venerdì, Agosto 7, 2020

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Stella Pecollo: «Come ho vinto la mia lotta contro la grassofobia» [INTERVISTA ESCLUSIVA]

Quando si dice nomen omen. E ti capita di chiamarti Stella. Nel suo caso il nome è davvero programmatico di una personalità che brilla come un astro splendente, e illumina di luce la vita di molte persone grazie al suo esempio.

Stella Pecollo ha un carattere prorompente, una simpatia che ti cattura dal primo istante, e un’energia esplosiva. Una consapevolezza di sé e una fierezza che si è costruita lavorando molto su sé stessa, superando le insicurezze legate al suo non essere esattamente in linea con i canoni della magrezza voluta soprattutto dal mondo dello spettacolo, e conquistata a suon di lotte contro il pregiudizio che se non sei abbastanza magra non vai bene, sei sbagliata e non puoi fare tutta una serie di cose.

Di strada ne ha fatta tanta la nostra Stella, se è vero che oggi è un’attrice affermata di serie (ha fatto parte del cast della serie di Fox “Extravergine”), di cinema (ha recitato nel film “Un giorno in più” con Fabio Volo e nel recente “Siberia” di Abel Ferrara, solo per citare un paio di titoli), si è cimentata con il teatro in “La fabbrica del cioccolato”, con la radio dove ha fatto la speaker, con il burlesque, il doppiaggio (di “C.S.I. New York”) e la produzione.

Stella Pecollo debutta come scrittrice con il romanzo autobiografico “Io sono bella”

A tutte queste attività da poco ha aggiunto anche quella di scrittrice grazie al romanzo autobiografico “Io sono bella”, in cui racconta la sua battaglia quotidiana contro il bodyshaming, il pregiudizio e la grassofobia. Dalle mura di casa alle lezioni di ginnastica a scuola, dagli incontri con gli uomini al mondo del lavoro: “Io sono bella – La leggerezza non è questione di peso” è un viaggio ironico e divertente, a tratti amaro e malinconico, nel percorso di liberazione di Stella, è un atto di accusa contro tutte le forme di discriminazione, dalle più eclatanti alle più sottili e striscianti. Un racconto che inizia proprio con le parole “Io magra non lo sono mai stata”.

Stella, perchè hai deciso di scrivere questo libro? Da dove è nata l’esigenza?

Tutto è nato grazie a un’intervista rilasciata alla giornalista di Vanity Fair Lavinia Farnese; occasione della chiacchierata era l’uscita della serie TV “Extravergine” in cui interpretavo una delle quattro protagoniste. Il nostro colloquio è stato lungo, approfondito e profondo, Lavinia ha scritto una bellissima intervista, dalla quale si capiva già a grandi linee la mia storia. Un ragazzo di Mondadori ha letto quell’articolo, gli è piaciuto e mi ha contattata. È stata una vicenda da film, davvero! Ero incredula quando mi è arrivata la mail in cui si esprimeva interesse per la mia storia, con la convinzione che la mia vita potesse essere di grande ispirazione per tante lettrici e lettori.

Quando mi hanno proposto di scrivere il romanzo ho accettato subito, anche perché nel 2018 avevo già iniziato a buttar giù un progetto simile: si trattava di uno spettacolo che si intitolava “Bella” ed era incentrato su questo stesso tema, quindi è stato un po’ come unire i puntini. Anche perché, cosa assurda, tante volte quando parlavo di questo spettacolo, mi veniva spontaneo dire “il mio libro” anziché “il mio spettacolo”, una sorta di lapsus freudiano!

Che tipo di commenti stai ricevendo? Cosa ti scrivono le tue lettrici?

Il commento che ricevo di più è che il libro si legge tutto d’un fiato, dalla prima all’ultima pagina senza fermarsi: questo mi fa un grande piacere perché vuol dire che non annoia e si legge facilmente! La cosa che mi fa più piacere in assoluto, sono i commenti in cui mi si dice che la lettura del mio romanzo ti permette di adottare un nuovo punto di vista sulle cose, e questo per me è il raggiungimento di un grande obiettivo: se anche un solo lettore riesce a cambiare prospettiva su certe cose, vuol dire che lo aiutato.

Ti è capitato di ricevere qualche commento negativo?

Per fortuna no, però può succedere che durante le interviste o sui social si incontrino persone che la pensano diversamente da me, come è normale che sia. Capita quindi che magari in modo inconsapevole si arrivi a sfiorare il sul solito tema della magrezza o della grassezza, del dimagrire o meno, e io sorvolo sull’argomento. Siamo d’accordo sul non essere d’accordo!

È stato terapeutico per te scrivere questo libro?

Assolutamente, tantissimo. Innanzitutto perché è stato un po’ come un’onda energetica: ha significato iniziare a scrivere su cose che riguardano la mia vita, mi sono tornate in mente cose che magari lì per lì non ricordavo. È stato esattamente come una terapia, anche il fatto di andare a scavare nelle foto da piccola, chiedere ricordi di me e della mia infanzia ai miei genitori. È stato divertente e importante, anche quando ho dovuto scavare su cose un po’ più drammatiche e tristi. Fa tutto parte del percorso, è stato interessante,mi ha aiutato a capire fin dove sono arrivata.

Pensi mai di proporre il tuo libro, la tua storia, per farne una miniserie tv o qualcosa di simile?

Mi piacerebbe moltissimo, io mi vedo proprio lì, a fare serie tv brillanti. Per la maggior parte dei miei colleghi il sogno è Hollywood, il grande cinema: il mio desiderio più forte è avere una mia serie tv, perché so che mi divertirei. E mi piacciono le fiction in cui si ride ma c’è anche un bel messaggio. Credo che il mio libro e la mia storia si prestino bene per una trasposizione. Nel romanzo si ride ma ci sono anche momenti tristi, drammatici e malinconici.

Nel libro racconti anche del tuo rapporto con il buddismo. In che modo la spiritualità ti ha aiutato?

Ho praticato il buddismo giapponese per diversi anni, ultimamente mi sono un po’ scostata anche se sono sempre d’accordo con i principi. Di carattere sono una persona molto spirituale, e anche per il lavoro che faccio credo sia essenziale avere qualcosa che ti riporta all’equilibrio ogni tanto, è fondamentale trovare un modo per rimanere in uno stato di stabilità. Nel mio lavoro mi capita di viaggiare spesso, di non sapere mai esattamente quando farai il prossimo lavoro, avere una relazione stabile non è facile facendo questo tipo di vita: se non hai un contatto con la tua spiritualità mantenere la lucidità diventa molto più difficile secondo me.

Nel buddismo si dice che in ognuno di noi abitano due anime, una positiva e ottimista, e un’altra gemella che rema contro e ci dà negatività. Come sei riuscita a sconfiggere il lato negativo che alberga in ognuno di noi?

Secondo me se non si dà troppo interesse, nutrimento e attenzione alla nostra parte negativa, a un certo punto quel tipo di energia si spegne. È normale che la vita di tutti i giorni non è tutta rose e fiori: ci sono situazioni in cui perdiamo le staffe, andiamo nell’oscurità, ci lasciamo abbattere. È importante non perdere il focus, che non vuol dire essere egocentrici, bensì mantenere alta l’attenzione su come stiamo, creare una connessione su noi stessi, anche nelle piccole cose. Per tenere a bada questa parte negativa è fondamentale rimanere in contatto con la nostra essenza e nutrirla di cose positive.

Nella tua carriera hai già fatto un sacco di cose: hai lavorato in televisione, hai fatto cinema, teatro, radio, burlesque. Dove vuoi arrivare?

Il mio sogno sarebbe lavorare in America: credo sia il posto migliore al mondo dove fare il nostro lavoro. Il mio sogno è trasferirmi a New York: ho vissuto anche a Los Angeles ma trovo la mentalità piuttosto superficiale, lì c’è veramente la fissa estrema della magrezza…New York mi piace tantissimo, fanno tante serie tv, e mi piacerebbe lavorare proprio lì. Ce la sto mettendo tutta per arrivarci, ma in generale mi piace tutto quello che faccio, non saprei scegliere tra le varie mie attività, ognuna ha i suoi pro e i suoi contro, le sue specificità. Vorrei arrivare a continuare a fare il mio mestiere il più a lungo possibile.

Recentemente hai avuto anche la possibilità di recitare a fianco di Willem Dafoe nel film “Siberia” diretto da Abel Ferrara, un viaggio onirico attraverso ricordi, sogni, rimorsi del protagonista, tra presente e passato. Che tipo di esperienza è stata per te?

È stato divertente perché ero in ansia da prestazione: non capita tutti i giorni di lavorare con un regista come Abel Ferrara, un cineasta di cui abbiamo sentito parlare molto. Poi amo Willem Dafoe, quindi recitare al suo fianco è stata una cosa meravigliosa. Sul set mi sono trovata del tutto a mio agio, mi hanno fatta star bene. Willem e Abel sono amici veri nella vita, e anche sul set si vede che Willem fa quasi da aiuto regia. Abbiamo parlato molto prima delle riprese, mentre Abel settava la scena, poi con grande naturalezza mi ha detto “Ora sarai nuda e farai la scena”, come se nulla fosse!

E pensare che fino all’ultimo nemmeno io sapevo se avrei recitato con i vestiti o senza, mi avevano paventato la possibilità ma fino all’ultimo non c’erano certezze. Mi ero preparata psicologicamente, quindi Willem (un vero e proprio gentleman) mi ha dato tutte le indicazioni del caso, ed è stato divertente. Fondamentale è che ci si diverta quando si lavora, perchè poi trasmetti al pubblico le emozioni. Tra l’altro ero nuda in una caverna vera, senza scarpe, sulle pietre. Anche se avevano riscaldato un po’ l’ambiente faceva freddo, è stata un’esperienza breve ma intensa, e sicuramente indimenticabile!

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