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Camera, Conte ottiene la fiducia: 321 i voti a favore, maggioranza assoluta. Italia Viva si astiene. Centrodestra compatto: “No a questo governo”

Il 19 gennaio i senatori chiamati a decidere le sorti dell'esecutivo

Nella serata del 18 gennaio alla Camera dei Deputati è arrivato il voto di fiducia a Conte. Il Governo ha ottenuto 321 “sì”, ossia la maggioranza assoluta. Sono stati 259 i voti contrari e 27 i deputati che si sono astenuti. È stato il primo dei due voti di fiducia: domani 19 gennaio sarà la volta del Senato. Dopo il discorso del presidente del Consiglio, stamani, con l’appello ai “volenterosi”, nel pomeriggio si era svolto un acceso dibattito. Italia Viva aveva annunciato l’astensione mentre il Centrodestra si è mostrato unito nel respingere l’esecutivo M5S-Pd-LeU. La giornata decisiva sarà appunto quella di domani 19 gennaio: a Palazzo Madama i margini della maggioranza sono molto stretti senza l’apporto di Renzi e della sua pattuglia. E Conte rischia davvero.

Il premier tra applausi e fischi

Il premier Conte ha svolto la sua replica, nel pomeriggio, nell’Aula di Montecitorio. In programma, poi, le dichiarazioni di voto e le votazioni effettive per appello nominale dei deputati. Dopo il discorso del presidente del Consiglio di questa mattina – 55 minuti e 14 applausi dai banchi della maggioranza, oltre a fischi e proteste dell’opposizione – hanno parlato esponenti di tutti i partiti e anche di Italia Viva, il partito di Matteo Renzi accusato esplicitamente dallo stesso premier di avere aperto la crisi di governo. E se Conte ha invocato l’aiuto dei “volenterosi” per uscire dalla crisi, Italia Viva, che la crisi l’ha aperta, ha confermato l’astensione.

“Progetto politico chiaro”

“Il mio è un appello molto chiaro e nitido: c’è un progetto politico ben preciso e articolato che mira a rendere il Paese più moderno – ha detto Conte nella sua replica pomeridiana alla Camera -. E a completare tante riforme e interventi già messi in cantiere”. “Non bisogna avere timori e timidezze quando si ragiona con sguardo chiaro – ha sottolineato il presidente del Consiglio -. Ho rivolto un appello a tutte le forze ma anche ai singoli parlamentari. Chi si riconosce in questo progetto può dare un contributo”. Dalle scelte di questa ora grave – ha sottolineato – dipende il futuro del Paese“.

Italia Viva, il giudizio è duro

Dal canto suo Italia Viva di Renzi conferma l’astensione. Una tattica che dovrebbe replicarsi anche al Senato, domani, sebbene nel partito qualcuno sia tentato dal “no” all’esecutivo. L’ex sottosegretario Ivan Scalfarotto chiarisce: “Non c’è irresponsabilità in quello che abbiamo fatto. Volevamo un governo migliore e in quel caso noi ci saremo e non metteremo veti“. Ma il giudizio sull’operato di Conte e dei suoi ministri resta duro: “Il governo ha avuto una azione mediocre. Lo dicono gli imprenditori, i ristoratori, la gente dello spettacolo, gli studenti. È una nave che ha preceduto per improvvise strambate, decisioni prese all’ultimo momento, di notte”.

Opposizione all’attacco: “Conte a casa”

Chiusura netta da parte del Centrodestra. La Lega di Matteo Salvini, Forza Italia di Silvio Berlusconi e Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni si presentano come un fronte compatto per respingere il governo e il premier. “Noi siamo parte del Partito polare europeo e abbiamo chiara la nostra identità – ha detto Antonio Tajani, vicepresidente di Forza Italia -. Siamo indipendenti e autonomi all’interno del Centrodestra ma non accetto il principio secondo cui la sinistra decide chi è sovranista e chi no. Noi abbiamo sempre dimostrato di essere una forza europeista”. La polemica è in riferimento al fatto che il premier ha chiamato all’unità in suo sostegno le forze europeiste. Anche la pattuglia parlamentare che fa riferimento a Carlo Calenda, ex ministro dell’Industria nei governi Renzi e Gentiloni si è espressa, come da attese, contro la fiducia a Conte. “Noi di Azione e +Europa non voteremo la fiducia al governo – ha dichiarato Enrico Costa intervenendo in Aula alla Camera – e anche qualora trovasse una maggioranza noi saremo all’opposizione”.

Domenico Coviello

Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze, come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione Internet de “La Nazione”, “Il Giorno” e “Il Resto del Carlino”, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni, sempre su Internet, all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a “City”, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli – Corriere della Sera. Un passaggio alla “Gazzetta dello Sport” a Roma, e al desk del “Corriere Fiorentino”, il dorso toscano del “Corriere della Sera”, poi di nuovo su Internet per il sito di news “FirenzePost”. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma, e da qui l’approdo a “Velvet Mag”. Ha collaborato a “Vanity Fair”.
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