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Coronavirus

Covid: verso il nuovo Dpcm, stretta in arrivo. Dai limiti agli spostamenti alla zona bianca: tutte le ipotesi sul tavolo

Resta il limite delle 2 persone in più ma saranno premiate le regioni virtuose

L’Italia è quasi tutta in zona gialla ma si pensa già alla prossima settimana. Con venerdì 15 gennaio scadrà la normativa in vigore sulle restrizioni anti Covid e da sabato 16 arriverà un nuovo Dpcm. Sarà più duro. Meno libertà e più restrizioni. L’orizzonte su cui si muove il governo è questo. Quotidianamente nel nostro Paese si registrano circa 20mila nuovi casi di coronavirus. E restano centinaia i morti ogni giorno.

“Il virus si è rafforzato in tutta Europa”

Da Fazio a Che tempo che fa su Rai Tre, il ministro della Salute, Roberto Speranza, ha affermato: “C’è una fase di recrudescenza del virus in tutti i Paesi Ue. Nei giorni precedenti al Natale c’è stata una fase di rilassamento, anche se durante le feste abbiamo assunto misure robuste”. Ecco perché potrebbe essere prolungato il divieto di spostamenti anche tra Regioni “gialle”, già in vigore da oggi 11 gennaio. Confermato il coprifuoco alle 22.

Zona bianca e stretta anti movida

Si ipotizza in maniera sempre più concreta, nelle riunioni fra governo, regioni e ministri interessati, di inserire nel nuovo Dpcm la “zona bianca”. Un’altra delle ipotesi sarebbe quella di varare una stretta anti-movida. Vale a dire il divieto di asporto dalle 18 in poi, esclusivamente per i bar. La zona bianca, invece, si configura quasi come un “premio”. O meglio come un escamotage per poter consentire un po’ di respiro alle attività economiche e lavorative degli italiani, sempre più in crisi. Secondo l’ipotesi, in zona bianca si potrebbe riaprire tutto senza limitazioni. La nuova fascia dovrebbe scattare per le regioni con un indice Rt di trasmissibilità del virus pari o inferiore a 0,5. Per quanto riguarda i bar, dopo le 18 saranno consentite solo le consegne a domicilio.

Smentita (per ora) la stretta nei weekend

Sull’ipotesi spostamenti si aprirà un confronto con le Regioni nell’incontro già programmato per oggi 11 gennaio. Sarebbe invece al momento smentita una stretta nei weekend che renderebbe tutte le Regioni “arancioni”. Inoltre, si va verso un’estensione a tutto il territorio nazionale, per tutti i giorni della settimana, del limite di visite private per al massimo due persone (esclusi i minori di 14 anni). C’è poi l’ipotesi di prorogare lo stato d’emergenza per il coronavirus fino al 30 aprile.

Zona rossa, lite regioni-governo

I presidenti di Regione, intanto, hanno già annunciato di volersi opporre a quella sembra molto più di un’ipotesi. Ovvero la possibilità di far scattare automaticamente la zona rossa nel caso si superasse il limite dei 250 contagiati per 100mila abitanti. Una raccomandazione perorata dagli scienziati, che però potrà vedere la luce solo dopo il passaggio in Parlamento del ministro della Salute, Roberto Speranza, in programma il 13 gennaio.

Palestre, piscine e impianti da sci

Ancora chiusi palestre, piscine, teatri e cinema. Nel provvedimento dal 16 gennaio entrerà molto probabilmente anche la proroga della chiusura degli impianti da sci, che al momento dovrebbero riaprire il 18 gennaio. Resteranno ancora chiuse palestre e piscine, così come teatri e cinema. I musei potrebbero riaprire, ma soltanto nelle Regioni gialle.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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