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Un’opera d’arte in mare: Banksy dipinge la nave che salva i migranti

Banksy, l’artista di strada britannico la cui identità resta misteriosa, ha finanziato e decorato con i suoi dipinti una nuova nave per soccorrere i migranti nel Mediterraneo. L’imbarcazione si trova già nell’area di transito e naufragio dei barconi. E ha tratto in salvo dalla morte 89 persone.

A riportare la notizie è il quotidiano britannico The Guardian. La nave di soccorso prende il nome dall’insegnante anarchica francese del XIX secolo Louise Michel, vissuta nel XIX secolo. È decorata con i graffiti di Banksy ed è partita il 18 agosto scorso dal porto spagnolo di Borriana, vicino Valencia.

Sui social molti fan dell’artista plaudono all’iniziativa. Non mancano, tuttavia, coloro che lo criticano aspramente. E che lo accusano di fare demagogia, “cavalcando” un’emergenza umanitaria per fini personali. Noleggiata nella massima segretezza, la Louise Michel ha già recuperato 89 persone, tra cui 14 donne e due bambini, nel Mediterraneo centrale

Adesso, riporta il Guardian, la nave “sta cercando un porto sicuro per sbarcare i passeggeri o trasferirli su una nave della Guardia Costiera europea”. Il quotidiano ha pubblicato diverse immagini della barca, dipinte in rosa e bianco. Con graffiti raffiguranti una giovane ragazza in un giubbotto di salvataggio che brandisce un salvagente a forma di cuore. L’equipaggio è composto da dieci membri, attivisti europei con lunga esperienza nella ricerca e soccorso in mare. Il capitano è una donna: Pia Klemp, un’attivista tedesca per i diritti umani. È nota per aver guidato altre navi di soccorso, tra cui la Sea-Watch 3, la nave della capitana Carola Rackete.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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