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Christiane Filangieri, Mina Settembre: «Amo il cinismo di Irene» [INTERVISTA ESCLUSIVA]

L'attrice ci racconta l'esperienza di "Mina Settembre", in cui interpreta Irene

“Ci stiamo godendo questo successo, abbiamo una chat a quattro con la regista Tiziana Aristarco, Serena Rossi e Valentina D’Agostino. Stiamo festeggiando!”. Christiane Filangieri commenta con entusiasmo, e con un sorriso che non si vede ma si percepisce dall’altra parte del telefono, gli ottimi risultati di pubblico ottenuti da “Mina Settembre”.

Quasi sei milioni di spettatori per le prime due serate di messa in onda della serie tratta dai racconti di Maurizio De Giovanni. Un risultato davvero ottimo, frutto del mix di avventura, romanticismo e amicizia che ha saputo conquistare il pubblico. Merito anche dell’ambientazione della serie (una Napoli che pullula di vita e personaggi vivaci), della forza del personaggio di Mina, e degli attori che compongono il cast. Dalla protagonista Serena Rossi a Giorgio Pasotti che interpreta il marito da cui si è separata, a Valentina D’Agostino e Christiane Filangieri, che interpretano le amiche del cuore Titti e Irene.

Chiacchieriamo con Filangieri, attrice bellissima e talentuosa, entrata nel cuore e nelle case di milioni di spettatori grazie alle tante fiction interpretate (da “Ho sposato uno sbirro” a “Il Paradiso delle Signore”, fino a “La strada di casa”) e a film come “Caccia al tesoro” di Carlo Vanzina e “Nessuno come noi” di Volfango De Biasi.

Mina Settembre

Christiane, in “Mina Settembre” interpreti Irene, avvocato penalista, tra i migliori di Napoli, una donna assai precisa, rigorosa, tutta d’un pezzo. Irene è un po’ inquadrata, si direbbe “tedesca”. In che modo ti assomiglia, visto che anche tu hai origini napoletane da parte di padre e boeme da parte di madre?

Devo dirti che per me non è stato difficilissimo interpretare il ruolo di Irene, non perché io sia un avvocato. In effetti le parti della maestrina, della professoressa o del legale sono più vicine a me anche nell’aspetto, nella fisicità, sono più facili da fare. Forse farei più fatica a incarnare una campagnola o una fruttivendola, ruoli che peraltro ambisco a interpretare ma che sono più distanti da me. L’aspetto che più mi ha colpito di Irene è il suo cinismo, percepibile già dalla prima puntata. Vengono dette una serie di battutine, sia da lei stessa che dalle amiche Mina e Titti, che ci fanno capire subito che tipo sia. Più andavo avanti nella lettura del copione, più mi veniva voglia di conoscere la sceneggiatrice, che ha scritto così bene e in modo così perfetto il mio personaggio.

Ho adorato pronunciare quelle battute, è stato per me bellissimo leggere la mia parte e interpretare il personaggio di Irene, una donna molto concreta, pratica, con i piedi ben piantati per terra e capace di riportare anche le sue amiche nella realtà. Mina è una sognatrice, Titti è una donna solida ma a volte non così concreta, ed è Irene quella che le riporta a fare i conti con la quotidianità e la concretezza. Credo sia interessante anche il fatto che queste tre amiche abbiano personalità così diverse da completarsi tra di loro.

È vero, Irene è concreta e inquadrata ma dimostra anche grande sensibilità e qualche fragilità. Lo si vede già dalla prima puntata, quando capiamo che ha alcuni problemi con il figlio adolescente Gianluca (interpretato dal giovane Francesco Di Napoli)…

Credo che per ognuno sia così, in tutti noi ci sono varie sfumature: si può essere più sicuri in alcuni aspetti e più incerti e problematici in altri. La stessa Mina è una donna che si butta a capofitto nelle situazioni per aiutare gli altri, poi però nella vita privata è più fragile e incasinata. Tutto quello che non ci riguarda e ci tocca personalmente ci risulta di solito più facile da risolvere: le situazioni in cui invece siamo invischiati personalmente ci possono risultare più complesse da gestire. È quello che capita a Irene, il cui figlio si affaccia all’adolescenza, si innamora per la prima volta, fa delle scelte forse avventate e lei si sente disarmata e incapace di agire in modo efficace.

Come è stato ritrovare Serena Rossi, con cui avevi già lavorato sia per la televisione che per il cinema?

Io e Serena ci conosciamo da molto tempo, siamo care amiche anche nella vita privata tanto che abbiamo fatto anche delle vacanze insieme. Dal punto di vista lavorativo i nostri percorsi si sono incrociati dapprima in “Ho sposato uno sbirro” (la serie tv andata in onda tra il 2008 e il 2010, ndr) in cui recitavo a fianco di Flavio Insinna e Serena interpretava il personaggio di Barbara Castello. Poi ci siamo ritrovate anche sul set della commedia di Carlo Vanzina “Caccia al tesoro”. La cosa divertente è che la regista di “Mina Settembre”, Tiziana Aristarco, non sapeva che noi fossimo amiche, è rimasta sorpresa. È stato bello anche dividere il set con Valentina D’Agostino che interpreta Titti. Non la conoscevamo né io né Serena, ma ci siamo trovate benissimo insieme, tra di noi si è creata grande alchimia e credo che il nostro trio funzioni anche sullo schermo.

“Mina Settembre” è ambientata a Napoli, nel Rione Sanità, nel cuore della città, che con la sua umanità, i suoi vicoli, il suo folklore, diventa protagonista della serie. Che rapporto hai con Napoli, visto che tra l’altro papà era napoletano?

Devo dirti che la conoscevo pochissimo. È vero, papà (che non c’è più da qualche anno) era napoletano ma io sono cresciuta in provincia di Caserta, a San Potito Sannitico, poi sono vissuta a Roma e in altre parti del mondo. Per me è stata un’occasione per scoprire questa città. Ringrazio questa serie per avermi fatto amare questa città, di cui sia io che Valentina D’Agostino (nata a Palermo, ndr) ci siamo innamorate.

In particolare, cosa ti ha colpito di Napoli?

Io per carattere sono una che persona che non sempre ama stare insieme a tante altre persone. Adoro stare sul set, mi nutro dei rapporti con gli altri, delle energie delle persone che sanno di stare insieme per qualche mese, a lottare per uno scopo comune! Mi sembra un carrozzone da circo bellissimo, e adoro vivere quel tipo di situazioni. Poi però sono anche una che ha bisogno dei suoi tempi, della sua solitudine, sono un po’ un orso da certi punti di vista. Con la sua confusione, le sue strade affollate, la gente, Napoli può essere un po’ invadente, a volte eccessiva. Se però impari a dosare i suoi tanti aspetti, capisci quanto sia una città bella e perfetta.

Io stavo in un albergo stupendo, situato di fronte a Castel dell’Ovo e mi sembrava di stare su una nave da crociera. Mi mettevo sul mio balconcino e credevo di essere in nave, vedevo solo il mare, dei tramonti bellissimi, delle lune stupende. Ci è capitato di girare di notte, e ho visto dei lati della città e dei suoi paesaggi che non potevo immaginare. Abbiamo fatto delle riprese in luoghi straordinari, bar bellissimi, locali stupendi. Capisco come i napoletani non ce la facciano a stare in un ufficio a lavorare, questa città dà emozioni troppo forti, è unica e sorprendente. I napoletani sono attori nati, hanno una genialità unica, nel bene e nel male.

Nell’ultimo periodo sono uscite un sacco di fiction italiane aventi per protagoniste donne forti e determinate. “Imma Tataranni sostituto procuratore”, “Petra”, ora “Mina Settembre”, a breve uscirà “Lolita Lobosco” con Luisa Ranieri che fa un vicequestore. Qualcosa si sta muovendo a proposito di ruoli femminili importanti e forti?

Come ti dicevo io non amo molto i cliché, credo ci siano sempre stati ruoli importanti per le donne. Tutti noi esseri umani abbiamo caratteri complessi e stratificati, noi donne siano forti e determinate in alcuni ambiti ma fragili e particolarmente sensibili in altri. La stessa Mina, appunto, è un esempio di questo tipo di femmina, ma in generale le donne sono molto forti anche senza dover essere magistrati o assistenti sociali o sostituti procuratori. Ben venga il fatto che ci siano ruoli di donne più forti e determinate.

Credo però sia importante che venga tratteggiato anche il loro ruolo sensibile e umano nel senso più ampio del termine, altrimenti avremo delle caricature in un momento in cui sembra che le donne siano molto arrabbiate e vogliano essere più maschili. Questo mi dispiace. La donna deve ricordarsi la sua figura accogliente, di certo forte, che si è presa soddisfazioni e spazi rispetto al passato. Ma deve rimanere ospitale, più saggia di una forza maschile che a volte è troppo distruttrice.

Lo scrittore napoletano Maurizio De Giovanni è un nome che ritorna nella tua carriera.  Oltre che autore delle storie di “Mina Settembre”, ha scritto una serie di gialli aventi per protagonista il Commissario Ricciardi.  Anche da questi libri è stata tratta una serie tv cui hai preso parte come attrice. Che rapporto hai con le sue opere?

Sono innamorata di lui. Sono nella quarta puntata della serie che inizia il prossimo 25 gennaio, ho un ruolo pazzesco. Ho letto la sceneggiatura e l’ho trovata bellissima, con dialoghi stupendi tra i vari protagonisti. Sono andata a leggermi il libro e ho scoperto il mondo di Ricciardi, un universo fantastico di libri che ti fanno ridere, ti commuovono, ti emozionano, non ti lasciano mai indifferente. Adoro De Giovanni e le sue opere: ho letto anche i racconti di Mina Settembre e ho scoperto uno scrittore che mi ha aiutato anche a capire meglio la città di mio padre.

Nella tua carriera c’è tantissima televisione, una buona dose di cinema ma poco teatro. È vero che hai paura del palcoscenico?

È verissimo. Dico sempre che ci sono tre categorie umane che per me sono dei miti. Innanzitutto i dottori, che salvano tante vite e ogni giorno fanno un lavoro durissimo. Poi i professori, perché credo che col mondo fatto di pochi ideali in cui viviamo, non deve essere facile continuare ad amare il proprio lavoro e a trasmettere ideali ed entusiasmo ai giovani. E poi ci sono gli attori di teatro, perché secondo me quel momento in cui si apre il sipario è meraviglioso ed emozionante, ma allo stesso tempo terrorizzante. Io svengo stando dalla parte dello spettatore, solo a pensare a cosa possono provare gli attori in scena. È un tipo di paura che non riesco a superare.

A proposito di televisione: ti piace guardare le serie? Che tipo di spettatrice sei?

Devo dirti che non sono una grande fruitrice di serie tv, e in generale non vedo molta televisione. Ad esempio, per tutto l’anno scorso mi sono dedicata alla lettura di De Giovanni e di altri libri. Ho visto “The Undoing” con Nicole Kidman e Hugh Grant. Sei puntate di una serie sono più che sufficienti per me!

Qual è il ruolo della vita, quello che sogni e attendi?

Mi piacerebbe esplorare di più i toni della commedia. In questa serie, soprattutto nella prima puntata, mi divertono molto il cinismo di Irene e alcune sue battute. Su di me, il suo sembra più un umorismo all’inglese, che preferisco rispetto alla battuta sguaiata, ad esempio. Sono riuscita a esplorare questo tipo di comicità in parte con Flavio Insinna in “Ho sposato uno sbirro”, e poi con Carlo Vanzina ma mi piacerebbe molto poter approfondire quegli aspetti. Ho pianto e piangerò ancora per lavoro: va bene, mi piace anche il dramma ma la commedia mi stuzzica. Far sorridere in modo elegante, è un filo su cui si deve camminare senza far troppo rumore. E’ difficilissimo.

A cosa stai lavorando in questo momento? Dove altro ti vedremo?

“Il commissario Ricciardi” (il cui protagonista è Lino Guanciale, ndr) inizia il 25 gennaio e io sono nella quarta puntata. Ora sto girando con Alessandro D’Alatri (regista anche di Ricciardi) la serie “Un professore” con Alessandro Gassmann e Claudia Pandolfi, una bella storia. Gassmann è un professore di filosofia del liceo che cerca di entusiasmare i ragazzi, di farli appassionare alla sua materia e di fargli capire come questa possa aiutarli anche nella vita di tutti i giorni. Io interpreto la ex moglie di Gassmann, con cui abbiamo un figlio e un po’ di problemi. Sono una madre non molto presente, che per un po’ deve andare a vivere a Glasgow. Claudia Pandolfi è la protagonista, anche lei madre. Insomma, ci sono storie di ragazzi, storie di adulti e un mistero, è molto interessante!

Martina Riva

Musica&Cinema Da sempre appassionata di tutto ciò che riguarda il mondo dell’intrattenimento, mi sono laureata in Conservazione dei Beni Culturali con una tesi di laurea in Storia del Cinema sul film “Lolita” di Stanley Kubrick. Finita l’università, mi sono trasferita a Los Angeles, dove, tra le altre cose, ho ottenuto un certificate in giornalismo a UCLA; nella Città degli Angeli ho lavorato per varie TV tra cui KTLA, dove per tre anni mi sono occupata principalmente di cinema, coprendo le anteprime mondiali dei film e i principali eventi legati al mondo spettacolo (Golden Globes, Academy Awards, MTV Awards e altri). Nel 2005 sono approdata alla redazione spettacoli di SKY TG24 dove ho lavorato come redattrice, inviata ai Festival e conduttrice. Le mie passioni principali, oltre al cinema, sono i viaggi, il teatro, la televisione, l’enogastronomia e soprattutto la musica rock. Segni particolari? Un amore incondizionato per i Foo Fighters!
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