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Framing Britney Spears: il docufilm sulla vita (e i lati più oscuri) della Principessa del Pop

Dal breakdown del 2007 al #FreeBritney: in arrivo il docufilm

Quella tra Britney Spears e suo padre è ormai una battaglia legale che va avanti dal 2008: ora è diventata un film-documentario. È stato rilasciato oggi il primo teaser di Framing Britney Spears – questo il titolo – che uscirà negli Stati Uniti venerdì 5 febbraio.

Realizzato dal New York Times e co-prodotto dalla Left/Right, Framing Britney Spears racconterà i punti salienti della vita della popstar. L’ascesa e il successo, il crollo mentale e la battaglia legale con suo padre, Jamie Parnell Spears, tutore del suo patrimonio per 11 anni. Un’attenzione mediatica, quella verso i retroscena della famiglia Spears, esplosa negli ultimi anni con l’hashtag #FreeBritney. Obbiettivo dei fan, che hanno creato lo slogan del movimento nato sui social, è quello di segnalare contenuti preoccupanti in merito alla situazione psicologica della popstar. A partire dai presunti messaggi subliminali di S.O.S. che la celebrità invierebbe al mondo proprio attraverso i suoi social network.

Framing Britney Spears: cosa aspettarci dal docufilm sulla star

E ora arriva il film. In uscita il 5 febbraio su FX e su Hulu, negli Stati Uniti, non è ancora prevista una distribuzione italiana. Nel frattempo un breve teaser mostra una giovanissima Britney, futura Principessa del Pop – come la chiamano i fan – ma con tutti i risvolti drammatici che ormai conosciamo. Dal picco del successo al crollo nel baratro della depressione, iniziato nel 2007, fino alla tutela legale del padre.

Ed è proprio a questo che fa appello il movimento #FreeBritney, sostenendo che il controllo non si limiti solo alle finanze della star (comunque un patrimonio che ammonta a circa 45 milioni di dollari, secondo il Sun) ma anche ad un controllo della sua sfera privata (amicizie, uscite, frequentazioni). Nel docufilm Framing Britney Spears la dura questione potrebbe essere affrontata attraverso interviste agli avvocati e alle persone più vicine a lei. E offrendo “una nuova valutazione del movimento che si schiera contro la sua tutela affidata dal tribunale, catturando le sgradevoli dimensioni della macchina della pop star americana”.

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