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Coronavirus

Coronavirus Inghilterra, Johnson: “Pub chiusi alle 22 e stop allo sport per 6 mesi”

“La prospettiva di una seconda ondata è reale”. Adesso il Regno Unito trema: il coronavirus fa paura e il premier Boris Johnson lo sottolinea annunciando l’entrata in vigore di nuove restrizioni. Il Paese, ha detto il capo del governo di Londra, si trova a un “pericoloso punto di svolta” e “dobbiamo agire ora”.

….Ma niente lockdown (per ora)

Alla Camera dei Comuni Johnson ha annunciato l’introduzione di nuove misure restrittive già anticipate dal ministro dell’Ufficio governativo Michael Gove. L’emergenza coronavirus è di nuovo “in ascesa” in Gran Bretagna: per questo si impongono misure che tuttavia “non sono in alcun modo un nuovo lockdown”, ha detto Johnson. Ciò non toglie che la prospettiva di una seconda ondata sia “reale”, sulla scia di “Francia, Spagna e altri Paesi”.

Coprifuoco nei locali

Da questa settimana, dunque, scattano orari ridotti per pub, ristoranti e bar di tutta l’Inghilterra – con coprifuoco alle 22 -. Ma non solo. È fortemente incoraggiato il lavoro da casa, esteso l’obbligo legale della mascherina e introdotti controlli stringenti sul tetto massimo delle 6 persone nei contatti sociali. Come è noto, infatti, già da qualche tempo in Inghilterra non ci si può riunire in più di sei alla volta per limitare, in funzione anti-Covid, anche le più piccole forme di assembramento. Rinviato inoltre il ritorno del pubblico negli eventi sportivi.

Ospedali e ricoveri

Johnson ha sottolineato che negli ultimi giorni i ricoveri in ospedale “sono raddoppiati”. Le nuove restrizioni “probabilmente rimarranno in vigore per sei mesi” e “se necessario il governo andrà oltre”. La settimana prossima l’esecutivo sottoporrà al Parlamento un’estensione della legislazione di emergenza approvata in primavera nella fase più acuta della pandemia.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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