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“Noi italiani amiamo la libertà ma anche la serietà”, secca replica di Mattarella al premier inglese

Non ha usato giri di parole il presidente della Repubblica Sergio Mattarella per replicare, con una certa forza, alle dichiarazioni stravaganti del premier inglese Boris Johnson. Il quale si era lasciato andare nelle scorse ore ad affermazioni ambigue. Che si possono percepire come offensive per gli italiani e in generale per i non inglesi.

Amore verso la libertà

Johnson aveva discusso, nel suo Paese, sulla minor diffusione in Italia rispetto ad altri Paesi dell’Unione europea della nuova ondata di coronavirus. E aveva sostenuto che gli inglesi amano di più la libertà rispetto a noi, di qui la maggior diffusione del Covid da loro. Un po’ come dire che gli italiani ubbidiscono alle regole perché abituati ai regimi autoritari quali il fascismo, non amano abbastanza la libertà e quindi sono più facilmente addomesticabili.

Lo “schiaffo” di Mattarella

Anche noi italiani amiamo la libertà ma abbiamo a cuore anche la serietà“, ha osservato Mattarella a Sassari, oggi 24 settembre. Il capo dello Stato ha pronunciato queste parole a margine della cerimonia per i dieci anni dalla morte del presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga. La risposta di Mattarella a Boris Johnson arriva dopo che il 23 settembre, nel corso di un question time alla Camera dei Comuni, il premier inglese si era lasciato andare.

Orgoglio britannico

In risposta a una contestazione del deputato laburista Ben Bradshaw sul “come mai Germania o Italia” registrino al momento meno contagi di quelli dell’isola senza aver adottato le nuove misure restrittive annunciate dal governo inglese, Boris Johnson aveva fornito una spiegazione insieme stravagante e offensiva per i non inglesi.

Cosa ha detto Johnson

Aveva sostenuto che ciò è anche frutto della mentalità liberale più diffusa nel Regno rispetto “a molti altri Paesi”. “C’è un’importante differenza – aveva argomentato BoJo – fra il nostro Paese e molti altri nel mondo poiché il nostro è un Paese che ama da sempre la libertà. Se guardiamo alla storia degli ultimi 300 anni, ogni avanzamento, dalla libertà di parola alla democrazia, è venuto virtualmente da questo Paese”. “È quindi molto difficile – aveva concluso – chiedere al popolo britannico di obbedire uniformemente alle direttive oggi necessarie”.

Domenico Coviello

Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze, come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione Internet de “La Nazione”, “Il Giorno” e “Il Resto del Carlino”, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni, sempre su Internet, all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a “City”, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli – Corriere della Sera. Un passaggio alla “Gazzetta dello Sport” a Roma, e al desk del “Corriere Fiorentino”, il dorso toscano del “Corriere della Sera”, poi di nuovo su Internet per il sito di news “FirenzePost”. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma, e da qui l’approdo a “Velvet Mag”. Ha collaborato a “Vanity Fair”.

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