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Coronavirus

Covid, Lazio: certificato per chi ha fatto il vaccino. I vescovi italiani: “Vaccinarsi atto di responsabilità”. Regno Unito, superate le 100mila vittime

La Cei interviene con un appello mentre prende forma la "patente" vaccinale

Sul fronte della lotta al Coronavirus intervengono i vescovi italiani. La Cei, la Conferenza episcopale italiana, ha reso noto un messaggio che è anche un appello a vaccinarsi. “La responsabilità cristiana e civile di proteggere se stessi è intrinsecamente unita alla responsabilità verso gli altri – ha dichiarato il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei -. Oggi, grazie alla vaccinazione, vi sono i presupposti per far sì che un atto di protezione individuale possa divenire strumento di protezione collettiva”.

La “patente” di avvenuta vaccinazione

Intanto dal Lazio arrivano notizie sulla “patente” dei vaccini. Per meglio dire: la Regione varerà il certificato per il vaccino anti-Covid, che dovrebbe diventare operativo dalla metà del mese di febbraio. Gli uffici della Regione Lazio sono infatti al lavoro per mettere a punto un meccanismo che permetta ai cittadini che hanno già completato il ciclo vaccinale di scaricare il proprio certificato. Attraverso lo Spid – il codice dell’identità digitale attivabile da ciascun cittadino – si potrà in sostanza accedere all’anagrafe vaccinale e scaricare il documento che attesta l’avvenuta vaccinazione.

Un progetto europeo

Se il Lazio è pioniere in Italia su questo punto, l’idea di un certificato di avvenuta vaccinazione si fa da tempo strada in Europa. È il progetto di uno speciale certificato per ciascun cittadino dell’Unione che abbia fatto il vaccino contro il Covid. Una sorta di patente europea dei vaccinati. La presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, ne è convinta e ha fatto sua l’idea lanciata dal premier greco Kyriakos Mitsotakis. Il primo ministro ellenico aveva infatti ventilato l’ipotesi di adottare un certificato europeo per le persone vaccinate. Obiettivo: consentire loro di viaggiare più liberamente rispetto a chi, non avendo ancora fatto il vaccino, necessita di maggiori cautele. “Penso che sia importante – aveva dichiarato Ursula von der Leyen già il 15 gennaio -. E, come ho detto, dobbiamo avere un requisito medico che dimostri che le persone hanno assunto il vaccino”. “Il patentino vaccinale non è una cattiva idea”, aveva sottolineato il commissario all’emergenza Covid, Domenico Arcuri.

Gran Bretagna, situazione drammatica

Sul tutto il continente la pandemia del Coronavirus continua a correre. E se a livello di Unione europea si sta varando il meccanismi delle zone “rosso scuro” a forte rischio, nel Regno Unito la situazione è grave. La Gran Bretagna ha superato la soglia dei 100mila morti per Coronavirus. È il primo Paese in Europa a detenere questo triste record. Lo asseverano le ultime stime dell’Office for National Statistics (Ons, equivalente britannico dell’Istat) aggiornate al 15 gennaio scorso. Il dato include tutti i casi in cui il Covid-19 sia stato indicato sui certificati di morte, fin dall’inizio della pandemia, come causa o concausa del decesso. Il governo britannico stringe ancora di più le maglie e modifica le regole della quarantena. Chi arriva nel Paese dovrà trascorrere dieci giorni in un hotel a proprie spese.

 

Domenico Coviello

Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze, come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione Internet de “La Nazione”, “Il Giorno” e “Il Resto del Carlino”, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni, sempre su Internet, all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a “City”, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli – Corriere della Sera. Un passaggio alla “Gazzetta dello Sport” a Roma, e al desk del “Corriere Fiorentino”, il dorso toscano del “Corriere della Sera”, poi di nuovo su Internet per il sito di news “FirenzePost”. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma, e da qui l’approdo a “Velvet Mag”. Ha collaborato a “Vanity Fair”.
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