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Cento morti e 4.000 feriti per le esplosioni in Libano, Trump: “È una bomba”

Sangue sul Libano. È salito a più di 100 morti, oltre 4 mila feriti e un centinaio di dispersi il bilancio della doppia devastante esplosione del 4 agosto nei pressi del porto di Beirut. C’è anche un militare italiano ferito. Per il presidente Usa, Donald Trump, le esplosioni sono state causate da una bomba.

“Non ci sono prove di attacchi”

Una tesi che è stata però contraddetta da tre fonti anonime della Difesa Usa citate dalla Cnn, secondo le quali non ci sono indicazioni di attacchi. Le autorità libanesi hanno invitato chi può a lasciare la città a causa dell’aria tossica. E hanno ammesso che le deflagrazioni sono avvenute in un deposito nei pressi del porto.

Nitrato di ammonio

Lì le autorità avevano stoccato 2.750 tonnellate di nitrato di ammonio, materiale che avevano confiscato anni fa a contrabbandieri. Una sostanza pericolosissima che è deflagrata forse per le scintille sprigionatesi durante un’operazione di saldatura nel magazzino.

Oltre 100 dispersi

“Stiamo assistendo ad un’enorme catastrofe”, ha detto il capo della Croce Rossa libanese George Kettani ai media locali. “Ci sono vittime e vittime ovunque. Oltre 100 persone hanno perso la vita. Le nostre squadre stanno ancora conducendo operazioni di ricerca e salvataggio nelle aree circostanti”, ha spiegato, mentre il governatore della capitale libanese, Marwan Abboud, ha confermato che i dispersi sono più di 100.

L’italiano ferito

Una nave della task force marittima Unifil attraccata nel porto è stata danneggiata. Alcuni soldati delle forze di pace navali sono rimasti feriti, alcuni dei quali gravemente. La Difesa ha confermato che un militare italiano rimasto ferito sta bene. è stato lui stesso ad informare i familiari. L’effetto delle esplosioni è stato apocalittico. Un boato udito fino a Nicosia, sull’isola di Cipro, distante più di 240 chilometri, un urto pari a quello di un terremoto di magnitudo 4,5.

“Come a Hiroshima”

La capitale del Libano è piombata nel sangue, nel caos, nella disperazione, in un incubo che il governatore, Marwan Abboud ha sintetizzato così: “Sembra quello che è successo a Hiroshima e Nagasaki”. Le scene sono di spaventosa devastazione: moltissimi gli edifici danneggiati seriamente nel raggio di chilometri. Tra questi anche il palazzo presidenziale e diverse ambasciate.

 

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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