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Usa, Biden presidente degli Stati Uniti nell’Inauguration Day più blindato della storia: “È il giorno della democrazia, aiutatemi a unire l’America”

Joe Biden si è insediato ufficialmente con la cerimonia a Capitol Hill

Joe Biden è diventato ufficialmente il 46° presidente degli Stati Uniti. È il secondo presidente cattolico dopo John Fitzgerald Kennedy e il più anziano di sempre con i suoi 78 anni. Il giuramento a Capitol Hill del presidente e della vice Kamala Harris – per la prima volta in assoluto una donna – è avvenuto in un’atmosfera surreale: l’Inauguration Day è stato il più blindato della storia per il timore di proteste armate dopo l’assalto al Congresso. Capitol Hill chiuso al pubblico e migliaia di militari a presidiare Washington. Donald Trump ha lasciato con la moglie Melania la Casa Bianca prima del giuramento di Biden e senza partecipare alla cerimonia né incontrare il presidente e la vicepresidente degli Stati Uniti.

Le parole del presidente

“Oggi è il giorno della democrazia. Aiutatemi a unire l’America – ha detto Joe Biden nel suo discorso -. Voglio essere umile con chi non mi sostiene, misurate quello che potrò fare. Sarò il presidente di tutti gli americani  e lotterò per coloro che mi hanno sostenuto e per coloro che non lo hanno fatto. Vi prometto che mi occuperò di trovare delle soluzioni per questa situazione difficile in America”. “Metteremo fine a questa guerra di tutti contro tutti. Possiamo farlo se mostriamo tolleranza e unità.” “Noi insieme riusciremo a uscire dalla pandemia”. “Abbiamo perso 400mila persone”. Biden ha giurato davanti al presidente della Corte suprema John Roberts, su una vecchia bibbia di famiglia (di 127 anni fa) tenuta dalla moglie Jill, la nuova First Lady. “Giuro solennemente di adempiere con fedeltà all’ufficio di presidente degli Stati Uniti e di preservare, proteggere e difendere la Costituzione al meglio delle mie capacità. Che Dio mi aiuti”, ha detto Biden pronunciando la formula di rito. A 78 anni Biden è il presidente Usa più anziano ad entrare in carica, il primo del Delaware e il secondo cattolico dopo John F. Kennedy. Anche Kamala Harris, naturalmente, ha giurato. È diventata la prima vicepresidente donna, di origini afroamericane e indiane, della storia americana. Harris ha giurato nelle mani del giudice della Corte Suprema Sonia Sotomayor e su due bibbie: una di Regina Shelton, ritenuta da Kamala e da sua sorella Maya una “seconda madre”; l’altra dell’icona dei diritti civili Thurgood Marshall.

Cerimonia con i predecessori

Alla cerimonia al Campidoglio hanno presenziato anche Barack e Michelle Obama, George W. Bush e sua moglie Laura, così come Bill e Hillary Clinton. Anche il vicepresidente uscente Mike Pence e il leader dei repubblicani in Senato Mitch McConnell, due ex alleati di Donald Trump, sono stati presenti. Insieme a McConnell c’era Elaine Chao, sua moglie ed ex ministro dei Trasporti dell’amministrazione Trump. Hillary Clinton ha celebrato Kamala Harris. “Mi fa piacere pensare che quello che per noi è oggi storico, una donna che giura per la vicepresidenza, sembrerà una cosa normale e ovvia quando le nipoti di Kamala saranno cresciute”, ha dichiarato Clinton.

Trump e Melania in Florida

Donald Trump e Melania hanno lasciato per l’ultima volta la Casa Bianca salendo a bordo del Marine One che li ha portati alla base militare di Andrews alle porte della capitale per una cerimonia di addio, prima di imbarcarsi sull’Air Force One e volare nella loro residenza di Mar-a-Lago. Snobbata completamente la cerimonia di giuramento di Joe Biden e Kamala Harris. “Sono stati quattro anni incredibili, abbiamo raggiunto tanti risultati insieme”, ha detto Trump nel suo ultimo discorso a Washington prima di imbarcarsi per l’ultima volta sull’Air Force One.

Il Partito dei patrioti

“Abbiamo sviluppato un vaccino” contro il Covid “in pochi mesi, un miracolo medico”, ha sostenuto Trump nel suo discorso di commiato prima del giuramento di Joe Biden. Fra la piccola folla c’erano tutti i figli di Donald Trump, da Ivanka a Tiffany, passando per Eric e Donald Jr. L’atmosfera era più da comizio che da discorso di commiato. “Abbiamo tagliato le tasse, abbiamo snellito la burocrazia. Abbiamo centrato molti obiettivi”, dice davanti ai suoi sostenitori, che gli cantavano “We Love You”. Lui ha risposto “We love you too, dal profondo del mio cuore”. “Ritorneremo, in qualche modo“, ha aggiunto. “Continuerò a lottare per voi, ci vediamo presto”. Secondo indiscrezioni, il tycoon starebbe pensando a creare un suo partito, il Patriot Party ma molto dipenderà dalle sue vertenze legali, a partire dalla procedura di impeachment ormai comunque avviata.

Una “nota” per Biden alla Casa Bianca

Secondo quanto riferisce la Cnn citando una fonte dell’amministrazione, Trump ha lasciato una nota per Biden alla Casa Bianca. E la First Lady Melania Trump ha dato indicazioni ai suoi assistenti di lasciare una nota di ringraziamento allo staff della Casa Bianca. “È un nuovo giorno in America”, aveva twittato il presidente eletto poco prima di giurare. Biden e la moglie Jill hanno partecipato stamane 20 gennaio a una messa bipartisan nella cattedrale di San Matteo apostolo, il principale luogo di culto cattolico di Washington, insieme al leader dei senatori repubblicani e democratici, Mitch McConnell e Chuck Schumer, alla speaker della Camera Nancy Pelosi e altri leader del Congresso.

 

Domenico Coviello

Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze, come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione Internet de “La Nazione”, “Il Giorno” e “Il Resto del Carlino”, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni, sempre su Internet, all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a “City”, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli – Corriere della Sera. Un passaggio alla “Gazzetta dello Sport” a Roma, e al desk del “Corriere Fiorentino”, il dorso toscano del “Corriere della Sera”, poi di nuovo su Internet per il sito di news “FirenzePost”. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma, e da qui l’approdo a “Velvet Mag”. Ha collaborato a “Vanity Fair”.
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