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Roberto Emanuelli racconta il suo romanzo “Adesso lo sai”: «Io per amore rigiro l’universo» [INTERVISTA ESCLUSIVA]

È uscito il 6 ottobre il quinto romanzo di Roberto Emanuelli, autore da 300 mila copie

«È la fine del 2012 e io muoio giorno dopo giorno, rinchiuso in una vita lontana dal piccolo Roberto che inseguiva un sogno»: Roberto Emanuelli sceglie queste immagini per raccontare la sua «biografia lunga e confusa», e in particolare quel momento di svolta che anticipa l’inizio della sua storia. Studia Lettere e Spettacolo, esordisce timidamente nel rap, ama da sempre la musica e la scrittura, ma a 34 anni fa i conti con la «cenere» che resta e torna a vivere da sua madre senza prospettive, pensa lui.

Poi arriva il primo romanzo, Davanti agli occhi: è un successo. Decide di auto-pubblicarlo nel 2015, forte del supporto di una piccola comunità di lettori virtuali che iniziano ad affezionarsi alle sue parole e che ormai, a distanza di cinque anni, si traduce in circa 215 mila follower su Instagram e altri 430.000 su Facebook. Il romanzo conquista le classifiche e questo non passa inosservato: oggi Roberto Emanuelli ha appena pubblicato il suo quinto libro, Adesso lo sai, uscito il 6 ottobre ed edito da Sperling&Kupfer. È un autore da oltre 300 mila copie, ma comunque per lui «è sempre un’incognita: ogni volta si ricomincia».

L’amore è sempre al centro delle sue storie, di quelle già pubblicate e di questa appena nata. «Non è neanche detto che se ami qualcuno, ma tanto, la cosa migliore che puoi farci insieme sia vivere», gli ricordo: niente, non cede neanche sul Baricco di Tre volte all’alba: «Lo capisco, ma è un paradosso che non accetto. Se devo pensare che l’amore impossibile sia il vero amore, allora che faccio? Chiudo tutto e me ne vado? “Ti amo ma in questo momento non possiamo stare insieme”: che vuol dire? Non esiste. Se nessuno ti punta una pistola, tu muovi il mondo per stare con me. Io quando sono innamorato rigiro l’universo. Io sono per l’amore che si vive».

Diversi artisti hanno prodotto in quarantena e anche “Adesso lo sai” è nato durante il lockdown. È il tuo quinto romanzo pubblicato: che differenze hai notato nel processo creativo, stavolta?

Scambiavo la notte con il giorno senza sapere cosa sarebbe successo dopo. Se ce l’avessero detto qualche tempo prima, avremmo pensato che fosse fantascienza. Io avevo chiuso da un paio di mesi un amore importante, ero ancora frastornato e all’inizio il lockdown non ha aiutato. Poi però quel silenzio forzato è diventato quasi spirituale: è come quando devi attraversare un dolore ma senza avere distrazioni e senza razionalizzare. Non c’era un metodo per ignorare il dolore, stavolta. Ho avuto il coraggio di affrontare la rottura e quell’amore in cui avevo creduto tanto. Io sono sempre stato convinto che l’amore ti salva e che sia il motore di tutto. Perfino l’amore a cui siamo stati chiamati durante il lockdown, non uscendo per il bene di tutti. Tutto questo ha contribuito alla scrittura di quest’ultimo romanzo.

Tu porti sempre una componente autobiografica in quello scrivi: in “Adesso lo sai” qual è l’aspetto più personale che hai tirato dentro?

Il personaggio di Tilde, il blogger che diventa amico di Giulia. Ma anche Giulia e Francesca stesse. Il fatto che siano donne non significa che io non mi riveda in loro, anzi.

Soprattutto per quella fine di un amore che vi accomuna, con la ricerca e il disincanto che subentrano.

Infatti. Davanti all’amore siamo tutti uguali, abbiamo sempre tutti la stessa età. Forse, questo sì, a volte uomini e donne lo affrontano in modo diverso. Un uomo spesso torna sui suoi passi, perché prende decisioni in modo frettoloso e confuso. Invece le donne, se credono davvero in un amore, ci credono fino alla fine. Ma se arrivano a prendere una decisione e a chiudere, è difficile che poi tornino indietro.

Le donne restano per natura?

Sì, tendono a restare e a proteggere l’amore. Le donne che non lo fanno, io non le comprendo. Anzi, mi spaventano e mi destabilizzano. Dal punto di vista autobiografico, emotivamente e sentimentalmente c’è un mondo dentro a questo romanzo. È tutto mio. Ci sono io perfino nel personaggio di Patrizio, che si comporta in modo superficiale nonostante sia anche sensibile.

Delle volte sei stato superficiale?

Lo sono stato, sì, e capita che io lo sia ancora. Perché è anche la mia natura, quella di essere sciocchino o permaloso. Sono tratti che magari rimangono fuori da un personaggio romantico, ma che in realtà poi, come autore, inserisco nel libro. I piccoli difetti e gli errori esistono, fanno parte della mia natura.

Qual è l’errore che hai commesso più spesso in amore? Hai un vizio di forma che torna nei tuoi personaggi?

Dici che dev’esserci per forza un errore, se credo nell’amore e voglio una famiglia, ma a 42 anni non c’ho né un amore né una famiglia? (ride, ndr) Il mio vizio di forma è di sicuro la difficoltà di perdonare l’altro, se penso di subire un torto in amore non lo dimentico. Questo è un problema, perché il cuore dovrebbe sentirsi sempre leggero per amare e vivere una persona. Ma sono anche uno che corre molto, quando nasce qualcosa di bello sento il desiderio di bruciare le tappe. Spesso non riesco a comprendere chi ha dei tempi diversi dai miei, e che questo non significa che non provino dei sentimenti per me.

Ho pensato spesso a tutto questo: credo che il fatto di arrivare alla mia età senza quello che vorrei, single, non è sempre emblema di un fallimento. Non lodo chi è come me, ma credo che spesso siamo molto selettivi e non scendiamo a compromessi. E forse siamo proprio quelli che meriterebbero di più una famiglia. Ne conosco troppi di sposati con dei figli che però non rispettano e non amano davvero tutto questo: tradiscono, non sopportano la persona che hanno accanto, si scattano selfie in macchina mentre il figlio è sul sedile posteriore.

Quando in un romanzo un uomo assume il punto di vista di una donna, ma anche viceversa, non è sempre facile. Spesso le componenti di genere dell’autore entrano nel punto di vista del personaggio e qualcosa non torna. Qual è la difficoltà che riscontri scrivendo perlopiù di donne?

Finora non ho riscontrato mai ostacoli nell’immedesimarmi nel pensiero delle donne. Forse mi appartiene un po’ di natura, forse perché ho perso papà da piccolo e i miei fratelli erano già più grandi. Ho vissuto un dolore molto forte insieme a mia madre, fatto di tantissimi silenzi per tantissimi anni. Quello ha significato entrare in contatto con un universo femminile importante. Mi sto autodefinendo, sono stato per anni in analisi, tutt’ora spesso ci vado. L’ostacolo vero lo trovo nelle piccole cose che le donne fanno e che io non conosco: che fa una donna quando entra nel bagno? Qual è la sua routine quando si strucca e cosa usa poi per struccarsi? Quando decide di mettere un vestito rispetto ad un altro? C’è qualche componente psicologica che la spinge a scegliere i fiori piuttosto del rosso? Mi pongo delle domande che una donna non si fa, semplicemente perché per lei è naturale.

E come trovi le risposte?

A volte chiedo aiuto. Faccio delle ricerche o chiedo ad alcune donne: cosa indossereste per uscire con un uomo la prima volta, oppure il giorno che volete andarci a letto? Li fate questi ragionamenti? Devo documentarmi anche solo su una pochette rispetto ad un sandalo aperto: per me è arabo. C’è un momento nel libro in cui le ragazze sono tra amiche, e si lanciano degli sguardi alle spalle di un’altra donna che non è loro amica. In realtà stanno detestando quella donna; sono carine ma si stanno lanciando dei messaggi senza parlare. Quella è una cosa che noi uomini non facciamo: se non sopportiamo qualcuno ce lo abbiamo scritto in faccia. Questo universo di amiche-nemiche per me è sconosciutissimo ma davvero intrigante.

La dedica di questo libro anche stavolta è molto lunga. E molto intensa. Che significato hanno per te?

Quelle dediche sono un po’ il mio marchio. Per me è un sogno ad occhi aperti quello che ho realizzato, peraltro non da giovane. Ho avuto la possibilità di cambiare vita “tardi”, da un momento all’altro, a 38 anni ero un blogger. Quindi la mia felicità ogni volta è ricordare tutte le persone, sempre, anche le prime, che mi hanno aiutato e sono state significative. Ringrazierò la prima persona che ha creduto in me fino alla fine, ogni volta. E poi mi piace sempre aggiungere una lunga riflessione finale, un’altra dedica: è il mio modo per continuare anche dopo il libro a dire grazie, ma anche a fissare il mio punto di vista. Vivere l’amore, non avere paura e uscire dalle gabbie che ci precludono la felicità: perché bisogna guadagnarsela con coraggio, e io provo a dirlo in mille modi.

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