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Federica Torchetti: «Dalla Puglia anni ’50 dell’Ultimo Paradiso alla gang di Mondocane nel 2040» [INTERVISTA ESCLUSIVA]

Prima intervista per la giovane attrice de "L'ultimo Paradiso", Federica Torchetti

Giovane promessa del cinema nostrano, Federica Torchetti ha da poco debuttato su Netflix. L’Ultimo Paradiso, “la mia vera esperienza cinematografica“, come lei stessa ha precisato, l’ha vista misurarsi al fianco di grandi nomi del nostro cinema, come Riccardo Scamarcio e Valentina Cervi. Pugliese di nascita, nonostante abbia spiegato il volo per inseguire la sua carriera, il richiamo delle origini è più forte che mai. “Anche se sono andata via dalla Puglia, la Puglia mi richiama sempre“- ci ha infatti confessato.

Con un futuro roseo dinanzi a sé, grazie ai numerosi progetti che vedremo prossimamente, Federica Torchetti si appresta a diventare uno dei nomi più promettenti del nostro cinema. È in uscita, infatti, Mondocane, opera prima di Alessandro Celli, con cui reciterà insieme ad Alessandro Borghi. A ciò si aggiunge anche La Scuola Cattolica, tratto dall’omonimo romanzo di Edoardo Albinati. Insomma, un percorso tutto in ascesa che la giovane interprete ha deciso di raccontare in questa intervista in esclusiva, la prima in assoluto per lei.

L'ultimo Paradiso film

L’Ultimo Paradiso ha debuttato su Netflix pochi giorni fa e ti ha vista recitare a fianco di grandi nomi del cinema italiano, tra cui Riccardo Scamarcio e Valentina Cervi: come descriveresti questa esperienza?

Partiamo dal presupposto che è la mia vera esperienza cinematografica. È stato un insieme di emozioni, perché è stato il mio primo lavoro nella mia terra nativa: io sono di Bisceglie in provincia di Bari, ma l’ambientazione era a Gravina, in Puglia, perciò ero comunque a casa. Io ho girato principalmente con Riccardo Scamarcio, Antonio Gerardi e Gaia Bermani Amarai. Per quanto riguarda Riccardo Scamarcio, recitare con lui è stato molto stimolante: è una persona che crea sul momento per cui si entra molto in contatto con lui e ti porta ad essere presente in tutto. Inoltre, ho avuto anche una grande mano dal punto di vista tecnico: sotto questo punto di vista ci siamo trovati molto. Poi lui è di Andria, vicino alla mia città, per cui condividendo le origini ci siamo compresi subito.

Il film ti ha portata a calarti in un contesto più arretrato, in un’Italia rurale sul finire degli anni ’50: come ti sei preparata?

Innanzitutto, sono stata più volte a Gravina. Ho respirato quell’aria già dalla sartoria, in cui c’erano i vestiti d’epoca, ne ho avvertito l’odore. Alcuni erano anche usati, per cui nel momento in cui guardavo quegli abiti e li indossavo nelle varie prove costume fatte con Gaia, avevo già fatto un primo passo. Per quanto riguarda il mio personaggio, ho parlato con mia madre, anche se non era di quegli anni, ma mi ha comunque potuto parlare di com’era la visione della donna negli anni ’70-’80, pur non essendo paragonabile a quegli anni lì. Ho provato a esasperare i suoi racconti riportandoli nel personaggio di Maria: timida, che non poteva ribellarsi.

Il personaggio di Maria in realtà vive una sua drammaticità. Sebbene risulti remissiva, mostra comunque una forte solidarietà femminile nei confronti di Bianca (la sorella, interpretata da Gaia Bermani Amaral, ndr), nonostante la loro diversità. Cos’ha di tuo Maria? Cosa invece tu conservi di lei?

Io e Maria abbiamo sicuramente in comune le origini. Inoltre, io ho una sorella più piccola e con il personaggio di Bianca mi comportavo come fossi una mamma. Rocco Ricciardulli mi ha sempre dato questa indicazione: “Tu sei sua mamma, ricordatelo”. Lei era perciò sognante, io invece razionale e con i piedi per terra, un po’ come mi comportavo con mia sorella. Tuttavia, Maria ha un modo di fare remissivo, abbassa spesso lo sguardo, soprattutto nei confronti del padre -un magistrale Antonio Gerardi-. Io dunque, nei panni Maria, non l’ho mai sfidato guardandolo negli occhi: in realtà nella vita di tutti i giorni guardo negli occhi la gente e non ho paura di sfidare lo sguardo di nessuno.

Qual è stata per te la scena più difficile? E quale, invece, l’aspetto più complesso di Maria da approfondire?

Di scene difficili ce ne sono state due in particolare: una all’interno della stalla, quando Ciccio è nascosto, perché quello è un piano sequenza. È stato difficile anche perché mi trovavo in un ambiente in cui non ero mai stata e dovevo fermare mio fratello con un forcone. Con i movimenti, inoltre, quasi improvvisavamo. L’altra scena è stata quella che si vede nel montaggio della parte invernale, quando sto tagliando la legna. Ha avuto il suo peso perché, in realtà, era molto più lunga. Aveva un carico emotivo forte, che ha portato Maria a pensare “non ce la faccio più, abbiamo tutti contro”: quello era proprio il crollo del mio personaggio.

Federica Torchetti
PH: Francesco Guarnieri
TOTAL LOOK: Gucci

Cambiando argomento, il tuo nome è legato anche al progetto di Alessandro Piva, Santa Subito, un documentario per il quale hai prestato la voce sulla triste vicenda di Santa Scorese. Seppur più recente, anche questo caso denuncia una stessa arretratezza di fondo.

Con la storia di Santa Scorese ci troviamo a Bari alla fine degli anni ’80. L’epoca è diversa, però in realtà il contesto, la regione Puglia, è lo stesso. Quello che credo, rispetto anche al personaggio di Maria, è che bisogna avere il coraggio. Nonostante sia un personaggio remissivo, Maria ha comunque avuto il coraggio di coprire la sorella, mentre quest’ultima non l’ha avuto per “denunciare”. Per quanto riguarda la storia di Santa, è stata per alcuni versi simile, anche se la denuncia in quel senso c’è stata ma il contesto, pur vedendo ciò che accadeva, non ha risposto. Così come non c’è stata risposta all’interno del film, si abbassa lo sguardo. Non si parla di fronte alla violenza che ha subìto Bianca, che ha subìto Maria, che ha subìto Santa e che hanno subìto molte altre vittime. Ancora oggi, magari il fatto che una donna scelga di farsi una propria carriera è visto in una maniera strana, così come il fatto di contare su se stesse pensando “io sono al centro della mia vita”.

Parlando dei tuoi progetti futuri, sappiamo che sono in uscita diversi lavori tra cui Mondocane di Alessandro Celli, The Italian Recipe e La Scuola Cattolica: puoi svelarci qualcosa?

Allora, Mondocane di Alessandro Celli è un’opera prima prodotta da Groenlandia. È ambientato a Taranto, per cui, ancora una volta tornerò nel sud Italia. Ma il personaggio è completamente diverso, fa parte di una gang e ci troviamo in una Taranto futuristica nel 2040. La gang è capeggiata da Alessandro Borghi, che interpreta un personaggio fuori dalle righe e completamente folle. Inoltre, ho fatto un lavoro sul corpo: mi sono messa a dieta, sono stata seguita da un personal trainer per interpretare una criminale in un action movie, che è sostanzialmente un personaggio diverso da Maria, anche visivamente.

The Italian Recipe è invece un film girato a Roma, però verrà distribuito solo in Cina. Per quanto riguarda La Scuola Cattolica, nel cast mi ritroverò di nuovo con Riccardo Scamarcio e Valentina Cervi. Diretto da Stefano Mordini, è tratto dall’omonimo romanzo di Edoardo Albinati: io vestirò i panni di Rosaria Lopez. Qui si parla di femminicidio e di uno dei fatti più noti, quello del Massacro del Circeo. Il discorso sulla condizione della donna qui arriva all’estremo perché viene affrontato direttamente.

Federica Torchetti
PH: Francesco Guarnieri
TOTAL LOOK: Gucci

Ricoprirai anche il ruolo principale in Storia di una famiglia per bene, in cui potremo vedere, tra gli altri, Giuseppe Zeno. Ti senti di dire di “avercela fatta” in questa prima fase della tua carriera?

Sì, sicuramente posso dirlo, soprattutto venendo dal niente e dopo aver fatto una gavetta di cinque anni. Mi sono trasferita a Roma, ho lasciato la mia terra e ho deciso di studiare per questo “mestiere”. La parola “mestiere” richiede proprio una preparazione, per cui ho fatto una scuola, la Gian Maria Volonté che è una di quelle che rientrano nel novero delle migliori. Insomma, sono soddisfatta anche se non ho ancora la percezione di me stessa che faccio l’attrice. Sono ancora all’inizio e devo ancora imparare a guardarmi come un’attrice professionista. Non mi ero mai vista e per me è stata la prima volta venerdì 5 febbraio (uscita di L’Ultimo Paradiso su Netflix, ndr). Poi non ho neanche avuto modo di riflettere perché è successo tutto insieme. E anche se sono andata via dalla Puglia, la Puglia mi richiama sempre.

C’è un sogno nel cassetto? Un “progetto del cuore” o una collaborazione che vuoi realizzare?

Vedi, non riesco ancora a vedermi dall’esterno, quindi non riesco a pensare a cosa potrei fare. Sicuramente ho letto un sacco di libri e ci sono un sacco di storie che mi hanno colpita. Quello che mi piace, sinceramente, è fare film d’epoca, approfondire questo grande tema, e parlo di tutte le epoche. Mi piace studiare il contesto e vorrei interpretare un personaggio femminile forte, collocato in un contesto storico che è esattamente l’opposto. Un po’ il contrario di Maria (ride, nda).

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