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I marmi Torlonia tornano a splendere in un nuovo spazio di Roma

I MARMI TORLONIA: UNA MOSTRA DA NON PERDERE

«Questa mostra è un evento straordinario che segna un passo ulteriore verso il pieno ritorno alla luce dei marmi Torlonia, la più importante collezione di arte greco-romana privata esistente al mondo rimasta a lungo celata». A pronunciare queste parole è stato il Ministro per i Beni e le Attività Culturali Dario Franceschini in occasione dell’apertura della mostra I marmi Torlonia. Collezionare Capolavori che ha avuto luogo il 14 ottobre nello spazio espositivo dei Musei Capitolini a Villa Caffarelli (Roma). L’iniziativa è a cura di Salvatore Settis e Carlo Gasparri e sarà visitabile fino al 29 giugno 2021.

Una mostra che vale la pena vedere soltanto per la meravigliosa location, tornata alla vita dopo oltre cinquant’anni di inagibilità. Lì si potranno ammirare 92 opere scultoree selezionate tra i 620 pezzi che costituiscono l’intera Collezione Torlonia, tra cui si distinguono statue, sarcofagi, busti, rilievi ed elementi decorativi di straordinario interesse storico-artistico.

La Fondazione Torlonia ha restaurato i marmi selezionati con il contributo di Bulgari e oggi li presenta eccezionalmente al pubblico, dopo aver giaciuto per parecchio tempo nei depositi di un antico palazzo nobiliare nei pressi di Trastevere. Il percorso espositivo è suddiviso in cinque sezioni che corrispondono ad altrettante fasi fondamentali per la costruzione della collezione, cominciata a partire dalla seconda metà dell’’800 dalla famiglia romana dei Torlonia.

ph. Oliver Astrologo – © Fondazione Torlonia, Electa, Bvlgari

1. IL MUSEO TORLONIA

In questo primo capitolo del racconto viene evocato il Museo Torlonia, fondato nel 1875 e rimasto aperto fino all’inizio del secolo scorso. Dal 1876 al 1885 sono state stampate otto edizioni di un catalogo a cura di Pietro Ercole Visconti e poi del nipote Carlo Ludovico. In esposizione nell’ultima sala vi è una copia del catalogo (1884), in cui compaiono le fotografie di tutte le 620 sculture del museo. A quell’epoca il volume si trovava in un ampio palazzo in Via Lungara – vicino al già citato quartiere di Trastevere – e le sculture erano esposte in 77 sale. Alcune erano raggruppate per tematiche: gli animali, le muse, i sarcofagi, oltre ad una vasta galleria di 122 busti che davano corpo ad una delle collezioni private di marmi più importanti al mondo.

2. SCAVI TORLONIA (SECOLO XIX)

Il principe Giovanni Raimondo Torlonia e poi il figlio Alessandro – fondatore del Museo Torlonia – intrapresero degli scavi in diverse loro proprietà nei dintorni di Roma: le tenute di Roma Vecchia, la Caffarella, le Ville dei Quintili, dei Sette Bassi e di Massenzio, oltre ad altre aree archeologiche. Da queste operazioni emersero i resti della villa di Erode Attico (II sec. d.C.), un ricchissimo filosofo e mecenate greco che vi aveva esposto anche preziose sculture importate da Atene. Nel corso dell’Ottocento gli scavi si estesero anche lungo la via Appia e la via Latina, portando la famiglia alla scoperta di nuovi capolavori del passato. Inoltre, il bronzo di Germanico nella prima sala deriva da un altro scavo ancora, effettuato in un secondo momento nell’antica Cures (Fara Sabina).

ph. Oliver Astrologo – © Fondazione Torlonia, Electa, Bvlgari

3. VILLA ALBANI E LO STUDIO CAVACEPPI (SECOLO XVIII)

Molte sculture del Museo Torlonia provengono da due grandi nuclei risalenti al XVIII secolo: le raccolte di Villa Albani ed i marmi del famoso scultore Bartolomeo Cavaceppi che al momento della sua morte si trovavano nello studio personale in Via del Babuino a Roma. Il Principe Giovanni Torlonia comprò all’asta nel 1800 tutti i marmi che Cavaceppi aveva raccolto e lasciato in eredità all’Accademia San Luca. Invece, Villa Albani – costruita dal 1747 in poi dal cardinale Alessandro Albani per ospitare la sua meravigliosa collezione di antichità – venne acquistata dal Principe Alessandro Torlonia nel 1866. E fu sempre grazie ad Alessandro Torlonia che numerosi busti-ritratto, vasche e statue da fontana furono spostate nel museo di sua proprietà. In questa sezione della mostra vi sono per l’appunto alcune delle più importanti sculture Albani e Cavaceppi.

4. LA COLLEZIONE DI ANTICHITA’ DI VINCENZO GIUSTINIANI (SECOLO XVII)

Il Marchese Vincenzo Giustiniani (1564 – 1637) fu un appassionato collezionista, conoscitore d’arte e autore di scritti teorici. Nel suo palazzo romano (ora sede della Presidenza del Senato) espose la sua splendida collezione di antichità, documentata in un sontuoso catalogo risalente al 1636-37. Purtroppo con il passare del tempo questa raccolta d’arte finì dispersa. Tuttavia, nel 1816 il Principe Giovanni Torlonia non si lasciò sfuggire il nucleo più consistente delle antichità che poi nel 1856, in seguito a varie vicende, passarono nelle mani del figlio Alessandro che le inglobò nel museo da lui fondato. In mostra vi sono alcune sculture che influenzarono le inclinazioni collezionistiche del Giustiniani:

  • una replica del Fanciullo che strozza l’oca, da un perduto originale in bronzo dello scultore ellenistico Boethos;
  • una coppia di marmi restaurati che rappresenta la storia di Apollo che scortica Marsia;
ph. Oliver Astrologo – © Fondazione Torlonia, Electa, Bvlgari

 

5. LE COLLEZIONI DI ANTICHITA’ DEI SECOLI XV-XVI

Questa sezione offre una selezione di sculture del Museo Torlonia che risultano documentate in varie collezioni dei secoli XV-XVI. Infatti, nel catalogo del museo, Carlo Ludovico Visconti citava “l’acquisto, o totale o parziale, di alcune antiche ed insigni collezioni romane”. Qui trova spazio anche la Tazza Torlonia, di cui si ha traccia nei disegni d’artista sin dal 1480 in una chiesa di Trastevere, poi nel giardino del cardinale Federico Cesi ed infine a Villa Albani.

 

INFORMAZIONI

Roma // dal 14 ottobre 2020 al 29 giugno 2021

I Marmi Torlonia. Collezionare Capolavori

Musei Capitolini, Palazzo Caffarelli

www.fondazionetorlonia.org

Manuela Valentini

Arte&Cultura Manuela Valentini lavora tra Roma e Bologna. Laureata in Storia dell’Arte Contemporanea all’Università di Bologna, è curatrice indipendente di mostre d’arte contemporanea in Italia e all’estero. Tra i vari progetti realizzati, si ricorda New Future – una collettiva promossa da Visioni Future, MAMbo e BJCEM – durante la quale sono stati presentati i lavori di tredici artisti visivi selezionati al W.E.Y.A World Event Young Artist di Nottingham. Ha inoltre curato un focus a proposito dell’arte giovane italiana in occasione di Mediterranea 16, la sedicesima edizione della Biennale dei Giovani Artisti del Mediterraneo. Infine, nel 2014 ha portato un’installazione di Marcos Lutyens in esposizione al MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna. Iscritta all’ordine dei giornalisti dell’Emilia-Romagna, si è occupata di due rubriche (Ritratto del curatore da giovane e L’altra metà dell’arte) per Exibart – per cui continua a scrivere – ma l’esordio in ambito giornalistico è avvenuto nel 2010 sulle pagine culturali de Il Resto del Carlino.

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