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Covid, una “patente” europea per chi si è vaccinato: Von der Leyen favorevole, Arcuri: “Non è una cattiva idea”. Ma come funzionerà?

A breve potrebbe esserci un certificato coi requisiti medici per viaggiare

Si fa strada in Europa il progetto di uno speciale certificato per ciascun cittadino dell’Unione che abbia fatto il vaccino contro il Covid. Una sorta di patente europea dei vaccinati. La presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, ne è convinta e ha fatto sua l’idea lanciata dal premier greco Kyriakos Mitsotakis.  Il primo ministro ellenico aveva infatti ventilato l’ipotesi di adottare un certificato europeo per le persone vaccinate con l’obiettivo di consentire loro di viaggiare più liberamente rispetto a chi, non avendo ancora fatto il vaccino, necessita di maggiori cautele.

“Decisione importante, va condivisa”

“Penso che sia importante – ha dichiarato Ursula von der Leyen -. E, come ho detto, dobbiamo avere un requisito medico che dimostri che le persone hanno assunto il vaccino”. Le dichiarazioni della presidente della Commissione sono arrivate in un incontro con alcuni media portoghesi, riporta l’agenzia di stampa Agi. “Qualunque cosa si decida – ha quindi sottolineato -, sia che dia priorità o accesso a determinati beni, è una decisione politica e giuridica”. Come dire: occorre che i governi dei Paesi membri dell’Unione la condividano. “Dovrebbe essere discussa a livello europeo”, ha infatti sottolineato Ursula von der Leyen.

I vaccini in Italia

E l’Italia? “Penso che il patentino vaccinale non sia una cattiva idea, aspetto che venga presa una decisione definitiva al riguardo”, ha dichiarato in conferenza stampa il 14 gennaio il Commissario straordinario all’emergenza Covid, Domenico Arcuri. “Siamo il primo paese in Europa per la somministrazione di vaccini”, ha aggiunto. I vaccinati nel nostro Paese sono a quota 972mila. “In Germania – ha spiegato Arcuri – sono state vaccinate 840mila persone e in Francia 250mila”. “Nessun trionfalismo – ha però sottolineato – siamo solo all’inizio di un lungo cammino che abbiamo iniziato nel migliore dei modi”. Al momento l’Italia può contare, secondo il Commissario, su 60 milioni di dosi nel 2021 grazie ai vaccini di Pfizer e Moderna. L’obiettivo è vaccinare circa 30 milioni di italiani con queste dosi, 6 milioni entro marzo. Con il via libera al farmaco di AstraZeneca “i vaccinati nell’anno potranno salire a 50 milioni e nel primo trimestre a 9 milioni”.

Europa: 30 milioni di casi

I casi di Covid-19 in Europa hanno complessivamente raggiunto i 30 milioni, secondo il conteggio dell’agenzia France Presse. Sono più di 2 milioni il numero dei casi di coronavirus in Germania dall’inizio della pandemia, di cui 22.368 nelle ultime 24 ore. Lo rendono noto l’istituto tedesco Robert Koch e l’università americana Johns Hopkins. Con i suoi 83 milioni di abitanti, la nazione più popolosa dell’Ue – la Germania – ha registrato altri 1.113 decessi in un giorno per un totale di 44.994. E ha superato quota 93 milioni il numero dei casi di contagio da Covid-19 registrati nel mondo dall’inizio, di cui 51,3 milioni sono i guariti. Sono 1,99 milioni i morti totali legati al nuovo coronavirus (dati Johns Hopkins University). Il Paese più colpito al mondo in termini assoluti dal Covid-19 restano gli Stati Uniti, con 23,2 milioni di contagi e 388 mila decessi. Seguono l’India e il Brasile.

 

Domenico Coviello

Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze, come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione Internet de “La Nazione”, “Il Giorno” e “Il Resto del Carlino”, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni, sempre su Internet, all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a “City”, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli – Corriere della Sera. Un passaggio alla “Gazzetta dello Sport” a Roma, e al desk del “Corriere Fiorentino”, il dorso toscano del “Corriere della Sera”, poi di nuovo su Internet per il sito di news “FirenzePost”. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma, e da qui l’approdo a “Velvet Mag”. Ha collaborato a “Vanity Fair”.
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