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Marinella Senatore: «La mia installazione a Palazzo Strozzi per celebrare la tradizione» [INTERVISTA ESCLUSIVA]

L'artista ha illuminato il mondo della cultura con un'opera d'arte ispirata alle luminarie tipiche della tradizione meridionale. Accade a Firenze, a Palazzo Strozzi

Nel buio che ha oscurato la cultura italiana in questi mesi, ecco una luce che scalda il cuore come sempre è avvenuto durante le festività natalizie, ma che molto probabilmente quest’anno assumerà un valore ancora più profondo. A diffonderla è We Rise by Lifting Others (Ci eleviamo sollevando gli altri), l’installazione di Marinella Senatore (1977, Salerno) pensata appositamente per il cortile di Palazzo Strozzi a Firenze, a cura di Arturo Galansino. L’opera – così come tutto il progetto – propone una riflessione riguardo ad alcuni concetti oggi fortemente messi in discussione dalle conseguenze della pandemia: la comunità, la vicinanza e la relazione.

Quella stessa pandemia non ha di certo risparmiato l’organizzazione del museo toscano, diretta da Arturo Galansino, che però ha dimostrato di saper gestire perfettamente. Infatti, il Direttore della Fondazione Palazzo Strozzi ha dichiarato in proposito: «A causa del Covid-19 abbiamo dovuto modificare la nostra programmazione espositiva che, in autunno, avrebbe previsto la personale di Jeff Koons, slittata quindi al prossimo anno. Il progetto di Marinella è nato come una reazione al difficile periodo che stiamo attraversando, perciò amo interpretare la sua opera come un arco che mi auspico ci conduca verso un futuro migliore».

I workshop on-line

Tuttavia, We Rise by Lifting Others comprende anche un calendario di workshop digitali ideati dall’artista per l’occasione, ai quali sono state invitate a partecipare oltre cento persone selezionate tra gruppi, istituzioni e associazioni che in passato avevano già collaborato con la Fondazione: studenti, frequentatori di RSA, detenuti, insegnanti, educatori, volontari e artisti. Queste attività sono finalizzate a compiere un’indagine a proposito del rapporto tra individuo e corpo, in quanto attori principali della vita comunitaria. Successivamente, i contenuti elaborati durante questa esperienza saranno resi pubblici attraverso i canali digitali di Palazzo Strozzi.

Da non perdere è anche il fitto programma di conversazioni on-line rivolto a tutto il pubblico, al quale prenderanno parte varie personalità del mondo dell’arte – e non solo – come la curatrice spagnola Chus Martínez, il collettivo russo Pussy Riot e Maria Grazia Chiuri, Direttrice creativa delle collezioni donna Dior.

Marinella Senatore, We Rise By Lifting Others, cortile di Palazzo Strozzi, 2020, ©photoOKNOstudio

 

L’installazione We Rise by Lifting Others

Ma torniamo all’installazione, visibile tutti i giorni, anche dalla strada, dalle 9 alle 20. Alta oltre dieci metri e costituita da centinaia di luci LED, We Rise by Lifting Others si ispira alle luminarie della tradizione popolare dell’Italia meridionale, non a caso nasce dalla stretta collaborazione tra l’artista ed un laboratorio di artigiani pugliesi.

Tra i fastosi decori che si rifanno chiaramente al barocco leccese, si distinguono anche alcune frasi poetiche intese ad attivare le nostre coscienze in quanto parte di una comunità. Notata per il suo straordinario talento dalla sopracitata Maria Grazia Chiuri, Marinella Senatore è stata anche l’autrice delle affascinanti installazioni che, in luglio, a Lecce, hanno fatto da cornice alla sfilata di Dior per la presentazione della collezione Cruise 2021: un successo internazionale.

In generale, Marinella Senatore è conosciuta soprattutto per le sue performances che coinvolgono vastissimi gruppi di persone, spesso persino comunità intere; perciò, la sua pratica artistica può essere anche definita come “arte partecipativa”. Tuttavia, l’artista, si avvale anche di altri linguaggi espressivi come collages, dipinti, video, fotografie ed installazioni, per l’appunto, e vanta esposizioni in alcuni tra i più importanti musei del mondo.

Intervista a Marinella Senatore

La pandemia immagino abbia messo a dura prova un’artista come te, abituata a lavorare con grandi gruppi di persone… È stato davvero così?

È stata una bella sfida sì, ma credo possa essere definita tale soltanto in parte. Mi spiego meglio: è vero che in Italia sono conosciuta soprattutto per le performances, ma all’estero lavoro con le luminarie dal 2016. Vivo a Parigi, ma poco prima del lock-down mi sono trasferita a Roma dove credo rimarrò almeno per un altro anno. I miei amici all’inizio dell’emergenza sanitaria, preoccupati, mi chiedevano: «adesso come farai, tu che di solito realizzi mostre con migliaia di persone?».

Ho sempre risposto che quella era soltanto una delle tante declinazioni dei miei progetti, infatti si può partecipare a un evento in vari modi, per esempio anche virtualmente. Pertanto, ho semplicemente potenziato le piattaforme di cui già mi avvalevo e ho cominciato a presentare anche in Italia quella parte di lavoro che, come dicevo poc’anzi, era conosciuta soprattutto all’estero.

Marinella Senatore e Arturo Galansino davanti a “We Rise By Lifting Others”, cortile di Palazzo Strozzi, 2020, ©photoOKNOstudio

 

Non a caso una parte fondamentale del tuo progetto fiorentino è costituita proprio da una serie di incontri in digitale, pertanto devo dedurre per te sia uno strumento molto utile per creare connessioni…

Assolutamente sì, perché il digitale mi consente sia di raggiungere un numero ancora più elevato di persone rispetto al “normale”, sia di coinvolgere determinate fasce di persone che in presenza non potrebbero partecipare. Mi riferisco alle donne in carcere, per esempio, con le quali sto avendo un dialogo che “dal vivo” molto probabilmente non avrei potuto costruire. Questo significa riflettere sul tema della socialità, nonostante i disagi provocati dalla pandemia.

In generale, chi sono gli interlocutori della tua arte?

Non mi interessa parlare soltanto agli esperti d’arte o agli addetti ai lavori, perché voglio arrivare a tutti. Le persone che partecipano alle mie performances al 96% frequentano sporadicamente i musei, se non addirittura mai; non amo gli elitarismi nell’arte contemporanea, perché rischiano soltanto di generare processi autoreferenziali inutili.

L’installazione per Palazzo Strozzi

Veniamo ora alla tua installazione per Palazzo Strozzi che si ispira alle luminarie tipiche del meridione. Puoi spiegarci qualcosa di più in proposito?

Innanzitutto, ci tengo a precisare che queste luminarie non devono essere interpretate in senso “campanilistico”. Nonostante io sia originaria di Salerno, non intendo ricollegarmi alla memoria personale e non mi interessa nemmeno l’aspetto religioso perché sono laica. A me interessano le tradizioni popolari, così come la danza e la musica popolare, l’artigianato, che analizzo dal punto di vista sociale.

Quindi qual è la corretta interpretazione?

L’ho concepita come un’architettura effimera e soprattutto temporanea, in linea con il periodo che stiamo vivendo, ma che sono sicura passerà per lasciare corso a tempi migliori. Normalmente le luminarie evocano un’idea di festa e celebrazione, oltre a definire uno spazio sociale, cioè uno spazio in cui ci si può radunare fisicamente e mentalmente, dove possono accadere infinite cose.

Ebbene We Rise by Lifting Others, pur mantenendo questa idea celebrativa, oggi non può creare uno spazio fisico di aggregazione, ma emotivo e concettuale sì. È uno spazio che esiste nella nostra mente inteso a celebrare qualcosa che al momento non è possibile vivere appieno: le transizioni, i legami, le relazioni. La luminaria è lì apposta per ricordarci l’importanza di questi valori.

Dior Cruise show, Installation view at Piazza Duomo, Lecce, foto di Alessandro Garofalo, Courtesy Dior

 

Le citazioni nei lavori di Marinella Senatore

Una componente importante del tuo lavoro è anche quella testuale, poiché spesso nelle tue installazioni compaiono citazioni di personaggi o intellettuali famosi. Lo stesso avviene nell’opera presentata a Palazzo Strozzi, in cui campeggia in maniera ben visibile la scritta We Rise by Lifting Others. Quest’ultima – come già accennato – coincide anche con il titolo dell’intero progetto. A cosa rimanda esattamente?

Sì, nell’installazione a Firenze sono tre le citazioni che si vanno a mescolare alle luci. In particolare, quella a cui ti riferisci l’ho estrapolata da un’immagine d’archivio degli anni ’70, in cui era ritratto un ragazzo intento a manifestare pacificamente a New York. Sulla sua t-shirt era stampata la scritta We rise by lifting others (Ci eleviamo sollevando gli altri): un vero concentrato di energia, di cui mi sono appropriata per veicolare un messaggio di incoraggiamento rivolto alla società.

Invece, quali sono le altre due?

Una è The world community feels good che ho preso “in prestito” dal celebre filosofo polacco Zygmunt Bauman. In questo modo ho voluto insistere sia sul significato di appartenenza ad una comunità, sia sull’importanza di farne parte. L’altra invece è Breathe, You Are Enough, anche in questo caso tratta da una fotografia d’archivio di una manifestazione di strada. Personalmente l’associo a un’istanza femminista, ovvero ad un patriarcato sempre più prevaricante nei confronti della donna, alla quale, a sua volta, viene chiesto di essere sempre “di più”, sempre al massimo. Tuttavia, questa frase può essere letta anche in chiave universale come un’esortazione ad affrontare la vita con più calma.

Marinella Senatore per Dior

Cambiamo discorso e arriviamo alla sfilata di Dior per la quale Maria Grazia Chiuri – direttore creativo della maison francese – ha espressamente richiesto il tuo intervento per trasformare la Piazza del Duomo a Lecce in un palcoscenico a cielo aperto. Una fusione di danza, arte e moda che ha dato vita ad uno spettacolo dai tratti quasi magici. Come è avvenuto l’approccio e cosa ti ha lasciato quell’esperienza?

È stata un’esperienza che non potrò mai dimenticare. Maria Grazia Chiuri aveva visto alcune mie installazioni simili in America, le sono piaciute e quindi mi ha contattato per una collaborazione. L’aspetto che ho più apprezzato di lei è che mi ha lasciato sempre piena libertà, sia in quanto a progettazione, sia in quanto alla scelta di dove intervenire. Per esempio, non mi è mai stato chiesto di ispirarmi ai vestiti, ma anzi, forse è avvenuto proprio il contrario. Ho sempre cercato di attenermi a quella che, come già ho spiegato, è una tematica per me assai cara: la tradizione. Il risultato è stato un evento straordinariamente corale che ha saputo riportare al centro dell’attenzione la vitalità della piazza.

Marinella Senatore, We Rise By Lifting Others, dettaglio, cortile di Palazzo Strozzi, Firenze, 2020, ©photoOKNOstudio

 

In ogni caso, come ti sei rapportata al mondo della moda? È stato complicato varcare le soglie di un altro settore, seppur complementare?

Assolutamente no, sono sempre stata un’artista multidisciplinare; considera che vengo dalla musica classica e dal cinema, oltre che dall’arte, per cui per me non esiste una divisione tra i vari settori, perché non riesco proprio a concepire la creatività per compartimenti stagni. In generale, trovo che questo tipo di approccio sia una grande ricchezza per un artista.

I progetti futuri

Torniamo ad oggi. Nonostante immagino questo progetto a Firenze ti stia assorbendo molto tempo, hai qualcos’altro all’orizzonte? O forse il Covid-19 ha rallentato la tua attività?

Assolutamente no, per fortuna ho moltissimi impegni al di là di questa mostra. Ho appena inaugurato a Madrid la mia prima personale in Spagna, nel frattempo è in corso una mostra al Museo Pecci di Prato che a breve vedrà anche la pubblicazione di un libro d’artista. Poi sono presente alla Biennale di Bangkok che ha aperto da poco, ma anche alla Biennale Momentum in Norvegia e l’anno prossimo, invece, parteciperò a quella di San Paolo in Brasile. E altro ancora. Oddio solo a pensarci mi viene il mal di mare! (ride, n.d.r.)

 

INFORMAZIONI

Marinella Senatore

We Rise By Lifting Others (Ci eleviamo sollevando gli altri)

a cura di Arturo Galansino

Dal 3 dicembre 2020 al 7 febbraio 2021

Cortile di Palazzo Strozzi

Piazza degli Strozzi, Firenze

Dalle ore 9 alle 20

www.palazzostrozzi.org

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Manuela Valentini

Arte&Cultura Manuela Valentini lavora tra Roma e Bologna. Laureata in Storia dell’Arte Contemporanea all’Università di Bologna, è curatrice indipendente di mostre d’arte contemporanea in Italia e all’estero. Tra i vari progetti realizzati, si ricorda New Future – una collettiva promossa da Visioni Future, MAMbo e BJCEM – durante la quale sono stati presentati i lavori di tredici artisti visivi selezionati al W.E.Y.A World Event Young Artist di Nottingham. Ha inoltre curato un focus a proposito dell’arte giovane italiana in occasione di Mediterranea 16, la sedicesima edizione della Biennale dei Giovani Artisti del Mediterraneo. Infine, nel 2014 ha portato un’installazione di Marcos Lutyens in esposizione al MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna. Iscritta all’ordine dei giornalisti dell’Emilia-Romagna, si è occupata di due rubriche (Ritratto del curatore da giovane e L’altra metà dell’arte) per Exibart – per cui continua a scrivere – ma l’esordio in ambito giornalistico è avvenuto nel 2010 sulle pagine culturali de Il Resto del Carlino.
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