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In libreria: “Dimmi che non può finire”, di Simona Sparaco

Le "date di scadenza" di sogni e amori, il desiderio e la paura di rischiare

Ci sono storie che non sono semplicemente tali. Perché rappresentano qualcosa di più: sono percorsi interiori. Vite vissute di un protagonista che parla alle nostre, di vite. E che ci aiuta ad affrontare i crinali più scoscesi. Cosa faremmo, ad esempio, se sapessimo la data di scadenza di ogni cosa che ci capita? La vivremmo lo stesso, con la certezza di perderla, oppure la eviteremmo per non provare dolore? È a questo dilemma che Simona Sparaco – finalista nel 2013 al Premio Strega con Nessuno sa di noi (Giunti), sceneggiatrice e scrittrice prolifica tradotta in molti Paesi – dedica il tema portante del suo ultimo libro: Dimmi che non può finire (Einaudi).

È la storia di una donna, un uomo e un bambino che si riconoscono a vicenda. E riconoscendosi smettono di avere paura. Fin da quando era piccola, Amanda, la protagonista, crede di poter conoscere in anticipo il giorno in cui finirà ogni gioia che la riguardi: tutte le volte che una situazione la rende felice, le cifre arrivano in serie e puntuali a indicarne la data di scadenza. Così, per timore, lei gioca in difesa. E, quasi sistematicamente, si sottrae a ogni possibilità di realizzazione. Impedisce a se stessa di sognare. Dove sogno non sta per fuga dalla realtà ma per progetto di vita da vivere fino in fondo.

Simona Sparaco: un libro nato a cena con le amiche, diventerà un film

L’idea di questo libro è nata una sera a cena con le amiche – spiega Simona Sparaco a VelvetMag -. Sono molto soddisfatta di come il pubblico lo sta accogliendo e lavoro a una sceneggiatura per farlo diventare un film“. Intanto, però, “partiamo dal libro“. E torniamo ad Amanda. Che non ha un fidanzato, abita in casa con la madre e non ha molti amici, a parte una soubrette tanto avvenente quanto cinica. E una vicina che è anche la sua psicoterapeuta. Il giorno in cui perde l’ennesimo lavoro, Amanda accetta di occuparsi di un bambino di sette anni, sebbene i bambini non le piacciano. Anzi, proprio per questo. Se svolge un lavoro che non la soddisfa, allora quel lavoro non potrà perderlo mai. Samuele però le somiglia: è un po’ disadattato, orfano di madre e bisognoso d’amore. Grazie al rapporto con lui e con suo padre, Davide, Amanda tenta di affrontare i nodi della propria esistenza. Finché i numeri non la sfidano con una nuova data di scadenza. È il momento di scegliere se rinunciare ancora alla vita oppure, per la prima volta, rischiare.

I giovani e il loro mondo da valorizzare

Vedo i ragazzi di oggi molto disincantati e la tempo stesso fragili – riflette Simona Sparaco -: il personaggio di Amanda che gioca in difesa con la paura di fallire mi fa pensare a loro, a volte“. La scrittrice pensa ai più giovani anche perché nel 2019, sotto lo pseudonimo di Margie Simmons ha esordito nella narrativa per ragazzi con il romanzo Lostland. Ally Gram e la terra degli oggetti smarriti (DeA) ideato insieme alla nipote Margherita. “Nel 2021 uscirà il secondo libro di Lostland, storie degli oggetti smarriti, di che fine fanno, e di che vita riacquistano se riusciamo ad aprire la porta del mondo in cui rinascono“.

Simona Sparaco libro Dimmi che non può finire

Domenico Coviello

Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze, come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione Internet de “La Nazione”, “Il Giorno” e “Il Resto del Carlino”, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni, sempre su Internet, all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a “City”, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli – Corriere della Sera. Un passaggio alla “Gazzetta dello Sport” a Roma, e al desk del “Corriere Fiorentino”, il dorso toscano del “Corriere della Sera”, poi di nuovo su Internet per il sito di news “FirenzePost”. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma, e da qui l’approdo a “Velvet Mag”. Ha collaborato a “Vanity Fair”.
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