Libri

Un libro sul comodino di Sara Gama

Colloquio con la capitana della Nazionale di calcio femminile

È il calcio che ha scelto me, non il contrario”. Parli su Zoom con Sara Gama, la capitana dell’Italia, e hai l’impressione netta di avere davanti una ragazza dalla calma carismatica, una leader autentica. Non solo una donna di sport che ha già fatto molta strada, ma anche una pioniera del calcio femminile di oggi che la strada l’ha aperta per le ragazze che verranno. Ambiziose di calcarli i rettangoli verdi. Senza stare ad applaudire i maschi dagli spalti. C’è da fare, “c’è da investire”, da “trovare qualcuno che crede in noi e far sentire la propria voce se si vuole essere ascoltati” racconta la capitana. Che ha sfornato il suo primo libro: La mia vita dietro un pallone – dai Topolini di Trieste al Mondiale, storia di una campionessa del calcio (De Agostini).

L’atleta che non sognava di fare la calciatrice

“Ho raccontato con naturalezza la mia passione per il calcio – spiega – io seguo l’istinto, la curiosità”. Eppure Gama appare così razionale, un self control invidiabile il suo. Di certo Sara ama il calcio più di ogni altra cosa. “Ho sempre amato solo quello fra tutti gli sport – ci racconta -, non esiste un’altra disciplina che avrei voluto fare scegliendola per la vita, anche se volevano farmi fare atletica, cosa che ho praticato per un po’ “. Da piccola, quando non era a scuola, la capitana passava il tempo libero tirando calci a un pallone. I Topolini di Barcola, sul lungomare di Trieste, erano il suo campo da gioco preferito, e ogni volta che la palla finiva in acqua lei e i suoi amici ne approfittavano per esibirsi in una gara di tuffi. Era l’unica ragazzina in una squadra di maschi e si trovava bene. Tra bambini, se ti impegni e ci metti passione, ti guadagni facilmente l’amicizia degli altri. In una cosa però Sara era diversa dai suoi compagni: non sognava di fare la calciatrice da grande.

Grinta, coraggio e divertimento

Ma, come lei stessa dice, “è il calcio che mi ha scelto”. Il Dio Pallone può molto in Italia. Per fortuna ha rapito Sara e se l’è portata via. Ce l’ha restituita capitana della Nazionale che ha disputato i Mondiali di Francia 2019 conquistando milioni di tifosi. E della Juventus Women, tra i primi club ad acquisire un titolo di Serie A femminile. Grinta e tenacia, la voglia di dare il massimo, il coraggio di superare gli ostacoli. Sono alcune delle caratteristiche della ragazza di 31 anni che adesso tutti gli italiani conoscono. Nel suo libro c’è il racconto di una carriera a caccia di risultati. Quelli che si ottengono rimanendo uniti, perché nel gioco di squadra si condivide tutto: dolori, gioie, fatica, divertimento, impegno, sacrifici, senza mai restare soli.

La passione per le sfide eroiche

Eppure ci sono altri libri sul suo comodino. Fra quelli che ha amato di più, i romanzi storici di Valerio Massimo Manfredi. “Sfide eroiche del mondo antico che mi hanno sempre affascinato – ci spiega Sara -. Da quando da ragazzina lessi Lo scudo di Talos. Servono a trasmettere valori importanti che possono aiutarci”. Difensore di ruolo, Gama è ambasciatrice del calcio italiano nel mondo. Prima di indossare la maglia bianconera ha giocato in diverse squadre di serie A e anche in Francia, al Paris Saint-Germain. Nel suo palmarès si contano un oro all’Europeo Under 19, 4 scudetti, 2 Coppe Italia e 3 Supercoppe italiane. Si è laureata in Lingue e letterature straniere perché in Italia, diversamente da altri Paesi, il calcio per una donna non è ancora riconosciuto come professione – anche quando si è ai massimi livelli – e tutte le giocatrici si assicurano un futuro con un secondo lavoro. Per rappresentare il calcio femminile a tutti i livelli e farne conoscere i valori, Sara è consigliera della Figc, la Federazione che si occupa di organizzare e dettare le regole del gioco del calcio. Crescendo, il suo sogno è diventato quello di tracciare una strada nuova soprattutto per le bambine che, come è stata lei, amano giocare a pallone e sinora non hanno potuto farlo senza affrontare pregiudizi o difficoltà.

Domenico Coviello

Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze, come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione Internet de “La Nazione”, “Il Giorno” e “Il Resto del Carlino”, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni, sempre su Internet, all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a “City”, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli – Corriere della Sera. Un passaggio alla “Gazzetta dello Sport” a Roma, e al desk del “Corriere Fiorentino”, il dorso toscano del “Corriere della Sera”, poi di nuovo su Internet per il sito di news “FirenzePost”. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma, e da qui l’approdo a “Velvet Mag”. Ha collaborato a “Vanity Fair”.

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