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Recovery plan, via libera in Cdm ma le ministre di Italia Viva si astengono. La crisi di governo è a un passo. Verso la proroga dello stato di emergenza Covid al 30 aprile

Fra le ipotesi quella di un soccorso dei "responsabili" in Parlamento

Il Recovery plan dell’Italia adesso c’è davvero. Il Consiglio dei ministri lo ha approvato a Palazzo Chigi, in quella che è stata forse l’ultima seduta con pieni poteri per il Governo Conte II. Potrebbe essere questione di ore, infatti, e ci troveremmo con una crisi conclamata. Il segnale è arrivato dall’astensione delle ministre di Italia Viva. È previsto invece per oggi 13 gennaio il Cdm dedicato al tema Covid: lo stato di emergenza che scadrà a fine mese potrebbe essere prolungato fino al 30 aprile. 

Governo al capolinea

Il governo Conte-bis, fra una manciata d’ore, potrebbe terminare il suo percorso politico e istituzionale. Il Consiglio dei ministri notturno (ieri 12 gennaio) sul Piano di ripresa e resilienza – il cosiddetto Recovery plan – ha certificato lo scontro totale tra il premier Giuseppe Conte e Matteo Renzi il leader di Italia Viva. “Se non ci sarà il Mes le ministre di Iv si asterranno”, aveva annunciato l’ex premier in tv. E il piano in Consiglio dei ministri è passato con l’astensione delle ministre Teresa Bellanova e Elena Bonetti. La conferenza stampa convocata da Renzi nel pomeriggio di oggi 13 gennaio alla Camera potrebbe significare il definitivo abbandono dell’esecutivo da parte di Italia Viva.

La rabbia di Conte

Dal canto suo il premier Giuseppe Conte reagisce con durezza. La decisione delle ministre renziane di astenersi non gli è chiaramente piaciuta. Secondo fonti di governo, il premier, quando Italia Viva ha chiesto il Mes in Cdm, ha invitato a considerare che “il Mes non è ricompreso nel Next Generation e quindi non è questa la sede per affrontare una discussione sul punto”. Il presidente del Consiglio avrebbe inoltre “invitato a non speculare sul numero dei decessi in Italia per invocare l’attivazione del Mes”. Secondo il presidente del Consiglio si tratterebbe di “un accostamento che offende la ragione e anche l’etica. Se fosse un problema di finanziamenti, come mai allora la Germania pur investendo il doppio sulla sanità di noi si ritrova adesso con il doppio dei morti giornalieri?”.

Gli scenari

Cosa può realisticamente succedere adesso? Per il momento, quantomeno fino alla conferenza stampa di Renzi di questo pomeriggio, le decisioni sono congelate. Il leader di Italia Viva prende tempo. Il Movimento Cinque Stelle difende Conte. I leader del Partito democratico sono invece irritati col premier e fanno pressing sul presidente del Consiglio. Vogliono chiudere rapidamente la crisi primi che esploda affondando l’esecutivo. Senza dover ricorrere ai cosiddetti “responsabili”: una pattuglia di parlamentari di altre formazioni politiche pronta a far da stampella al governo. “L’urgenza è quella di dare risposte concrete per la rinascita italiana. Questa maggioranza può farlo – rimarca il Pd .- Confermiamo la nostra contrarietà all’apertura di una crisi che ora, tra l’altro, impedirebbe l’approvazione del decreto ristori e gli aiuti per tanti italiani, per tante imprese e piccole attività in difficoltà”.

Coronavirus e misure restrittive

In tutto questo si interseca un altro problema. Il solito, se volete. La pandemia va verso una probabile terza ondata. In Italia i contagi quotidiani sono ancora troppi, così come le vittime: 616 stando all’ultimo bollettino. C’è la questione della proroga dello stato di emergenza che scadrà a fine gennaio. Ora si apprende che lo stato d’emergenza per il Covid dovrebbe essere prorogato fino al prossimo 30 aprile. Questo malgrado il parere del Comitato tecnico scientifico (Cts). Secondo i medici e scienziati che affiancano il governo lo stato di emergenza sarebbe bene che durasse fino a tutto il mese di luglio 2021. In ogni caso sul Covid è previsto un nuovo Consiglio dei ministri per la sera di oggi 13 gennaio, mentre in giornata il ministro della Salute Roberto Speranza riferirà in Parlamento.

Domenico Coviello

Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze, come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione Internet de “La Nazione”, “Il Giorno” e “Il Resto del Carlino”, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni, sempre su Internet, all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a “City”, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli – Corriere della Sera. Un passaggio alla “Gazzetta dello Sport” a Roma, e al desk del “Corriere Fiorentino”, il dorso toscano del “Corriere della Sera”, poi di nuovo su Internet per il sito di news “FirenzePost”. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma, e da qui l’approdo a “Velvet Mag”. Ha collaborato a “Vanity Fair”.

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