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In libreria: “Gridalo”, di Roberto Saviano

Da Giordano Bruno ad Hulk Hogan i compagni di viaggio dello scrittore ribelle

Passati i quarant’anni, Roberto Saviano si volta indietro per tornare a guardare meglio avanti. È anche così che possiamo intravedere in filigrana lo scrittore casertano nel suo Gridalo (Bompiani), uno dei libri più in vista sugli scaffali natalizi delle librerie, in questa fine anno 2020. Un volume di 531 pagine pubblicato per la collana Overlook di Bompiani (22 euro) tramite il quale il giornalista si rivolge allo studente che è stato. Al Roberto “rivoluzionario” dei suoi 16 anni, che guidava la contestazione scolastica al Liceo Diaz di Caserta. “Parlo a te come se tu fossi un altro me”, scrive l’autore all’altro se stesso 16enne di oggi.

E inizia a raccontare al giovane i meccanismi della macchina del fango. Quel coacervo implacabile e stritolante di cattiveria che egli stesso subisce. Perché, esaltato come un eroe della denuncia contro il malaffare camorristico e politico, adesso spesso si trova a doversi difendere: accusato di protagonismo, presenzialismo, egocentrismo. Proprio nei giorni scorsi, la Vigilia di Natale, il Comune di Verona gli ha revocato la cittadinanza onoraria. “Fomenta l’odio ideologico”, è l’accusa. La risposta di Saviano non si è fatta attendere. Ma in fondo non ce n’era bisogno. Perché il lettore, con Gridalo, avrà modo di comprendere meglio le ragioni, anche se è ovviamente legittimo non sempre condividerle, che portano Roberto Saviano a continuare la sua battaglia a colpi di penna.

Trenta affreschi di uomini e donne per gridare contro l’indifferenza

Per farlo l’autore chiama a sé personaggi illustri, quasi fossero testimoni, compagni di viaggio. Sono 30 “affreschi”, in 7 capitoli, di personaggi le cui vite hanno subito – ma in alcuni casi invece hanno creato – la violenza di questa macchina del fango. Ecco perché occorre “gridare”. L’invito dello scrittore all’altro se stesso adolescente è quello di gridare. Gridare “quando ti costringono alla banalità della semplificazione”, “quando sta per vincere – anche in te – la certezza che nulla cambierà”. Ma anche “quando coprono di fango gli uomini di buona volontà, quando deridono gli eroi”. Gridare, infine, contro gli indifferenti, coloro che si voltano dall’altra parte.

Un altro mondo è ancora possibile?

Ecco che allora nel libro riprendono corpo, quasi fossero di nuovo fra noi, Ipazia, Giordano Bruno, Anna Achmatova, Robert Capa, Jean Seberg, Martin Luther King, Francesca Cabrini e molti altri. Come i sorprendenti come Hulk Hogan, l’inventore della macchina del fango Joseph Goebbels, George Floyd, due giovani italiani costretti a emigrare. Donne e uomini le cui storie svelano dinamiche nascoste, pericolose, e pongono domande ineludibili. La competizione feroce, la sensazione di essere ridotti a consumatori manipolati dagli algoritmi, una propaganda bugiarda e invasiva: davvero questo è il solo mondo possibile? E perché quando qualcuno alza la voce per ottenere giustizia c’è sempre chi insinua che lo faccia per tornaconto personale, chi lo mette in ridicolo mostrandone le contraddizioni? No: non occorre essere santi per lottare. Basta cominciare a farlo.Gridalo libro Roberto Saviano

Domenico Coviello

Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze, come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione Internet de “La Nazione”, “Il Giorno” e “Il Resto del Carlino”, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni, sempre su Internet, all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a “City”, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli – Corriere della Sera. Un passaggio alla “Gazzetta dello Sport” a Roma, e al desk del “Corriere Fiorentino”, il dorso toscano del “Corriere della Sera”, poi di nuovo su Internet per il sito di news “FirenzePost”. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma, e da qui l’approdo a “Velvet Mag”. Ha collaborato a “Vanity Fair”.

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