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Senato, Conte incassa la fiducia con 156 “Sì”. Renzi lo attacca: “Serve esecutivo forte, non indecente mercato di poltrone”. Il Centrodestra: “Premier trasformista”

Il leader di Italia Viva si è poi astenuto al momento del voto

Dopo aver ottenuto la fiducia alla Camera, Giuseppe Conte l’ha cercata fino all’ultimo anche al Senato il 19 gennaio. Sono stati 156 i voti a favore (margine di 7 voti in più sulla maggioranza fissata a 149), 140 i contrari e 16 gli astenuti. Per il Governo anche due voti da Forza Italia: Maria Rosaria Rossi e Andrea Causin. Caos sul voto di Alfonso Ciampolillo, ex-M5S del gruppo Misto. Il senatore ha chiesto di votare ma la presidente del Senato, Elisabetta Casellati, lo ha fermato: “Avevo già chiuso la votazione della seconda chiama”. Casellati ha quindi chiesto di vedere la registrazione video della seduta e il voto di Ciampolillo a favore del Governo è stato ammesso, così come quello di Riccardo Nencini. “Qui a testa alta” aveva detto parlando in Aula il premier Conte al mattino. Matteo Renzi e Teresa Bellanova si sono astenuti. Hanno votato “sì” anche Pier Ferdinando Casini e Mario Monti. 

Il discorso del premier

Il premier Giuseppe Conte, dopo i 321 voti a favore incassati alla Camera ieri 18 gennaio, ha affrontato oggi la prova più dura. Quella del Senato. Conte è intervenuto a Palazzo Madama ricordando Emanuele Macaluso, storico dirigente del Pci, scomparso nella notte a 96 anni. Sui banchi ad ascoltarlo gli ormai ex alleati Matteo Salvini e Matteo Renzi. Ha rivendicato quanto fatto dal governo e sottolineato la necessità di coesione nella “sfida epocale” della pandemia. In un intervento che ha sostanzialmente ricalcato quello fatto alla Camera, Conte è andato all’attacco ma ha anche fatto un nuovo appello ai “volenterosi” per evitare che alcune istanze “rischino di restare ai margini o peggio di sfociare in rissa o scontro violento”. “Servono un Governo e forze parlamentari volenterose, consapevoli delle difficoltà che stiamo attraversando e della delicatezza dei compiti – ha rinnovato il proprio appello – servono donne e uomini capaci di rifuggire gli egoismi e di scacciare via la tentazione di guardare all’utile persona. Quando la politica si eclissa queste istanze rischiano di essere ai margini o, peggio di sfociare in rabbia o nello scontro violento”.

Renzi va allo scontro

Matteo Renzi ha preso per primo la parola dopo la pausa pomeridiana e ha attaccato il governo rivolgendosi direttamente a Conte. Ha parlato duramente di “arrocco personale” del presidente del Consiglio e di “mercato indecoroso” di poltrone per restare in sella. “Il suo non è il migliore dei governi, per affrontare la tragedia in corso serve un esecutivo più forte“. E ancora: “Lei ha avuto paura di salire al Quirinale, signor Presidente, perché ha scelto un arrocco che temo sia dannoso per le istituzioni”. Conte, secondo Renzi, “ha finto di cambiare le sue idee per conservare la poltrona: ha cambiato tre maggioranze in tre anni per restare dov’è”. E sull’incomprensibilità della crisi, ribadita più volte dal premier, ha detto: “Non faccia torto alla sua intelligenza, sono mesi che le chiediamo una svolta“. “Se lei parla di crisi incomprensibile – ha sottolineato Renzi -, le spiego le ragioni che hanno portato la nostra esperienza al termine. Non è il governo più bello del mondo: pensiamo ci sia bisogno di un governo più forte, non pensiamo possa bastare la narrazione del ‘gli altri Paesi ci copiano'”. Il leader di Italia Viva non ha però annunciato le intenzioni di voto del suo partito. Né la sua personale, né quella del gruppo. In questo modo ha lasciato aperta la porta all’astensione e, come ha spiegato anche Teresa Bellanova, a una permanenza di Italia Viva nella maggioranza. Ma tutto può ancora succedere. Anche un eventuale voto contrario di Italia Viva al momento della fiducia.

Salvini: “L’Italia vera è fuori di qui”

Come già ieri alla Camera dei Deputati, anche al Senato il Centrodestra è andato all’attacco del premier Conte e dell'”operazione volenterosi” per il consolidamento della maggioranza al Senato. “Ancora una volta il presidente del consiglio ha raccontato al Parlamento un Paese che non esiste, cercando di mascherare una cinica operazione di trasformismo con una operazione politica – è scritto in una nota -. Il Centrodestra è al lavoro per costruire l’alternativa”. “C’è uno squallido balletto di compravendite di senatori – è la dura affermazione di Matteo Salvini -. Mancano rimborsi alle imprese, vaccini, autobus, insegnanti e questi vanno a caccia di senatori di notte. Scene imbarazzanti. Il Paese è in crisi e loro pensano ai senatori a vita che vanno e che vengono o ai fuoriusciti da convincere a suon di poltrone. L’Italia vera è fuori da qua”.

Domenico Coviello

Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze, come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione Internet de “La Nazione”, “Il Giorno” e “Il Resto del Carlino”, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni, sempre su Internet, all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a “City”, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli – Corriere della Sera. Un passaggio alla “Gazzetta dello Sport” a Roma, e al desk del “Corriere Fiorentino”, il dorso toscano del “Corriere della Sera”, poi di nuovo su Internet per il sito di news “FirenzePost”. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma, e da qui l’approdo a “Velvet Mag”. Ha collaborato a “Vanity Fair”.
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