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Attualità

“Questo è il momento di agire”: Chiara Ferragni e la sua (nostra) battaglia

Essere donna nel 2020

Questa è una battaglia che dobbiamo vivere e combattere tutti insieme. Spero che questo aiuti a capire gli errori di giudizio che facciamo, dobbiamo costruire una società migliore. Questo è il momento”. Chiara Ferragni

 

Infermiera (anche quando ci si rivolge a un neurochirurgo), mamma (la parola con cui, ancora nel 2020, si intende persona che si occupa della casa, che cucina, stira, riordina e piega la biancheria), donna delle pulizie (come se gli uomini non sapessero cos’è un’aspirapolvere), casalinga (quindi?), segretaria (il più delle volte sta per dirigente donna) e così via. Ci raccontiamo di aver fatto salti mortali, di aver preso in mano il mondo e averlo fatto nostro; ci raccontiamo di aver lasciato usi e costumi medievali alla memoria dei libri di storia. Ma… “rifallo tu il letto, lo fai meglio”, “tu resta qui, vado io a risolvere le questioni importanti”, “Non c’è più biancheria nel cassetto”, “da quand’è che non fai una ceretta?”, “se la sarà cercata”, “hai delle mani da strega, metti lo smalto”, “non puoi mettere delle foto così sui social, diranno che sei una…”, “con quella gonna poi…”, “smettila di fare la matta, avrai il ciclo”. Ci stiamo raccontando un mucchio di sciocchezze. Il mondo non è cambiato. Gli smartphone hanno rimpiazzato il piccione viaggiatore, questo sì, ma il resto non è poi così diverso.

Quando poi si parla di femminismo lo si associa a un moto di rivalsa, come se sia una ripicca infantile e goliardica. Perché d’altra parte “tu resta qui, vado io a risolvere le questioni importanti”. E quando poi si discute di femminicidi, dati, statistiche, spunta sempre fuori un’altra frase cult “e perché non si parla mai della violenza sugli uomini?”. E poi quel “sì, ma aveva bevuto”, oppure “aveva un top invisibile”. Altre frasi cult di cui, paradossalmente, si va fieri e non ci si vergogna. Mai.

Concetti di un’importanza estrema, banalizzati e affrontati con la superficialità di chi “le donne il fuorigioco non lo capiranno mai”. Certo, perché è difficile; solo un intelletto superiore e sublime può effettivamente comprendere una regola così complessa. Banalizzati e affrontati con la superficialità di chi “io sono una donna, il mio compito è fare la mamma, non fare carriera. Quello spetta ai papà”. Intelletto superiore e sublime, si diceva. Come se ricoprire un ruolo possa equivalere a determinare i valori di un essere umano.

Certi che tale intelligenza possa comprendere anche l’ironia, si arriva a Chiara Ferragni. Perché? Perché con la sua naturalezza, il linguaggio diretto di chi “non sono una senatrice, ma una di voi”, l’influencer da 22 milioni di follower ha scelto di aprire un dibattito poderoso e ci è riuscita. Ha scelto di rispondere con garbo all’odio e ha chiesto alle donne di volersi bene, di fare squadra.

“Quanto è brutto da donne dare della tro*ia alle altre come dispregiativo. Questo è il momento di incazzarsi”

 

“Questo è il momento di prendere posizione, di cercare alleati tra noi donne e tra gli uomini che la pensano così. Io mi sento in una posizione molto privilegiata per le tante persone che mi ascoltano, giorno dopo giorno. Sento di dover fare approfondimento su questi temi e ripostare anche persone che ne parlano. Questa è una battaglia che dobbiamo vivere e combattere tutti insieme. Spero che questo aiuti a capire gli errori di giudizio che facciamo, dobbiamo costruire una società migliore. Questo è il momento”. A parlare è Chiara Ferragni che ha utilizzato Instagram per diffondere un messaggio di grande rilevanza.

L’imprenditrice, non solo digitale, ha affrontato con sincerità e serio rammarico una serie di tematiche forti; ha parlato, senza censure e finti ammonimenti, di Slut-shaming, maschilismo, vittimizzazione del carnefice. Un discorso a cuore aperto che, anche a distanza di giorni, con un eco esorbitante, ci costringe a riflettere sulle scelte verbali e/o fisiche che, anche inconsapevolmente, per mero difetto di fabbrica, commettiamo nel nostro quotidiano.

Questa è una battaglia che dobbiamo vivere e combattere tutti insieme. Spero che questo aiuti a capire gli errori di giudizio che facciamo, dobbiamo costruire una società migliore. Questo è il momento”.

Viviana Gaudino

Nata e cresciuta a Napoli, dopo aver conseguito la laurea triennale in Lettere Moderne alla Federico II, si è trasferita a Roma dove ha studiato Editoria e Scrittura alla “Sapienza” e ha portato a termine il percorso con lode. La grande passione per i libri e la letteratura l’hanno spinta a portare avanti il progetto di entrare nel mondo dell’editoria e della comunicazione: ha infatti partecipato al master “Il lavoro editoriale”, promosso dalla Scuola del libro di Roma, e a numerosi workshop improntati sulla stesura e la correzione di testi. Dopo svariate esperienze come Redattrice, Editor e Social Media Manager è approdata nella redazione centrale Velvet Mag.
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