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Addio a Diana Russell, la sociologa delle donne che per prima parlò di “femminicidio”

È morta a Oakland in California Diana E. H. Russell, scrittrice e sociologa sudafricana naturalizzata statunitense. Aveva 81 anni. Il decesso è avvenuto a causa di un’insufficienza respiratoria.

Un termine coniato oltre 40 anni fa

Studiosa femminista che ha dedicato la sua vita alla riparazione dei crimini perpetrati contro le donne, la Russell ha coniato e reso popolare il termine “femminicidio”. Ossia la particolare tipologia di omicidio perpetrato da uomini – spesso padri, mariti, partner o fidanzati -, che ha le donne per vittime. Donne che in quanto tali divengono bersaglio di odio, disprezzo, potere e sopraffazione, violenza fisica e psicologica da parte di uomini, fino all’uccisione. A dare l’annuncio della scomparsa della sociologa californiana, morta martedì 28 luglio, il quotidiano San Francisco Chronicle. Il termine “femminicidio” quale forma estrema di violenza di genere, la Russell lo ha utilizzato per la prima volta nel 1976.

La mistica della virilità

Ciò avvenne nel corso della campagna per la costruzione di un tribunale internazionale sui crimini contro le donne, che culminò con un meeting a Bruxelles per la denuncia di tutte le forme di discriminazione e oppressione subite dalle donne a tutte le latitudini. Due anni prima, nel 1974, la studiosa pubblicò il libro “La politica dello stupro” (tradotto in italiano da Carmela Paloschi e pubblicato da Limenetimena Edizioni nel 1976). Nell’opera si analizzavano casi di “padri, mariti e altri stupratori e la mistica della virilità”.

La natura sociale del femminicidio

Un’ulteriore precisazione del concetto di “femminicidio” si deve sempre a Diana Russell che, nel 1992, insieme a Jill Radford, lo utilizzò per indicare ogni uccisione di una donna commessa da un uomo per il fatto di essere una donna, evidenziandone la natura di fatto sociale.

Il legame con la misoginia

Secondo quanto formulato da Russell, “il concetto di femminicidio si estende al di là della definizione giuridica di assassinio e include quelle situazioni in cui la morte della donna rappresenta l’esito/la conseguenza di atteggiamenti o pratiche sociali misogine“. Nata il 6 novembre 1938 a Città del Capo, in Sudafrica, Diana E.H. Russell è cresciuta in una famiglia di sei figli, con padre sudafricano e madre britannica.

Gli studi sull’apartheid in Sudafrica

Dopo la laurea all’Università di Città del Capo, si specializzò dal 1957 in sociologia alla London School of Economics di Londra e dal 1961 è stata ricercatrice alla Harvard University dove prima studiò la nozione di rivoluzione, in particolare ispirata dalla sua partecipazione alla lotta contro l’apartheid in Sudafrica. Poi si dedicò alle indagini sociologiche sui crimini sessuali commessi contro le donne. Dal 1970 ha insegnato sociologia delle donne al Mills College di Oakland. Nel 1993 Diana Russell ha fondato Women United Against Incest, un’associazione che sostiene le vittime dell’incesto. Ha anche ideato il primo programma televisivo in Sudafrica dove le donne vittime di abusi raccontano le loro esperienze.

Domenico Coviello

Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze, come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione Internet de “La Nazione”, “Il Giorno” e “Il Resto del Carlino”, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni, sempre su Internet, all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a “City”, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli – Corriere della Sera. Un passaggio alla “Gazzetta dello Sport” a Roma, e al desk del “Corriere Fiorentino”, il dorso toscano del “Corriere della Sera”, poi di nuovo su Internet per il sito di news “FirenzePost”. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma, e da qui l’approdo a “Velvet Mag”. Ha collaborato a “Vanity Fair”.

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