energia solare e diventano per l’artista un invito a ripensare in maniera poetica e collettiva la maniera in cui abitiamo il nostro mondo.

Tomás Saraceno (Argentina, 1973), Connectome, 2020. Atmosfera costellata di complessi sistemi geometrici che formano delle nuvole. Strutture irregolari che ricordano le forme poliedriche di Weaire‐Phelan di schiuma e bolle di sapone, le cui forme straordinarie rappresentano un invito a impegnarsi partendo da direzioni diverse, mentre superfici a specchio riflettono i raggi del sole in un gioco di luci e ombre. Courtesy the artist; Andersen’s, Copenhagen; Ruth Benzacar, Buenos Aires; Tanya Bonakdar Gallery, New York/Los Angeles; Pinksummer Contemporary Art, Genova; Esther Schipper, Berlin © Photography by Ela Bialkowska, OKNO Studio

Le “Carte da Aracnomanzia” 

Invitando i visitatori a riflettere sulla figura del ragno e della sua tela, protagonisti di molte delle opere di Saraceno, l’esposizione si snoda intorno alla serie delle Arachnomancy Cards (Carte da Aracnomanzia), trentatrè carte pensate dall’artista che diventano metafore dei legami tra tutto ciò che esiste in natura, vivente e non vivente. Dal cortile la mostra prosegue all’interno del Palazzo in un percorso tra grandi installazioni che consentono di immergersi in ambienti evocativi che suggeriscono futuri alternativi.

Le altre opere

Nella prima sala i visitatori si trovano all’interno dell’installazione Connectome  (Connettoma), che prende il nome dalla mappa delle connessioni neurali del cervello,  composta  da  un  insieme  di  sculture  poliedriche  sospese, modellate sulla forma delle bolle di sapone. Nelle sale successive, una serie di altre installazioni – tra cui Sounding the Air (Suonando l’aria) e Webs of Attent(s)ion (Reti di attenz(s)ione) – invitano i visitatori a immergersi nei mondi sensoriali delle ragnatele e delle atmosfere che li caratterizzano.

Tomás Saraceno (Argentina, 1973), A Thermodynamic Imaginary, 2020. Questa installazione suggerisce un modello di paesaggio che mette in equilibrio il nostro rapporto con l’illimitato potenziale del Sole e lo imbriglia. Oggetti diversi proiettano le loro ombre in un paesaggio di luce in costante mutamento, nel quale tutto fluttua, rivela, ingrandisce e svanisce, sospeso in un moto di elementi. Courtesy the artist; Andersen’s, Copenhagen; Ruth Benzacar, Buenos Aires;Tanya Bonakdar Gallery, New York/Los Angeles; Pinksummer Contemporary Art, Genova; Esther Schipper, Berlin © Photography by Ela Bialkowska, OKNO Studio

La ragnatela per Tomás Saraceno

Oracolo del nostro passato, presente e futuro, il ragno è metafora della mostra. Estensione del suo sistema sensoriale e cognitivo, la tela è il mezzo con cui comunica e si orienta nel mondo ma, analogamente alla mappa neuronale del nostro cervello, è anche la base della sua consapevolezza. Pertanto, la collaborazione di Saraceno con i ragni offre un modo per  connetterci con il loro mondo e un’occasione per superare le nostre tradizionali strutture gerarchiche attraverso cui concepiamo e organizziamo il nostro.

 

INFORMAZIONI

Titolo Tomás Saraceno. Aria

Sede Firenze, Palazzo Strozzi

Periodo 22 febbraio‐19 luglio 2020

Mostra curata da Arturo Galansino

Promossa e organizzata da Fondazione Palazzo Strozzi e Studio Tomás Saraceno

Con il sostegno di Comune di Firenze, Regione Toscana, Camera di Commercio di Firenze, Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze

Con il supporto di Terna

In collaborazione con Manifattura Tabacchi

Informazioni  T. +39 055 2645155 www.palazzostrozzi.org

Orari Tutti i giorni 10.00‐20.00, giovedì 10.00‐23.00

Accesso consentito fino a un’ora prima dell’orario di chiusura

Biglietti Intero € 13,00; ridotto € 10,00; € 4,00 scuole

Manuela Valentini

Arte&Cultura Manuela Valentini lavora tra Roma e Bologna. Laureata in Storia dell’Arte Contemporanea all’Università di Bologna, è curatrice indipendente di mostre d’arte contemporanea in Italia e all’estero. Tra i vari progetti realizzati, si ricorda New Future – una collettiva promossa da Visioni Future, MAMbo e BJCEM – durante la quale sono stati presentati i lavori di tredici artisti visivi selezionati al W.E.Y.A World Event Young Artist di Nottingham. Ha inoltre curato un focus a proposito dell’arte giovane italiana in occasione di Mediterranea 16, la sedicesima edizione della Biennale dei Giovani Artisti del Mediterraneo. Infine, nel 2014 ha portato un’installazione di Marcos Lutyens in esposizione al MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna. Iscritta all’ordine dei giornalisti dell’Emilia-Romagna, si è occupata di due rubriche (Ritratto del curatore da giovane e L’altra metà dell’arte) per Exibart – per cui continua a scrivere – ma l’esordio in ambito giornalistico è avvenuto nel 2010 sulle pagine culturali de Il Resto del Carlino.

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