Libri

Un libro sul comodino di Nello Biscotti

“Le erbe selvatiche non hanno a che fare soltanto col cibo ma con la storia e l’identità dell’uomo”. Il professor Nello Biscotti (nella foto in alto tratta dal suo profilo Facebook), pugliese di Vico del Gargano, spiega a VelvetMag il senso del suo nuovo libro, scritto assieme e Daniele Bonsanto, Vie erbose. Un’opera che sta riscuotendo successo e attenzione, in primo luogo al Sud. Si tratta infatti di un’indagine scientifica sull’etnobotanica in Puglia, la materia che Nello Biscotti ama e insegna. Il valore del libro, tuttavia, non emerge esclusivamente sotto questo profilo. Risalta, invece, anche per il lodevole intento divulgativo: consentire al lettore comune di penetrare una realtà – quella delle tradizioni gastronomiche – tanto celebrata in Italia quanto banalizzata, ridotta spesso a ricettario spacciato per emblema culturale.

Cibo “selvatico”

Le erbe selvatiche che la Puglia offre – in una ricerca scientifica per la prima volta su base regionale – rappresentano un bagaglio di nozioni ed esperienze locali su un modo di concepire e sfruttare cibi vegetali spontanei. Sono portatrici di saperi gastronomici tradizionali. Con le erbe selvatiche si entra nella dimensione “locale” del cibo, quello dal quale abbiamo preso frettolosamente la maggior distanza possibile per come la stessa tradizione lo ha generalmente narrato. Spesso come “cibo di poveri”, “villani” e “cafoni”.

Terre strappate alla malaria

Ma non è così. Nelle consapevolezze popolari le erbe selvatiche sono state ben altro. Ovvero cibi che fanno bene al corpo, alla salute, oggi cibi-medicina. I cui potenziali effetti salutari sono supportati da una ricca letteratura scientifica. Il libro Vie erbose è la narrazione di tutto questo. Indagini etnobotaniche, condotte nelle Puglie sugli usi tradizionali alimentari delle erbe selvatiche, hanno impegnato un gruppo di lavoro per circa un decennio. E ora, Nello Biscotti e Daniele Bonsanto documentano nel loro libro 206 specie che la tradizione è riuscita a tramandarci: dalle rape alle ruchette e dai lampagioni ai carciofi selvatici. Un patrimonio, quello della Puglia, tra i più ricchi in Italia e in Europa. Gli autori raccontano storie di “contadini senza terra” e di latifondi, di terre strappate alla malaria e agli allevamenti bradi, sapientemente trasformate in orti, vigneti e uliveti.

In gioco il futuro dell’Italia profonda

La raccolta delle erbe selvatiche ha in questa regione ancora personaggi – lampasciulari, terrazzani, cicurari – e interpretazioni: insalate, piatti con la pasta, saltati in padella, gratinature con carni o frittate. Biscotti e Bonsanto spiegano come sulle bioculture le comunità locali hanno costruito anche la loro sicurezza e sovranità alimentare. Unica strategia per difendersi dall’omologazione del cibo che avanza in ogni luogo del pianeta. I saperi gastronomici tradizionali devono invece tornare ad avere un ruolo sociale, culturale e antropologico. “I giovani non sono ancora molto preparati all’amore per le ‘vie erbose’, troviamo più interesse e riscontro negli anziani perché sono i depositari delle tradizioni e della cultura tramandate per via orale”, ci dice Biscotti. La sfida però, è lanciata: è in gioco il futuro dell’Italia profonda, quella dei paesi e dei borghi.

Daniele Bonsanto (foto tratta dal suo profilo Facebook)

Leggi qui l’intervista a Franco Arminio, il poeta dell'”Italia interna”

Domenico Coviello

Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze, come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione Internet de “La Nazione”, “Il Giorno” e “Il Resto del Carlino”, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni, sempre su Internet, all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a “City”, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli – Corriere della Sera. Un passaggio alla “Gazzetta dello Sport” a Roma, e al desk del “Corriere Fiorentino”, il dorso toscano del “Corriere della Sera”, poi di nuovo su Internet per il sito di news “FirenzePost”. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma, e da qui l’approdo a “Velvet Mag”. Ha collaborato a “Vanity Fair”.

Correlati

Lascia un commento

Back to top button