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Coronavirus

Covid, cosa succede se il test sierologico è positivo? Le risposte degli esperti

Con la ripartenza della scuola, il progressivo rientro dei tifosi alla stadio, il riavvio, più in generale, di tutte le attività lavorative dopo le ferie, gli italiani devono far fronte a un aumento di contagi di coronavirus. Aumentano, parallelamente, le occasioni per effettuare se non il tampone almeno il test sierologico. Di seguito riportiamo informazioni tratte dal sito Dors.it, del Centro Regionale di Documentazione per la Promozione della Salute della Regione Piemonte.

A cosa serve il test

Di cosa si tratta esattamente? Cosa succede se risultiamo positivi al sierologico? Il test sierologico rileva la presenza nel sangue di anticorpi prodotti dal sistema immunitario in risposta ad un agente estraneo. In questo caso il nuovo coronavirus Sars-CoV-2. Dalla presenza nel sangue degli anticorpi si ricava un’informazione fondamentale: se la persona abbia incontrato il virus e si sia infettata.

Due tipi di esame

Ci sono due tipi di test per la ricerca di anticorpi: quelli basati su metodi immunometrici (utilizzano tecniche che comprendono una reazione fra antigene e anticorpo) e quelli cosiddetti rapidi. Entrambi funzionano secondo lo stesso principio. Si misurano gli anticorpi e si vede se sono IgG o IgM. I test rapidi sono più facili da eseguire (si utilizza sangue capillare e quindi non è necessario un prelievo). Il ministero della Salute raccomanda fortemente, tuttavia, l’utilizzo di test del tipo CLIA o ELISA che comportano l’esecuzione di un prelievo di sangue.

Cosa vuole dire se siamo positivi

Un test anticorpale positivo indica che la persona è entrata in contatto con il virus Sars-CoV-2. Se IgM positivi, l’infezione è recente; se IgM negativi e IgG positivi, l’infezione è passata. Tuttavia tale test non indica necessariamente se una persona è protetta e per quanto tempo. E non indica neppure se la persona è guarita.

Gli anticorpi e il virus

Le esperienze raccolte finora su questo virus dicono che gli anticorpi compaiono da 5 a 7 giorni dopo l’inizio dei sintomi e si mantengono per un periodo che non sappiamo ancora quanto lungo. Poiché però il virus viene rilasciato per molto tempo, anche 30-40 giorni, c’è un momento in cui nell’organismo sono presenti sia gli anticorpi, sia il virus che continua ad essere rilasciato. In sostanza, la presenza di anticorpi non è segno del fatto che il paziente sia guarito e che quindi non sia più contagioso.

Cosa vuol dire se siamo negativi

Un test anticorpale negativo può avere vari significati. In primo luogo che una persona non è entrata in contatto con Sars-CoV-2. Oppure è stata infettata molto recentemente (meno di 8-10 giorni prima) e non ha ancora sviluppato la risposta anticorpale al virus. Oppure che è stata infettata ma la quantità di anticorpi che ha sviluppato è, al momento dell’esecuzione del test, al di sotto del livello di rilevazione del test stesso. In particolare, l’assenza di rilevamento di anticorpi non esclude la possibilità di un’infezione in atto in fase precoce o asintomatica e il relativo rischio di contagiosità dell’individuo.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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