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Crisi di governo: rinviato l’incontro fra Conte e Renzi, verso la stretta di Natale e il nuovo Dpcm

Tensione fra il leader di Italia Viva e il premier mentre M5S scaccia l'ipotesi rimpasto

Ascolteremo tutti i partiti, per fare in modo che l’azione di governo riparta in modo più coeso e condiviso”. Così in un’intervista al quotidiano torinese La Stampa il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, prova a stemperare le tensioni sempre più forti negli ambienti di maggioranza. Aleggia ormai sull’esecutivo, in questo scampolo di fine 2020, aria di crisi. Il premier, infatti, si riferisce alla cosiddetta verifica di governo – un’anticamera di possibili crisi parlamentari – e sottolinea che l’esecutivo “deve andare avanti, ma a certe condizioni e non a qualsiasi costo. Si può governare solo se c’è fiducia reciproca”.

I messaggi del premier

Paletti, dunque. Il Pd, gli stessi M5S pilastro del governo e, soprattutto, Italia Viva di Matteo Renzi, sono avvisati. Conte allude la fatto che il momento è grave, non è certo ora che si può pensare a far cadere l’esecutivo. E inoltre preannuncia nuove restrizioni: “Abbiamo già predisposto un piano dedicato specificamente alle feste natalizie. Ci stiamo riflettendo. Dobbiamo scongiurare ad ogni costo una terza ondata”.

Italia Viva si prepara alla battaglia

Dal canto suo Italia Viva ha chiesto al presidente Conte di spostare l’incontro fissato per le 13 di oggi 15 dicembre a Palazzo Chigi. Le ragioni dell’annullamento dell’appuntamento sono da ricercare nell’assenza della ministra Teresa Bellanova, impegnata a Bruxelles. Bellanova è un osso duro e una leader carismatica che, dal suo punto di vista, Matteo Renzi vuole al suo fianco nella ridefinizione programmatica dell’esecutivo che ha in mente. L’incontro, fanno sapere fonti di Italia Viva, sarà dunque spostato ai prossimi giorni, probabilmente entro venerdì prossimo 18 dicembre. Attenzione, è solo una “tregua armata”: Renzi vuole assicurazione da Conte sulla gestione del Recovery fund e, più in generale, sul “peso” politico dei suoi ministri in Cdm.

Di Maio e il M5S

A Palazzo Chigi, in ogni caso, i summit si susseguono a cadenza ormai quotidiana. Il 14 dicembre si è tenuta la prima giornata della verifica di governo. Conte ha scelto di vedere le delegazioni di maggioranza a partire dal gruppo con il maggior numero di parlamentari, ovvero il M5S. Sia dai pentastellati che dal Pd si scaccia la prospettiva di un rimpasto come un qualcosa di assolutamente insensato, almeno in questo momento. “È un tema surreale, non siamo disponibili”, dice Vito Crimi. Mentre Luigi Di Maio su Facebook sostiene che “parlare di poltrone davanti a una crisi come quella che stiamo vivendo è surreale“.

Zingaretti e il Pd

“Noi crediamo che l’azione di questo governo debba andare avanti – sostiene invece il segretario del Partito democratico, Nicola Zingaretti – con una grande sintonia con i problemi degli italiani. Credo sia stato un incontro molto utile, che ha ripreso lo spirito dell’incontro tra i leader del 5 novembre. Non abbiamo parlato di rimpasto”. Nelle prossime ore sarà il turno della compagine di Liberi e Uguali (LeU).

Verso un mini lockdown

In Italia si continuano a sfiorare i 500 morti al giorno per il Covid. La situazione, dunque, è molto pesante. Del vaccino se ne parlerà nella seconda metà di gennaio. E ci vorranno mesi – entro settembre 2021 secondo il commissario Arcuri -, per portare a termine la più massiccia campagna di vaccinazione che l’Italia abbia mai visto. Tutto ciò non “schermerà” automaticamente gli italiani da una possibile terza ondata di coronavirus. Mascherine, igiene e distanze si dovranno continuare a osservare almeno per tutto il prossimo anno. Gli osservatori collocano la terza ondata a primavera se per Natale e Capodanno non si stringeranno le maglie delle libertà collettive con un nuovo Dpcm. Quello, appunto, che è in arrivo. L’ipotesi è quella di una zona rossa nazionale nei giorni festivi e prefestivi – un lockdown di fatto -, dalla vigilia a Santo Stefano, da San Silvestro a Capodanno, solo con i servizi essenziali aperti. Oppure quella – più probabile – di una sorta di grande zona arancione, con i negozi aperti e i ristoranti chiusi. E con il coprifuoco anticipato alle 18 o alle 20.

 

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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