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Colpo di stato nel Myanmar: arrestata Aung San Suu Kyi, la condanna degli Usa. L’Onu: “Attacco alla democrazia”

La Premio Nobel in manette mentre il potere passa all'ala dura dei militari

Sul cammino tormentato della Birmania, oggi Myanmar, verso un regime compiutamente democratico fa di nuovo irruzione la violenza. Un colpo di stato militare è scattato infatti oggi 1 febbraio dopo settimane di forti tensioni politiche nel Paese asiatico. La leader Aung San Suu Kyi, vincitrice delle ultime elezioni, e altri alti esponenti del partito al governo sono stati arrestati. Lo ha comunicato il portavoce della Lega nazionale per la democrazia al governo. La mossa è arrivata dopo giorni di crescenti scontri dialettici tra il governo civile e le potenti forze armate che da sempre dominano il Paese. Secondo i vertici dell’esercito le elezioni tenutesi in autunno e vinte da Suu Kyi sono state fraudolente.

Presunti brogli

Perciò le forze armate hanno annunciato l’imposizione di uno stato di emergenza per la durata di un anno. L’ex generale Myint Swe sarà presidente ad interim per tutta la durata dello stato d’emergenza. Per giustificare il colpo di stato si è affermato che esisterebbero presunte “enormi irregolarità” nelle elezioni di novembre scorso. “Poiché la situazione la si deve risolvere secondo la legge, si dichiara lo stato di emergenza”, si legge nell’annuncio dell’esercito. Tutti i voli aerei dal Paese asiatico sono bloccati.

Appello alla calma

Il portavoce della giunta militare Myo Nyunt ha detto al telefono all’agenzia di stampa Reuters che la Premio Nobel per la pace (1991) Aung San Suu Kyi, il presidente Win Myint e altri leader erano stati “catturati” nelle prime ore del mattino. “Voglio dire alla nostra gente di non rispondere in modo avventato e voglio che agiscano secondo la legge”, ha detto il portavoce. Le linee telefoniche per Naypyitaw, la capitale, non erano raggiungibili già dal mattino.

Radio e televisioni bloccati

Anche i media statali birmani (Mrtv) stanno avendo problemi tecnici e non sono in grado di trasmettere. “A causa delle attuali difficoltà di comunicazione, vorremmo informarvi rispettosamente che i programmi regolari di MRTV e Myyanmar Radio non possono essere trasmessi” recita un post sulla sua pagina Facebook Myanmar Radio and Television.

Suu Kyi: “Ribellatevi!”

Il partito di Aung San Suu Kyi ha fatto sapere che la stessa leader ha lanciato un appello al popolo affinché si opponga ai militari. “Esorto la popolazione a non accettarlo, a rispondere e a protestare con tutto il cuore contro il colpo di stato” ha affermato la premio Nobel per la pace in una dichiarazione diffusa dalla Lega Nazionale per la Democrazia.

La reazione degli Stati Uniti

Immediata la condanna degli Usa che hanno avvertito il Myanmar di invertire la rotta. “Gli Stati Uniti si oppongono a qualsiasi tentativo di alterare l’esito delle recenti elezioni o di impedire la transizione democratica del Myanmar, e prenderanno provvedimenti contro i responsabili se questi passi non saranno invertiti” ha detto la portavoce della Casa Bianca Jen Psaki. Il presidente Joe Biden, ha aggiunto, è pienamente al corrente della situazione.

L’Onu: “Si rispetti la volontà del popolo”

Anche il segretario generale dell’Onu Antonio Guterres ha condannato “fermamente” il colpo di stato dell’esercito. “Questi sviluppi sono un duro colpo alle riforme democratiche in Birmania“, ha aggiunto in una nota Guterres. “Le elezioni generali dell’8 novembre 2020 danno un forte mandato alla Lega nazionale per la democrazia (Nld), riflettendo la chiara volontà del popolo birmano di continuare sulla strada conquistata a fatica della riforma democratica” ha detto. Di conseguenza, i leader militari sono chiamati a rispettare la volontà del popolo birmano e ad aderire a standard democratici. Ogni controversia deve essere risolta attraverso un dialogo pacifico”.

Domenico Coviello

Attualità, Politica ed Esteri

Professionista dal 2002 è Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze. Come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione web de La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a City, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli. Un passaggio alla Gazzetta dello Sport a Roma, e al desk del Corriere Fiorentino, il dorso toscano del Corriere della Sera, poi di nuovo sul sito di web news FirenzePost. Ha collaborato a Vanity Fair. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma.

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