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Giappone, lo strano caso del premier Shinzo Abe: si è dimesso per lo stress, ma succede anche in Europa

Ha deciso che non riuscirà a restare in carica fino al 2021 e si è dimesso per motivi di salute. Ma la vicenda umana, politica e professionale del premier giapponese Shinzo Abe (nella foto in alto) sta facendo in questi giorni il giro del mondo. Non è facile, infatti, immaginare un uomo di potere che sceglie volontariamente di ritirarsi per ragioni strettamente personali.

Una colite ulcerosa

Piuttosto si assiste nel mondo al poco edificante spettacolo di uomini politici e dell’establishment che tramano a qualunque costo pur di restare in sella e non cedere neanche una delle proprie prerogative. Il Giappone però è un Paese particolare. Così il liberal democratico Shinzo Abe, avendo mostrato una debolezza umana, ha dovuto subire le critiche dell’opposizione per i suoi cedimenti. Ma alla fine non ce l’ha fatta. E nei giorni scorsi ha confermato l’intenzione di dimettersi a causa del deteriorarsi delle sue condizioni di salute. Abe soffre da tempo di una colite ulcerosa, alimentata, a quanto sembra, dallo stress di una lunga e logorante carriera ai vertici dello Stato.

Eppure non è il solo ad aver ceduto…

Per quanto abbia fatto scalpore la notizia, non c’è però da meravigliarsi troppo. Il caso di Abe non è isolato anche se, al tempo stesso, non è molto frequente. Ne abbiamo avuto un esempio in Europa lo scorso mese di marzo. Ovvero quando Bruno Bruins ha lasciato l’incarico di ministro della Sanità olandese. Non reggeva più lo stress e aveva perso lucidità. Il governo del premier Mark Rutte era finito sotto accusa per la gestione della crisi del Covid-19, ritenuta inizialmente troppo morbida. Quasi al pari di quella del Regno Unito.

Svenimenti in Parlamento

Dopo un duro dibattito parlamentare, sottoposto a severe critiche bipartisan, il ministro Bruins era svenuto in Aula. Per poi essere rapidamente aiutato a rimettersi in piedi da un collega di Governo. Aveva quindi spiegato – tramite i canali social – di essere stanco e provato dalla crisi sanitaria che ha travolto il Paese. “Ho sofferto di svenimenti dovuti alla stanchezza e alle settimane intense“.

“Non riesco a svolgere le mie funzioni”

Tornando al caso di Abe, invece, si registra addirittura una dichiarazione alla Nazione. “Il mio attuale stato di salute, a seguito dei recenti controlli – ha detto il capo del governo nipponico in una conferenza stampa trasmessa in Tv -, non mi consente di concentrarmi sulle questioni più importanti che riguardano il governo, ed è il motivo per cui intendo farmi da parte”.

Il premier più longevo di sempre

Eppure lo scorso 24 agosto Abe era diventato il premier giapponese più longevo di sempre. Aveva superato il record di Eisaku Sato – un suo prozio – pari a 2.798 giorni senza interruzioni. Il primato di Abe era frutto dell’unione del primo breve mandato, tra il 2006 e il 2007, e il successivo periodo al governo, a partire dal 2012 ad oggi. L’ultima vittoria elettorale del partito conservatore alle elezioni politiche del 2017 avrebbe consentito ad Abe di governare fino al settembre 2021.

La lotta per la successione al “trono”

Ovviamente è già partito il “toto-nomine” dei media nipponici sul possible successore del capo dell’esecutivo. A guidare la lista ancora una volta il 63enne Shigeru Ishiba, già ministro della Difesa e precedente sfidante di Abe alla guida del partito liberal-democratico. Tra i favoriti anche l’attuale ministro della Difesa Taro Kono, che ha ricoperto anche il ruolo di ministro degli Esteri nel precedente Consiglio dei ministri di Abe. Nella lista, poi, c’è l’attuale capo della commissione di vigilanza del partito conservatore, Fumio Kishida. Ci sono infine il 71enne capo di Gabinetto Yoshihide Suga – uno dei più fedeli alleati di Abe – e il ministro delle Finanze Taro Aso, che ha già servito come capo del governo per un breve periodo alla fine del 2008.

Bruno Bruins, ex ministro della Sanità nel governo dell’Olanda

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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