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Coronavirus

Trump: “Il Covid? È mortale ma ho minimizzato”, bufera sulle rivelazioni del libro di Woodward

Arriva in Europa dagli Stati Uniti l’eco delle forti polemiche per il nuovo libro su Donald Trump del mitico giornalista del Watergate Bob Woodward. Un volume tanto atteso quanto sorprendente che contiene giudizi duri sul presidente americano da parte di molti ex dirigenti della sua sicurezza.

I sospetti dell’Intelligence

L’ex capo del Pentagono James Mattis lo definisce “pericoloso” e “inadatto” ad essere il commander in chief. L’ex capo della National Intelligence Dan Coat invece, scrive Woodward, “continua a coltivare la segreta convinzione, benché non supportata da prove di intelligence, che Putin abbia qualcosa su Trump. Come altro spiegare il comportamento del presidente? Coats non è in grado di vedere altre spiegazioni”.

“Non volevo creare panico…”

Il libro che mette in imbarazzo Donald Trump è Rage (rabbia). Woodward racconta che il presidente gli ha confidato di sapere da settimane prima del primo decesso negli Usa per Covid 19 quanto il virus fosse pericoloso. Trump, stando al libro, sapeva anche che il virus era trasmissibile per via aerea, altamente contagioso e “più fatale di una forte influenza”. Nelle anticipazioni diffuse dalla Cnn il presidente ammette inoltre di aver “sempre voluto minimizzarlo per non creare panico“.

“Il presidente sapeva tutto…”

Questa è roba mortale“, ha detto Trump a Woodward il 7 febbraio scorso, nel corso di una serie di interviste, riferendosi al coronavirus. Trump ha rivelato di conoscere bene il livello di minaccia del virus fin dall’inizio, aggiungendo che il coronavirus è stato forse cinque volte “più mortale” dell’influenza. Le ammissioni di Trump sono in netto contrasto con i suoi frequenti commenti pubblici all’epoca che insistevano sul fatto che il virus “sarebbe scomparso” e che “tutto andasse bene”.

Ammissioni tardive

In Rage Trump dice che il compito di un presidente è “mantenere il nostro Paese al sicuro”. Ma all’inizio di febbraio, Trump ha detto a Woodward che sapeva quanto fosse mortale il virus e, a marzo, ha ammesso di aver tenuto nascosta quella conoscenza al pubblico. “Volevo sempre minimizzare”, ha detto Trump a Woodward il 19 marzo, anche se giorni prima aveva dichiarato un’emergenza nazionale a causa del virus. “E preferisco ancora sminuire, perché non voglio creare panico”.

La reazione di Joe Biden

Inutile dire che lo sfidante di Trump alle elezioni presidenziali del prossimo novembre, il democratico Joe Biden, reagisce senza mezzi termini alle rivelazioni del libro di Woodward. “Il presidente Usa ha infranto ogni promessa fatta ai lavoratori americani, – ha dichiarato durante un comizio in Michigan -. Non ha messo fine alla delocalizzazione e non ha offerto contratti redditizi e agevolazioni fiscali alle grandi corporation che hanno portato il lavoro all’estero”. “È una vergogna. Trump è inadatto al proprio compito”, ha concluso Biden riferendosi anche alla mala gestione della pandemia del Covid.

Il virologo Fauci difende Trump

In difesa del presidente Usa è invece arrivato il virologo Anthony Fauci, membro della task force sul coronavirus istituita dalla Casa Bianca. “Trump non ha distorto la realtà della pandemia. Non vedo alcuna discrepanza tra quello che che diceva a noi e quello che diceva pubblicamente”, dice il super esperto, che concorda sul fatto che occorresse scongiurare il panico nel Paese. Nelle interviste con Bob Woodward, scrive il Washington Post anticipando i contenuti del libro, Trump parla diffusamente della sua gestione della pandemia e delle relazioni razziali. Inoltre, il libro riporta alcuni estratti delle lettere che Trump ha scambiato con il leader nordcoreano Kim Jong-un.

 

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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