Coronavirus

Le mascherine? Rifiuti difficili da smaltire: “Ci mettono 450 anni a decomporsi”

Imponente campagna di sensibilizzazione in Belgio

Le mascherine del tipo “chirurgiche” contro il coronavirus, che siamo ormai abituati a indossare come indossiamo i vestiti, sono rifiuti difficili da smaltire. Impiegano fino a 450 anni per decomporsi nell’ambiente circostante. Lo mette in evidenza il Dipartimento per l’ambiente marino del Servizio sanitario pubblico federale del Belgio.

Belgio, un Paese in difficoltà

Bruxelles, con la Vallonia e le Fiandre, è oggi fra i territori d’Europa dove il coronavirus è più aggressivo. Secondo gli ultimi dati disponibili da parte della Johns Hopkins University (Usa), il Belgio conta oltre 333mila casi complessivi di coronavirus e quasi 11mila vittime del Covid dall’inizio della pandemia. Ma nelle ultime settimane l’allarme nel Paese sta crescendo. Dopo l’estate la tensione è aumenta – come per altro in molti Paesi d’Europa, Italia compresa – e si prefigurano nuove forti misure restrittive.

“Non abbandonatele in giro”

Per questo è cominciata in Belgio una campagna di sensibilizzazione sulle mascherine e sull’importanza non solo di indossarle sempre e correttamente, ma anche di saperle smaltire nel modo opportuno per non inquinare. Le autorità hanno denominato la campagna: “Il mare comincia in casa“. L’obiettivo è incoraggiare i cittadini a gettare questo tipo di rifiuti in un bidone della spazzatura o usare una maschera riutilizzabile. Sembra difficile ma in realtà basterebbe non abbandonare, come ancora troppo spesso si fa, le mascherine per terra, in strada o sui prati, o, addirittura, in nei corsi d’acqua e dunque in mare.

I pericoli per gli animali

Con la crisi del virus, sottolinea il Servizio pubblico federale per la Salute di Bruxelles, sempre più mascherine, guanti monouso e le bottiglie di gel idroalcolico diventano rifiuti in qualche modo “ingombranti”. Oggetti che si devono “neutralizzare” al meglio perché non generino inquinamento. Sono rifiuti che da questo terribile 2020 si aggiungono alle 8 milioni di tonnellate di rifiuti di plastica che finiscono in mare ogni anno. Gli animali marini possono rimanere impigliati nelle maschere o scambiarle per meduse inghiottendole. La autorità hanno lanciato l’allarme anche su questo. Senza dimenticare, ricorda l’ente per la Salute del Belgio, che esiste il rischio che le microparticelle di plastica possano finire nei nostri piatti. E che quindi, ultimo anello della catena alimentare, saremo noi a “cibarci” di…mascherine.

Domenico Coviello

Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze, come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione Internet de “La Nazione”, “Il Giorno” e “Il Resto del Carlino”, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni, sempre su Internet, all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a “City”, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli – Corriere della Sera. Un passaggio alla “Gazzetta dello Sport” a Roma, e al desk del “Corriere Fiorentino”, il dorso toscano del “Corriere della Sera”, poi di nuovo su Internet per il sito di news “FirenzePost”. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma, e da qui l’approdo a “Velvet Mag”. Ha collaborato a “Vanity Fair”.

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