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Giradisco: grandi storie della musica italiana

Quando Lucio Dalla creò “Futura” di fronte al Muro di Berlino

La storia di "Futura" inizia nel 1979, a Berlino

“E se è una femmina si chiamerà Futura”: quante coppie innamorate avranno pronunciato questa frase agli esordi degli anni Ottanta, sognando un figlio? Quante la pronunciano ancora, figlie di altre generazioni? Quando una canzone nasce per contrastare la guerra e si trasforma in un inno di speranza senza tempo, in un romantico sinonimo di libertà, allora siamo di fronte a qualcosa di grande. Era il 1979 e Lucio Dalla si trovava a Berlino: guardava il muro più famoso del ventesimo secolo e si chiedeva: “Chissà…”.

Lucio Dalla Futura

Amore e barricate

Questa storia inizia in un tempo che sembra ormai lontanissimo e in un Paese che ha cambiato pelle, ma senza mai dimenticare. Dal 1993 i tedeschi la chiamano “Ostalgie”: ci è voluto qualche anno per mettere a fuoco, dopo la caduta del Muro, un sentimento di paradossale nostalgia per l’Est, o meglio, per una nazione che oggi è unita ma che a lungo è stata divisa. Divisa, fratturata, separata dal giorno alla notte da un muro del sangue e dell’orrore. Un po’ come a dire: sognavamo la rivoluzione ma dopo la rivoluzione cosa c’è? Ci si abitua perfino a vivere in una bolla per decenni, alcuni ad Ovest, altri ad Est. È in questo clima di Guerra Fredda, teso su un conflitto mai esploso, che è nata una delle più grandi canzoni della musica italiana. Fuori dall’Italia ma cogliendo con incredibile potenza lo spirito nazionale di tutti.

Pensata inizialmente come sceneggiatura, la storia travagliata di due innamorati costretti a separarsi, Futura è sbocciata di fronte al Muro di Berlino. Che sembrerebbe un paradosso, ma d’altronde per De André è “dal letame nascono i fiori”. E anche il mondo ha preso in prestito Through the Barricades (la cui genesi è legata a tutt’altro) per cantare dell’amore separato con la forza. «Ripenso sempre al concerto che gli Spandau hanno fatto a Berlino mentre il Muro crollava – ha raccontato nel 2014 Tony Hadley a Film.it – Stavamo eseguendo Through the Barricades e le guardie dall’altra parte del muro ci facevano ciao con la mano. Il mondo cambiava». Non è mica un caso che le barricate parlino d’amore e libertà.

Crollo Muro Berlino

Lucio Dalla incontra il Muro

Per Lucio Dalla era la prima volta: nel 1979 andava a vedere la macabra e suggestiva leggenda di un mondo diviso in due. Mancavano altri 10 anni alla caduta del Muro, che forse nessuno neanche immaginava più. Il vero segreto di Futura, probabilmente, sta nelle domande che Lucio si è posto di fronte a quel muro. Spontanee, ovvie ma assolute: che faresti se domani ti ritrovassi dall’altra parte del muro, con una trincea che ti divide dalla persona che ami? Da quanto tempo non puoi vedere quella persona, toccarla, sognarci insieme? E se domani il muro crollasse, come sarà vostro figlio?

«Giravo da una città all’altra e vedevo camion che trasportavano soldati, come se fossimo veramente in guerra. Altro che fredda… Bollente»: con queste parole Dalla si rivolge alla sua platea durante un live di cui resta una preziosa documentazione su YouTube. «Una volta vidi passar dei missili, trainati dai camion, come una grande sfilata: la sfilata dell’orrore. Non c’è una cosa più schifosa della guerra da immaginare: pensate viverla. E allora feci per la prima volta un concerto a Berlino, città meravigliosa che ha riempito la mia testa di quadri, di romanzi. Io ho una grande stima della cultura tedesca. Però era una città che annusavi violenza da tutte le parti, Berlino. Da una parte Ovest, sembrava di stare a Las Vegas: luci sfolgoranti. Berlino Est, soprattutto la sera: il buio».

Futura Lucio Dalla

Futura: c’era una volta Lucio Dalla a Berlino

Narratore disinvolto e affascinate affabulatore, lui che all’inizio era considerato semplicemente Dalla lo strambo, il barbuto peloso, l’alienato, qui ricostruisce il momento in cui Futura è nata. E come una matrioska, è già una storia con dentro la Storia. Nell’aria fredda e violenta di una città divisa, dopo un concerto per cui sentirsi fiero, prima di prendere un aereo diretto ad Amburgo, Dalla decise che doveva assolutamente vedere il Muro. Quel muro a cui, tra gli altri, Lou Reed aveva dedicato un intero album nel ’73 mentre David Bowie aveva composto un’intera trilogia di album (tra cui, ebbene sì, Heroes). «Finisco il concerto, prendo un taxi, di quelli gialli tedeschi, e vado a Checkpoint Charlie. Che era il passaggio dove i fortunati potevano passare da una parte all’altra». E che era il posto di blocco tra settore sovietico e americano rimasto, ad oggi, sicuramente il più noto (non si contano le canzoni intitolate a suo nome).

E qui la matrioska cresce: la storia nella Storia incontra anche un’altra storia. Il caso vuole che in qui giorni Dalla non fosse il solo ad aver tenuto palco a Berlino, né il solo ad aver sentito il bisogno di ritirarsi in solitaria di fronte al Muro dopo la fine di un concerto. Dopo di lui accostò un altro taxi: «Ne discese Phil Collins che si sedette nella panchina accanto alla mia e anche lui si mise a fumare una sigaretta», ha raccontato ancora Dalla. «In quei giorni a Berlino c’era un concerto dei Genesis, che erano un mio mito. Tanto che mi venne la tentazione di avvicinarmi a Collins per conoscerlo, per dirgli che anch’io ero un musicista. Ma non volli spezzare la magia di quel momento. Rimanemmo mezz’ora in silenzio, ognuno per gli affari suoi».

Chissà…

Bisogna immaginarseli, Lucio Dalla e Phil Collins, seduti distanti ma vicini su due panchine vista Checkpoint Charlie. A contemplare il Muro, a pensare musica. Uno ignaro dell’altro; l’altro emozionato all’idea di avere accanto proprio quell’uno. Con tutta la tagliente ironia della sorte e della vita, che li aveva colti insieme forse in quell’ultimo attimo prima che anche il più piccolo si trasformasse, per sempre, in gigante. Alle porte del Muro. E per fortuna che per un qualche timore, o forse per riverenza e adorazione, Dalla tentennò dal presentarsi, dall’interrompere quel loro flusso di pensieri. In questo caso più prezioso il suo, verrebbe da dire col senno del poi, che quello di Phil Collins. Perché fu in quella mezz’ora, e solo per una serie di coincidenze irripetibili, che nacque Futura: «Dopo un po’ prendo la mia agenda, e la prima parola che mi viene in mente è “chissà”». La seconda è “domani”. Su che cosa metteremo le mani? E il resto, lo sappiamo già, è Storia. Con la maiuscola, e con tutte le matrioske del caso.

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