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Trump, ritratto del presidente dopo i fatti di Capitol Hill: chi è davvero il tycoon e cosa ha in mente

Il trumpismo non morirà e il magnate di New York cercherà la riscossa

Di lui si sa tutto. Tutto e niente, se volete. Perché come si fa a definire “The Donald”, il tycoon che si è fatto presidente degli Stati Uniti contro ogni pronostico 4 anni fa. E che adesso sembra un Macbeth shakespeariano al crepuscolo. Tramonta il Trump politico, dicono alcuni osservatori in queste ore a ridosso della tragedia di Capitol Hill – 4 morti e 13 feriti per l’assalto sconsiderato e inutile alla sede del Congresso – ma il “trumpismo” resiste. Eccome. “La nostra lotta è solo all’inizio” ha dichiarato oggi 7 gennaio il magnate newyorkese dalla Casa Bianca, in quelli che, per lui, sembrano gli ultimi giorni di Salò.

Lo scontro con i suoi fedelissimi

Ma il presidente uscente non molla. Non ci sta. Davanti all’ormai avvenuta proclamazione ufficiale di Joe Biden presidente da parte del Campidoglio, Trump ha attaccato anche Mike Pence, il suo vice per quattro anni alla Casa Bianca. Una figura, quella di Pence, che ora si staglia quale garante del voto degli americani. Se è vero che la Commissione giudiziaria della Camera dei Rappresentanti gli ha chiesto di invocare il 25º emendamento della Costituzione per rimuovere formalmente, subito, il presidente uscente dal suo incarico. E mentre Trump è stato bannato dai social, Pence ha pensato bene di mettere quale foto di copertina del suo profilo Twitter personale, un’immagine che ritrae, sia pure di spalle, Joe Biden e Kamala Harris.

Campagna elettorale permanente

Cosa farà adesso Trump, di qua al 20 gennaio, giorno del giuramento di Biden e Harris? Impossibile saperlo con certezza. Il magnate probabilmente non si fermerà. Tenterà di rilanciare il suo ruolo, magari con una ricandidatura a effetto mediatico in vista delle presidenziali del 2024 di comizio in comizio. E sta creando un network televisivo tutto suo. Nel corso della sua ultradecennale carriera di uomo d’affari si è risollevato spesso da inchieste giudiziarie, indagini per bancarotta, fallimenti e successi alternati alla velocità di un giro sulle montagne russe. Non sarebbe dunque la prima volta di una riscossa dopo la caduta.

Narcisismo e impulsività

Inutile dire che il personaggio offre materia di indagine anche sotto il profilo psicologico. Si tratta in ogni caso di una personalità fuori dal comune, da qualunque punto di vista la si consideri. “Durante l’assalto al Congresso Usa è emerso tutto il narcisismo, l’antisocialità e l’impulsività di Donald Trump – ha affermato a AdnKronos Massimo Di Giannantonio, presidente eletto della Società italiana di psichiatria (Sip) -. Tre grandi stimmate psicopatologiche”. “Balza agli occhi la contraddizione insita in Trump tra l’indipendenza, l’autonomia, la creatività, e dall’altro lato il rispetto delle leggi e la sensibilità verso le istituzioni – ha aggiunto –. Il presidente Usa sembra interpretare le regole come qualcosa che lo ostacolino. Sono caratteristiche che nella quotidianità possono diventare qualità e portare un successo economico e professionale ma in politica è fondamentale l’interesse comune – ha sottolineato Di Giannantonio –. E infatti Trump ha perso le elezioni in particolare proprio per la sua gestione dell’emergenza Covid, che riguarda infatti l’interesse comune”.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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