"
NewsPolitica

Crisi di governo, Renzi sfida Conte e fissa i punti dell’intesa: “O così o lasciamo”

Senza accordo su Mes, Tav e servizi segreti, Iv pronta a uscire dall'Esecutivo

“Servizi segreti, Tav, Mes: su questi punti non torniamo indietro”. È perentorio Matteo Renzi nello stabilire pubblicamente i punti irrinunciabili per Italia Viva sul Recovery fund e l’emergenza Covid. Punti tutti politici. Per quella che appare una sempre più vicina crisi di governo. Il leader di Italia Viva sfida ormai apertamente il premier Giuseppe Conte e i punti in disaccordo sono parecchi.

I nodi dell’intesa

La lista delle richieste renziane, dettagliatamente resa nota il 28 dicembre al Senato, si declina in 61 nuclei di potenziale conflitto. Sessantuno questioni ai quali però Iv “accompagna” delle controproposte racchiuse in un piano che si chiama “Ciao”. Acronimo di cultura, infrastrutture, ambiente, opportunità. Dentro non ci sono grandi sorprese. Le richieste di Renzi sono quelle anticipate nei giorni scorsi, a partire dal Mes. “Ora la palla è a Conte. Se su questi punti troveremo un accordo, bene. Altrimenti le ministre e il sottosegretario Scalfarotto lasceranno. Dovranno fare a meno di noi, auguri”.

Recovery: il piano per i fondi europei

Una nuova puntata, insomma, nelle fibrillazioni di governo che non si può per nulla escludere che portino a una crisi e breve. Ora si aprirà una fase di confronto al Mef (Ministero economia e finanze) con il ministro Roberto Gualtieri sui saldi del Recovery. Dovrebbe poi arrivare il momento della sintesi politica con il presidente del Consiglio. E questo passaggio è verosimile che slitti ormai a dopo Capodanno. Renzi boccia la proposta Conte sul Recovery plan senza mezza termini: “È un collage raffazzonato senza anima e senza ambizione”. E lancia le controproposte del piano “Ciao” che prevede anche lo Ius Culturae e la difesa del garantismo. “Chiediamo al governo un salto di qualità, perché questo piano così com’è è deludente”, ribadisce il leader di Iv.

I progetti di Pd e LeU

Anche LeU ha consegnato il documento sul Recovery e il Pd si appresta a farlo. Ma rispetto al giudizio senza appello di Renzi, i dem si smarcano. “Non è tutto da rifare”, ha precisato Nicola Zingaretti rispetto a ricostruzioni di stampa. “Il Pd su richiesta del presidente del Consiglio sta lavorando a un documento da consegnare prima della riunione del Consiglio dei ministri che lo dovrà adottare per poi iniziare l’iter parlamentare. Sono settimane che lavoriamo per contribuire a scelte strategiche per l’Italia. Lo abbiamo fatto sempre in maniera costruttiva e responsabile, continuiamo e continueremo a farlo con questo spirito”.
Il documento di Leu pone l’accento in particolare sulle infrastrutture sociali e la sanità di cui il capodelegazione Roberto Speranza è titolare. “Nel documento abbiamo ritenuto fondamentale riaffermare che i fondi destinati alla sanità, pari ad appena 9 miliardi, sono largamente insufficienti”.

Vicini alla resa dei conti

Dietro ai documenti e le indicazioni di merito, resta la minaccia dello show down (resa dei conti) confermata anche oggi 29 dicembre da Renzi. Una vera e propria “spada di Damocle” sul governo Conte. Senza accordo, Iv lascia. Anche se Renzi, precisa AdnKronos, chiarisce che il piano “Ciao” non vuole essere un anticipo del saluto a Conte. “Si era pensato anche di usare l’acronimo Goal: giovani, opportunità, ambiente, lavoro…”. E a chi gli chiede della possibilità di voto anticipato in caso di crisi e un’eventuale lista Conte evocata, tra gli altri, da Goffredo Bettini, Renzi risponde con scetticismo. “Dico che un’alleanza elettorale con chi dice no al Mes, no all’alta velocità, sì al giustizialismo e no alla crescita, faccio un po’ fatica a farla. Se però il Pd si trova bene, ciascuno può cambiare…”.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

Back to top button
Privacy