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“Alberto Sordi 1920-2020”: la mostra-evento per il centenario della nascita dell’attore

ALBERTO SORDI

Una persona, tanti volti. Non un trasformista, ma un attore dotato di straordinario talento. E’ stato tutto questo Alberto Sordi, uomo e artista poliedrico che in sessant’anni di carriera ha saputo vestire i panni di centinaia di personaggi con una travolgente spontaneità. Sordi, per esempio, ha interpretato Nando, il bulletto di Trastevere goffamente esterofilo in Un americano a Roma, ci ha divertito con le buffe marachelle del giovane Alberto ne I vitelloni e si è infine reso protagonista delle rocambolesche vicende di Silvio Magnozzi, il giornalista di Una vita difficile diretto da Dino Risi.

Ed è forse proprio grazie a questa versatilità che “Albertone” è riuscito subito ad entrare nel cuore degli italiani, di ieri e di oggi, perché molto probabilmente tutti noi, almeno una volta, ci siamo riconosciuti in uno dei suoi tanti personaggi. Infatti, nonostante l’attore romano abbia vissuto prevalentemente il secolo scorso, il suo ricordo è vivo più che mai, anche tra le nuove generazioni. Del resto, chi oggi non continua a vedere i suoi film? oppure chi, nel parlare quotidiano, non cita le sue battute più celebri?

LA MOSTRA – IL SORDI “PRIVATO”

A cent’anni dalla nascita di Alberto Sordi (1920), la Fondazione Museo a lui dedicata lo celebra con una mostra, intesa a restituire un ritratto completo ed inedito del grande artista. L’esposizione è ospitata nella storica Villa Sordi, che sorge a Roma in Piazzale Numa Pompilio e rimarrà aperta fino al 31 gennaio 2021. Il percorso si snoda tra i vari ambienti della casa, progettata negli anni ’30 dall’architetto Clemente Busiri Vici e acquistata dall’attore nel ‘54.

All’ingresso è spiegata la storia della villa (con tanto di contratti, bozzetti etc…), mentre proseguendo è possibile ammirare il teatro che Sordi fece costruire per rappresentazioni private o riservate a pochi amici. Un vero gioiello architettonico comprensivo di camerini per gli attori, una galleria di sculture commissionate ad Andrea Spadini ed un fondale ad opera di Gino Severini. Si può visitare anche la palestra – con il toro meccanico con cui Sordi faceva a gara con gli amici, la bicicletta, la cyclette per mantenersi in forma – nonché i saloni in cui trovano spazio anche tre quadri di Giorgio de Chirico, acquistati direttamente dal suo amico pittore.

Il teatro

La visita prosegue al piano superiore dove si trova lo studio – arredato con lampadari e oggetti di stampo vagamente Liberty – oltre alla camera da letto che sembra lasciata così come lo stesso Sordi la lasciò il giorno della sua dipartita, avvenuta effettivamente lì nel 2003. Inoltre, una curiosità davvero piacevole agli occhi è rappresentata dalla barberia, una stanza che comprende tutta l’attrezzatura professionale per radersi come nei migliori dei saloni. Infine, il giardino, perfettamente curato con un prato verde alternato ad antiche sculture romane, oltre ad un ampio patio in cui l’artista era solito trattenersi durante le belle stagioni con le amate sorelle Aurelia e Savina, compagne inseparabili di una vita intera.

GLI ESTERNI – IL SORDI “PUBBLICO”

In due zone del giardino, per l’appunto, sono state allestite appositamente per l’occasione due tensostrutture di 800 mq per ospitare i tantissimi documenti, audio e filmati con cui si ripercorrono i momenti principali della carriera di Sordi, a partire dagli esordi.

Nella prima tensostruttura, di particolare interesse sono i manoscritti autografi di copioni, le sceneggiature per la radio, il Giro d’Italia per il quale Sordi fece il cronista e gli sketch radiofonici con i personaggi di Mario Pio e Conte Claro. Qui vi è anche uno spazio dedicato a Mamma mia che impressione, il primo film scritto e prodotto da Sordi nel 1951, per altro interamente a disposizione del pubblico nella saletta interna.

Alberto Sordi posato in casa con i suoi cani, 1955
@ Reporters Associati & Archivi Srl

Invece, la seconda tensostruttura è divisa in due sezioni: una dedicata ancora una volta al Sordi “segreto” in cui si affronta, per esempio, tramite vecchi articoli di giornali e fotografie, la sua passione per gli animali, l’inclinazione alla beneficenza ed altri aspetti che l’hanno riguardato. Nell’altra sono esposti oltre venti costumi tratti da vari film da lui interpretati, tra i quali Il marchese del Grillo ed Il medico della mutua. Al centro della sala è collocata persino la “mitica” Harley-Davidson di Un americano a Roma.

IL TEATRO DEI DIOSCURI

Infine, la mostra è dislocata anche in un’altra sede, ovvero al Teatro dei Dioscuri al Quirinale dove trovano accoglienza Storia di un italiano, I viaggi nel mondo e Il mito americano.

“Storia di un italiano ’79 – ’86”: è un progetto ideato da Alberto Sordi che divenne il programma tv degli anni ‘70 con cui è stato raccontato il nostro paese. Così Sordi è riuscito a guadagnarsi un posto nella memoria degli italiani, attento com’era all’evoluzione della società da cui traeva ispirazione per le storie e i personaggi da portare sullo schermo. Di fatto, questa trasmissione rappresenta una fotografia dell’Italia nel periodo compreso tra la Seconda Guerra Mondiale ed il boom economico degli anni ’60. In sostanza, i suoi film riflettono narrano con ironia la società dell’epoca, cogliendone al tempo stesso speranze e delusioni, altezze e miserie umane, voli e cadute.

Il salone di Villa Sordi

“I viaggi nel mondo” sono le innumerevoli foto che l’attore era solito raccogliere nel corso dei suoi viaggi. Pochi sanno che Alberto Sordi era un grande viaggiatore e appassionato fotografo che raccoglieva poi in grandi album. Straordinari gli album dei viaggi in Israele nel 1961, in Brasile nel ’64, in Argentina nel ’68, in Brasile nel ’70.

“Il mito americano” raccontato con i film che lo rappresentano, le foto, i documenti. Sordi aveva il mito dell’America. Celebri solo le sue battute. Il materiale qui esposto racconta tutto questo.

 

INFORMAZIONI

Il Centenario – Alberto Sordi 1920-2020

Villa di Alberto Sordi, Piazzale Numa Pompilio, Roma

Teatro dei Dioscuri al Quirinale, Via Piacenza 1, Roma

(si possono visitare con lo stesso biglietto al prezzo di 12 euro)

16 settembre 2020 – 31 gennaio 2021

INFO E PRENOTAZIONI

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GRUPPI E SCUOLE

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Manuela Valentini

Arte&Cultura Manuela Valentini lavora tra Roma e Bologna. Laureata in Storia dell’Arte Contemporanea all’Università di Bologna, è curatrice indipendente di mostre d’arte contemporanea in Italia e all’estero. Tra i vari progetti realizzati, si ricorda New Future – una collettiva promossa da Visioni Future, MAMbo e BJCEM – durante la quale sono stati presentati i lavori di tredici artisti visivi selezionati al W.E.Y.A World Event Young Artist di Nottingham. Ha inoltre curato un focus a proposito dell’arte giovane italiana in occasione di Mediterranea 16, la sedicesima edizione della Biennale dei Giovani Artisti del Mediterraneo. Infine, nel 2014 ha portato un’installazione di Marcos Lutyens in esposizione al MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna. Iscritta all’ordine dei giornalisti dell’Emilia-Romagna, si è occupata di due rubriche (Ritratto del curatore da giovane e L’altra metà dell’arte) per Exibart – per cui continua a scrivere – ma l’esordio in ambito giornalistico è avvenuto nel 2010 sulle pagine culturali de Il Resto del Carlino.

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