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Governo: in Parlamento fiducia stretta per Conte, Meloni e Salvini: “Andremo da Mattarella”. Usa, Inauguration Day: è il giorno di Biden

Il premier chiama a raccolta la maggioranza per cercare di rafforzare l'esecutivo

Il Governo Conte ottiene a fatica la fiducia in Senato, senza arrivare alla maggioranza assoluta come alla Camera. E ora si apre una strada molto stretta per il premier. Matteo Renzi e il gruppo di Italia Viva hanno fato prevalere l’astensione ma dopo un duro attacco all’ “indecoroso mercato di poltrone”. L’opposizione è scatenata. Giorgia Meloni e Matteo Salvini chiedono un colloquio a Mattarella. In queste stesse ore, oggi 20 gennaio, negli Stati Uniti il giuramento di Joe Biden e Kamala Harris. Washington è blindata da migliaia di militari per l’Inauguration Day.

Conte ora serra le fila

Niente maggioranza assoluta in Senato come invece era avvenuto alla Camera, dunque. Ma 156 voti favorevoli alla fiducia consentono al governo di andare avanti, per il momento. I no sono stati 140, e 16 gli astenuti: la pattuglia renziana. Per il premier anche due voti da Forza Italia: Maria Rosaria Rossi, storica collaboratrice di Silvio Berlusconi, e Andrea Causin. Furibondo Tajani: “Sono fuori da partito”. Nella giornata di oggi il presidente del Consiglio parteciperà a un vertice di maggioranza: ci sono un paio di settimane, non di più, per mettere in sicurezza il governo e ripianificare le strategie politiche. Altrimenti al prossimo voto in Aula o in commissione sui provvedimenti importanti l’esecutivo rischierebbe grosso.

Un verdetto segnato dalle polemiche

Il responso dell’Aula di Palazzo Madama è stato travagliato, ieri sera 19 gennaio. La presidente Casellati ha bloccato il voto sul finale. L’ex 5S Alfonso Ciampolillo e il socialista Riccardo Nencini erano arrivati al limite del tempo disponibile nella seconda chiama. Poi sono stati fatti votare, dopo che la presidente Casellati ha rivisto in video le immagini, e hanno dato la fiducia a Conte solo in extremis. Proteste di Lega e FdI, che annunciano: “Ci appelleremo al Colle”. Italia Viva ha confermato l’astensione, in segno di “disponibilità”, seppure a tempo, a discutere ancora con la maggioranza. I senatori guidati da Matteo Renzi al momento tengono, di fatto, in ostaggio l’esecutivo giallo-rosso. Se andassero a sommarsi alle opposizioni, a Palazzo Madama i rapporti di forza si capovolgerebbero.

Washington, giuramento in “stato d’assedio”

Dall’altra parte del mondo, intanto, fervono negli Usa gli ultimi preparativi per l’Inauguration Day della presidenza Biden. Joe Biden e la vicepresidente Kamala Harris giureranno oggi 20 gennaio alle 17.30 ora italiana. Il presidente giurerà davanti al giudice della Corte Suprema John Roberts. Poco dopo toccherà alla Harris, davanti alla giudice della Corte Suprema Sonia Sotomayor. E Washington, tanto più a causa dei fatti di Capitol Hill il 6 gennaio, è una capitale in stato di assedio. Oltre 20mila uomini della Guardia Nazionale sono arrivati nei giorni scorsi: dovranno gestire la sicurezza dell’evento di Inaugurazione, insieme all’FBI e ad almeno tre corpi di polizia. Il National Mall, da dove tradizionalmente la folla assiste al giuramento del nuovo presidente, è chiuso al pubblico. Il palco ai piedi del Capitol, dove Biden giurerà e da dove farà il discorso d’insediamento, è pronto, ma tutt’intorno è stato eretto un complesso sistema di blocchi, barricate, filo spinato, recinzioni. Il timore di nuovi attacchi sulla scorta dell’assalto al Congresso resta alto.

Trump, congedo senza incontrare Biden

Trump si congeda ufficialmente da Washington oggi 20 gennaio. Per l’ultima volta, attorno alle 14.30 ora italiana, salirà sull’elicottero presidenziale diretto dalla Casa Bianca alla base di Andrews, in Maryland. È qui che è attesa una piccola cerimonia di addio con tanto di banda militare e 21 salve di cannone. Trump ha scelto di lasciare Washington di prima mattina (ora americana) in modo da farlo quando è ancora presidente in carica e soprattutto per non dover chiedere in prestito al suo successore l’Air Force One per raggiungere la Florida. Il tycoon si stabilirà, infatti, nella sua residenza di Mar-a-Lago.

Domenico Coviello

Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze, come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione Internet de “La Nazione”, “Il Giorno” e “Il Resto del Carlino”, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni, sempre su Internet, all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a “City”, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli – Corriere della Sera. Un passaggio alla “Gazzetta dello Sport” a Roma, e al desk del “Corriere Fiorentino”, il dorso toscano del “Corriere della Sera”, poi di nuovo su Internet per il sito di news “FirenzePost”. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma, e da qui l’approdo a “Velvet Mag”. Ha collaborato a “Vanity Fair”.
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