venerdì, Agosto 7, 2020

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Bob Gale: “Ritorno al futuro: la DeLorean in origine era un frigorifero” [INTERVISTA]

Adoro Ennio Morricone, la suoneria del mio cellulare è il tema di “Per un pugno di dollari”. Possa riposare in pace!”. Con queste parole Bob Gale, mitico creatore, sceneggiatore e coproduttore della saga di “Ritorno al futuro”, ha commentato lo squillo imprevisto in diretta (in collegamento live da Los Angeles) del suo telefono, durante un panel dedicato al primo film della fortunata franchise diretta da Robert Zemeckis.

Bob Gale ospite al Festival del Cinema e della Televisione di Benevento (27 luglio-3 agosto)

L’occasione? La serata di preapertura del BCT – Festival del Cinema e della televisione di Benevento (27 luglio-3 agosto), dedicata proprio alla trilogia di “Ritorno al futuro”. Grande Giove!, avrebbe esclamato Doc, uno dei protagonisti del film! È stato un momento emozionante e divertente, proprio mentre si stava celebrando il trentacinquesimo anniversario dell’uscita di “Ritorno al futuro”, il cui fascino e capacità di intrattenere e divertire il pubblico non hanno perso forza.

Era il 3 luglio 1985 quando l’action comedy, diretta da Robert Zemeckis e interpretata da Michael J. Fox e Christopher Lloyd, invadeva i cinema statunitensi, attorniata da un certo scetticismo da parte degli studios (la sceneggiatura era stata rifiutata più di 40 volte) e da grande curiosità di vedere di nuovo in azione sul grande schermo uno dei divi più amati della tv di quegli anni (Michael J.Fox era uno dei protagonisti della fortunata serie “Casa Keaton”). Ebbene, il successo di pubblico, critica e incassi rese “Back to the Future” (questo il titolo originale della pellicola) uno dei film più fortunati, amati, imitati, iconici della storia del cinema, tanto da dar vita anche a due fortunati sequel usciti nel 1989 e nel 1990.

Sono partite dal BCT – Festival del Cinema e della televisione di Benevento (27 luglio-3 agosto) le celebrazioni per l’anniversario di “Ritorno al futuro” e della relativa trilogia. Oltre alla proiezione del primo film della saga, la kermesse diretta da Antonio Frascadore ha ospitato (in collegamento live da Los Angeles, appunto) il creatore e sceneggiatore dei tre capitoli, Bob Gale. Attento e partecipe il pubblico presente all’arena all’aperto di Piazza Cardinal Pacca (perfettamente allestita rispettando tutte le misure anti Covid-19), che ha avuto così la possibilità di scoprire una serie di segreti sulla pellicola prodotta dalla Universal, prima di rivedere sul grande schermo le mirabolanti azioni di Marty McFly e Doc nella versione 4K Ultra HD.

Siamo davvero felici di avere ospitato, per la pre-apertura della quarta edizione del nostro Festival, un grande sceneggiatore come Bob Gale” ha dichiarato il Direttore Artistico del BCT Antonio Frascadore. “Noi del Direttivo siamo i primi fan della saga di “Ritorno al futuro” e da anni inseguivamo il sogno di organizzare un evento dedicato a uno dei film più iconici della storia del cinema. Grazie alla collaborazione con Universal, abbiamo avuto da subito l’ok da parte di Bob Gale a partecipare alla nostra manifestazione seppure non in presenza.

Riteniamo che in un anno così particolare, in un’estate in cui molti festival non hanno potuto svolgersi, o sono dovuti passare sulle piattaforme online, creare eventi come il nostro, in totale sicurezza e rispettando le regole imposte dall’emergenza sanitaria, sia un grande segnale di ripresa e vitalità”.

Simpatico, alla mano e molto generoso nelle risposte, Bob Gale ha svelato una serie di segreti su “Ritorno al Futuro”.

“Ritorno al futuro” è una delle serie più importanti, iconiche e di successo nella storia del cinema mondiale. Ci ricorda come è nato il progetto? È vero che l’idea le è venuta tornando a casa dei suoi genitori in Missouri, quando ha trovato l’annuario di scuola di suo padre?

Certo. È proprio così. Come Marty McFly anche io ho frequentato lo stesso liceo di mio padre, 29 anni dopo, e questo ha fatto sì che mi interessassi ancora di più all’annuario scolastico. Ho scoperto che mio padre era stato rappresentante di classe l’ultimo anno ed io non lo sapevo. Quando ho visto la foto di mio padre così composto e serio, ho pensato al rappresentante della mia classe che era uno di quei tipi di spirito della scuola politica che proprio non sopportavo. E proprio questo mi ha fatto riflettere, se fossi stato a scuola con mio padre, sarei stato suo amico? Ed è così che il proverbiale colpo di fulmine mi ha colpito e fatto credere che fosse una grande idea per un film!

Steven Spielberg è stato uno dei primi a capire il potenziale del progetto creato da lei e da Robert Zemeckis, il regista. Era il 1984. Ci può raccontare come siete riusciti a coinvolgerlo, che ruolo ha avuto nella realizzazione e nel lancio del progetto?

Per l’estate del 1980, io e Bob Zemeckis avevamo fatto 3 film con Steven. “I wanna hold your hand” (1964: Allarme a New York, arrivano i Beatles), “ Used Cars” (La fantastica sfida) dove lui era stato produttore esecutivo, e “1941” che ha diretto basandosi sulla nostra sceneggiatura. Nel 1981 gli abbiamo fatto vedere la seconda bozza di “Ritorno al futuro” che lui ha adorato. Si è offerto di aiutarci a crearlo ma temevamo che, se il film fosse stato un fallimento, avremmo avuto la reputazione di chi lavorava solo perché amico di Steven Spielberg, e Steven fu d’accordo con noi su questo.

Dopo aver fallito nel farlo da soli, con oltre 40 rifiuti da parte dei vari studi e società di produzione, Zemeckis diresse “All’inseguimento della pietra verde” che fu un grande successo nel 1984. Quindi tutti volevano produrre il suo prossimo lavoro – e lui volle fare “Ritorno al futuro”. Così siamo tornati da Steven visto che aveva sempre creduto in noi, Steven aveva appena costituito la Amblin Enterntainment alla Universal. “Back to the Future” divenne il primo film ufficiale di Amblin.

Steven praticamente ci ha permesso di fare il film come volevamo, ma era sempre disponibile a dare consigli. È stato determinante nel convincere la Universal a rigirare la parte di Marty quando abbiamo capito che Eric Stoltz non era adatto, ed è stato un grande alleato quando abbiamo avuto dei problemi con lo studio.

È vero che in una delle prime versioni della sceneggiatura la macchina del tempo avrebbe dovuto essere un frigorifero? Come siete riusciti a sostituirlo con la DELOREAN, che poi è diventata una della immagini simbolo della saga?

La macchina del tempo di Doc era in origine una “camera del tempo” costruita in un vecchio frigorifero, e doveva essere montata sul retro di un camioncino. Nell’estate del 1984 eravamo in pre-produzione e Zemeckis pensò che avrebbe risparmiato molto sulla logistica di produzione se la macchina del tempo fosse stata inserita in un’automobile. In questo modo sarebbe stata del tutto trasportabile.

Ma che tipo di auto? A quei tempi John DeLorean era sotto processo e continuamente sulle prime pagine dei giornali, così Bob pensò che tale pubblicità avrebbe reso la DeLorean una scelta perfetta: aveva ragione! Le porte ad ala di gabbiano hanno ispirato la parte in cui la famiglia della fattoria pensa che l’auto sia un’astronave.

La Delorean, la macchina del tempo di “Ritorno al futuro”, all’inizio era un frigorifero

Marty e Doc sono i protagonisti principali di tutta la saga, ma sappiamo che non è stato facile avere i due attori nei vostri film, Michael J.Fox e Christopher Lloyd. Ai tempi del primo “Ritorno al futuro” Michael J.Fox era impegnato con le riprese della serie “Casa Keaton”, e per questo motivo avevate scelto Eric Stolz che poi venne rimpiazzato da Fox. Christopher Lloyd da parte sua non era convinto del ruolo di Doc, e fu la moglie a convincerlo…

Noi volevamo Fox già dall’inizio, ma le riprese della sua serie TV non ce lo permettevano. Abbiamo cercato in tutti gli Stati Uniti per trovare qualcuno che fosse in grado di fare la parte, abbiamo ritardato il nostro programma di un mese intero per questo motivo. Pressati e sollecitati dagli Studio, abbiamo scelto Eric Stolz, ma dopo 5 settimane abbiamo visto una serie di scene girate, e abbiamo capito che l’umorismo non andava affatto bene.

Così siamo tornati dal produttore di “Casa Keaton”, che ha permesso a Michael di lavorare con noi purchè la sua priorità restasse la serie TV. Quindi Michael lavorava alla sua serie dalle nove alle sei, e poi con noi dalle sei fino all’una di notte, e così ogni giorno! Per quanto riguarda Christopher diciamo che lui voleva tornare a New York per dedicarsi al teatro. Gli abbiamo mandato la sceneggiatura ma ci disse che in realtà l’aveva gettata in spazzatura senza nemmeno leggerla perché non era affatto interessato a fare un film. La sua ragazza (o forse sua moglie) invece lo convinse almeno a leggerla e ad incontrare il regista prima di declinare la proposta e da qui penso tu possa immaginare il seguito!

Michael J. Fox e Christopher Lloyd, attori simbolo della saga di “Ritorno al futuro”

Uno degli elementi più iconici della serie è la musica: il tema principale creato da Alan Silvestri e il brano “The power of Love” di Huey Lewis and The News sono indissolubilmente legati alla serie. Come avete lavorato sulle musiche?

Bob aveva lavorato con Alan in “All’inseguimento della pietra verde” e adorava lavorare con lui: per questo motivo Silvestri si è unito a “Ritorno al futuro”. È interessante notare che abbiamo avuto la più grande Orchestra della storia di Hollywood (di quel tempo) per registrare la colonna sonora con oltre 90 musicisti. Alan ha trovato il tema, e tutti lo hanno amato, specialmente Steven Spielberg, che ha insistito affinché il pezzo fosse riprodotto più volte nel film.

Per quanto riguarda Huey Lewis, allora era pratica comune cercare di avere una canzone di un noto artista in un film importante. Io e Bob eravamo fans di Huey Lewis, quindi lo abbiamo contattato e gli abbiamo chiesto se volesse farlo. Lo abbiamo incontrato e ci ha detto di non sapere affatto come scrivere una canzone per un film, aggiungendo che non sarebbe riuscito a scrivere una canzone con il titolo “Ritorno al futuro”.

Gli abbiamo detto che non doveva affatto intitolarsi così, che avrebbe dovuto semplicemente scrivere una canzone allegra, che gli piacesse, e che da li saremmo poi partiti. In quel periodo stava lavorando su “The power of love”, ci ha inviato una versione demo e l’abbiamo subito adorata. Gli abbiamo fatto vedere un po’ del girato e spiegato come avremmo utilizzato il brano: ne fu felicissimo. Così lo abbiamo incoraggiato a scrivere qualcosa che potesse riprodursi sui titoli di coda, e ha creato “Back in time”. Alan era del tutto a favore dell’utilizzo di Huey e dei suoi brani, ma non hanno mai lavorato insieme.

Quando avete creato il primo film “Ritorno al futuro” immaginavate di poter avere tanto successo e di poter realizzare una trilogia?

Mai! Il progetto era stato respinto così tante volte che saremmo stati felici anche di annullarlo. La gente credeva stessimo pensando ad un sequel perché il finale rimane un po’ aperto, ma quello era uno scherzo. I nostri eroi partono insieme per un’altra avventura. Se avessimo saputo che ci sarebbe stato un seguito, non avremo mai fatto salire Jennifer in macchina con loro: quando è arrivato il momento di scrivere il secondo film, ci siamo resi conto che non c’era molto che lei potesse fare, ecco perché è incosciente per gran parte del film!

Qual è la chiave di un successo così universale, lungo e che continua? Quali sono gli ingredienti che rendono questa saga così apprezzata e vista da così tanti spettatori in tutto il mondo?

L’idea di scoprire come erano i tuoi genitori da adolescenti quando erano al liceo è qualcosa che attraversa tutte le culture, tutti ci siamo chiesti cosa hanno fatto i nostri genitori al loro primo appuntamento. Credo che sia per questo che la storia affascina ancora il pubblico, 35 anni dopo, in tutto il mondo.

Anche se le persone potrebbero non comprendere le battute e i riferimenti, l’aspetto umano rimane molto forte. Inoltre abbiamo un cast incredibile che offre delle performance meravigliose insieme all’eccezionale regia di Bob Zemeckis, una meravigliosa colonna sonora, e una sceneggiatura piuttosto buona che tiene tutto insieme!

So già la risposta a questa domanda ma mi corre l’obbligo di fargliela comunque: ci sarà un seguito a “Ritorno al futuro”? Ci sarà un quarto film della serie?

No. La trilogia è eccezionale così com’è, e non vogliamo fare nulla per cambiarla. Abbiamo visto tutti troppi franchise che hanno reso i sequel poco brillanti o inutili per tutte le ragioni sbagliate (di solito solo per i soldi) e noi non lo faremo. Questo è uno dei motivi per cui abbiamo deciso di fare il musical. È un modo per dare alla gente più “Ritorno al Futuro” senza compromettere i film.

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