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Coronavirus

Scuola, studenti a lezione per strada in tutta Italia: è la “Schools for future” contro la Dad

Proteste in varie città per chiedere il ritorno alle lezioni in presenza

Venerdì. Il giorno della settimana che fin dall’inizio l’attivista per l’ambiente Greta Thunberg ha scelto per protestare a difesa della Terra e contro i cambiamenti climatici provocati da molte azioni sconsiderate del mondo adulto. Venerdì, diventato l’emblema dei Fridays for Future, il movimento giovanile internazionale che a Greta si rifà. E adesso ecco che, di venerdì, cominciano in Italia le Schools for future: studenti delle scuole medie inferiori e superiori che fanno lezioni in piazza per protesta contro la didattica a distanza (la Dad), giustificata dalle autorità nazionali e locali con il dilagare dell’emergenza coronavirus.

Anita e Lisa si alzano solo a fine lezione

È così che a Torino, stamani 13 novembre, tanti ragazzi si sono ritrovati fuori dalla scuola media Italo Calvino e dal liceo classico Vincenzo Gioberti. Con i computer, i tablet e i loro libri hanno seguito le lezioni a distanza, ma in strada e non a casa. Chi seduto per terra, chi sui gradini degli istituti chiusi. All’aperto, come stanno facendo da giorni le due dodicenni della Calvino, Anita e Lisa. Sono loro le prime ad aver lanciato questa forma di protesta giorni fa, sedute al banco per strada, da cui si alzano solo al termine delle lezioni. “Qualcosa è cambiato dopo questi giorni – ha dichiarato Anita, secondo quanto riporta Rainews.it, contenta di vedere altri ragazzi in strada con lei -. C’è più coscienza tra gli studenti, ma anche nelle persone più grandi”.

È nata la “Greta italiana”?

La dodicenne è stata paragonata a Greta Thunberg perché è considerata il volto del neonato movimento. “Io però non voglio essere famosa, voglio solo tornare a scuola“, dice. Sulla scia di Torino, studenti in piazza anche a Milano, e precisamente davanti alla sede della Regione Lombardia. Chiedono la riapertura delle scuole in sicurezza e segnalano l’incongruenza della serrata degli istituti a fronte di tante altre attività giudicate meno essenziali che rimangono aperte. Ci sono “profumerie aperte e scuole chiuse” dice Silvia del Carducci, riporta Rainews.it, per la quale “è incredibile che a differenza di tutti i paesi europei che hanno puntato sulla scuola, in Italia sia la prima cosa che ha chiuso”. Per Silvia, inoltre, “non è possibile che ci siano studenti di serie A e di serie B, c’è chi ha situazioni difficili a casa o che non ha i mezzi per seguire adeguatamente la Dad”.

Pietro e Simone: “Scuola è presenza”

A Firenze ci sono Pietro e Simone di 18 anni. “Stiamo davanti al nostro Liceo Galileo, ci siamo portati il telefono per fare lezione con le cuffie, ci siamo organizzati. Noi riteniamo che non si possa fare lezione a distanza a lungo. Si può apprendere qualcosa ma l’istruzione è un confronto collettivo, seguire in classe è tutt’altra cosa. Per noi la didattica a distanza può essere un modo di stare fermi quando la didattica frontale è infattibile ma vogliamo garanzie che il prima possibile rientreremo in presenza. Vogliamo tornare a fare scuola come è sempre stata pensata, la forza della scuola è la presenza”. Pietro è anche preoccupato per gli esami di maturità che lo attendono a giugno. “Noi ancora non sappiamo come sarà la maturità – spiega – e ci preoccupa un altro possibile stop nella seconda metà dell’anno scolastico”.

Conte: “I ragazzi rispettano le regole”

Sulla questione scuola, è intervenuto oggi 13 novembre il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, parlando all’evento Cgil Futura 2020. “È importante mantenere la didattica in presenza, anche perché i dati del governo dimostrano che “la scuola, di per se stessa, non è un focolaio di contagio“, ha detto. “Dobbiamo essere molto franchi. Le nostre ricerche ci dicono che le scuole di per se stesse non sono focolai di contagio”. Insomma, “abbiamo un approccio molto pragmatico. Ovviamente c’è anche però il valore ideale della formazione in presenza, la relazione personale tra docente e alunni è fondamentale.” “Poi è chiaro – ha precisato -: quello che avviene intorno alle scuole, prima e dopo, può costituire un focolaio. Ecco perché dobbiamo puntare al rispetto delle regole – mascherine, igienizzazione – però l’esperienza empirica ci dimostra che i ragazzi rispettano molto le regole. Certo, poi nel fine settimana vediamo delle immagini…”.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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