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Giovanni Vernia condurrà il Prima Festival: «Inventerò qualcosa di strambo» [INTERVISTA ESCLUSIVA]

Lavori in corso per il Prima Festival, che sarà condotto da Vernia con Giovanna Civitillo e Valeria Graci

“Sono bello carico, dopo questa notiziona che mi è arrivata tra capo e collo tre giorni fa. E chi se lo aspettava, sto cercando di darmi delle spiegazioni per tutto ciò!”. Giovanni Vernia si trova dal parrucchiere quando lo contatto. Sono passate davvero poche ore dall’annuncio della sua conduzione del “Prima Festival”, la striscia quotidiana che scalda gli spettatori che attendono l‘inizio delle serate del Festival di Sanremo. Lo sento grintoso, pieno di energia, euforico. Il suo entusiasmo divertito è contagioso, passa attraverso le onde telefoniche e invade anche la sottoscritta.

Difficile resistere all’ondata di positività e gioia di questo ragazzone genovese, la cui popolarità, scoppiata grazie al personaggio di Johnny Groove negli anni di “Zelig”, si è consolidata grazie al lavoro in radio, alle parodie e imitazioni, agli spettacoli, alle partecipazioni televisive e al cinema (ha anche diretto il film “Ti stimo fratello”). Insieme a Giovanna Civitillo e Valeria Graci sarà il mattatore del programma che, dal 27 febbraio al 6 marzo, andrà in onda subito dopo il TG1 delle 20:00, per preparare gli spettatori alle serate del Festival.

Giovanni, cosa hai pensato quando ti hanno proposto la conduzione del “Prima Festival” di quest’anno?

Credo mi abbiano scelto perché quest’anno non c’è il pubblico, quindi non rischiano di fare brutte figure! Oppure hanno pensato che, poiché sono ligure, se il “Bugo della situazione” scappa, almeno c’è qualcuno che conosce i luoghi in cui andare a cercarlo!

Ci puoi anticipare alcuni dei contenuti dello show? Come interagirete tu e le tue compagne del “Prima Festival”, Giovanna Civitillo e Valeria Graci?

Non abbiamo ancora fatto le classiche riunioni di produzione, che accadranno nei prossimi giorni. Ho molte idee da poter sviluppare, sicuramente proporrò progetti che sono nelle mie corde. Mi inventerò qualcosa di strambo, come al solito! Siccome il “Prima Festival” è una finestra sullo show, deve essere allegra e spensierata. In fondo è quello che nel mondo del cabaret chiamiamo lo scalda pubblico.

Se fossi uno spettatore in quella fascia oraria, vorrei vedere quello che il festival non mostra. Sarei curioso di sbirciare nelle stanze dei cantanti, vedere i vestiti che si sono portati, curiosare, capire chi è stato messo nelle suite più lussuose e chi no. Queste sono le mie curiosità! Vorrei anche essere il promotore del messaggio “Basta alle scale, sì ai tapis-roulant sul palco!”. Il Festival è troppo lungo, voglio conteggiare con una VAR quanto ci mettono tutti i cantanti a scendere le famose scale, e quanti minuti si possono risparmiare in una puntata mettendo dei tapis-roulant. Vorrei essere il portavoce del pubblico, il paladino al Festival, gli occhi degli spettatori. Queste sono le mie idee per adesso…

Lo dicevi tu stesso: c’è bisogno di allegria, di alleggerire il clima pesante di quest’anno con le risate e un po’ di lievità.  Amadeus, in conferenza stampa, ha dichiarato: “È un Festival difficile, ma abbiamo il dovere di sorridere e di regalare spensieratezza. La musica non si ferma mai”. Quello di quest’anno sarà un Festival storico. Che tipo di responsabilità si prova?

Checché se ne dica il Festival è un programma nazional-popolare, quest’anno ancora di più. Si tratta del primo vero evento importante in televisione da quando è scoppiata l’emergenza sanitaria. Essendoci poi il coprifuoco, la gente non può uscire, deve rimanere a casa perciò guarderà per forza la televisione. La responsabilità di portare il buonumore nelle case della gente la sento forte, come di certo la sentono tutti coloro che si alterneranno sul palco. Poi, ovviamente, Sanremo è Sanremo, a farla da padrone sono le canzoni, la musica e i cantanti.

Non è uno show comico, perciò bisogna mettere le aspettative nella giusta prospettiva. Faccio sempre ironia sulle canzoni, e quelle di Sanremo sono di norma un po’ tristi, non gareggia di certo Bruno Mars!  I brani saranno romantici, ci faranno sognare e innamorare. Spero di portare allegria e buonumore come so fare, per quello che sono e ho sempre fatto. Cerco di divertirmi io in prima persona, e credo che la gente apprezzi la sincerità e si diverta di conseguenza. Questa è la mia filosofia da sempre e lo sarà anche al “Prima Festival”.

Non è la prima volta che partecipi al Festival. Nel 2010 facesti un divertente siparietto con Antonella Clerici, e fosti anche membro della giuria di Sanremo Young nel 2019.  Che effetto ti fa tornare al Festival con un incarico così importante, nella pre-prima serata di RaiUno?

Nel 2010 devo dirti che ho vissuto l’esperienza di Sanremo in modo più irrazionale. Ero fresco nel mondo dello spettacolo, era il mio primo anno in quell’ambiente. Ero esploso in un modo che nessuno si immaginava. Antonella mi confidò che era una mia fan, mi guardava sempre in tv e si faceva un sacco di risate. Per questo mi volle sul palco dell’Ariston come ospite. Feci due interventi quella sera e me li ricordo dominati da una certa irrazionalità.

Ti racconto un aneddoto. In realtà era previsto che io entrassi una volta sola in scena. Dopo il mio intervento, mi trovavo dietro le quinte, curiosavo, chiacchieravo con gli ospiti. A un certo punto la scaletta si era allungata. Si creò un vuoto dovuto al ritardo nel conteggio dei voti dei vincitori. Quel vuoto andava riempito quindi mi chiesero se avessi uno sketch, una gag per colmare quel tempo. Indossavo ancora gli abiti di scena da Johnny Groove. Chiunque al mio posto avrebbe rifiutato di risalire sul palco così su due piedi, per riempire un buco. Io però avevo un numero pronto, e accettai.

Sul palco c’era Bob Sinclair che aveva appena finito la sua esibizione. Anziché farlo uscire, chiesi di farlo rimanere lì e lo raggiunsi. Entrai in scena improvvisando un pezzo sulle basi di Sinclair che mi faceva da deejay e l’orchestra che suonava melodie house. Intrattenemmo il pubblico facendolo ballare, e funzionò. Era qualcosa che avevo già sperimentato in uno dei miei spettacoli live, sapevo cosa dovevo fare. Ero talmente folle in quel momento che decisi di rifarlo sul palco dell’Ariston. Ai tempi non avevo ancora capito bene cosa fosse e come funzionasse il mondo dello spettacolo. Agivo con più irrazionalità, più d’istinto forse. Adesso invece so bene quello che andrò a fare, cercherò di meditarlo e studiarlo bene.

Poi ci sarà una dose di improvvisazione che è la magia della comicità e dell’allegria, è il motore vero della risata. Oggi sono molto più razionale in quello che preparo, sento molto di più la responsabilità di quello che mi stanno dando in mano. Prima ero veramente un pischiello alla ribalta!

A proposito di musica… Hai spopolato con la canzone “Essiamonoi”, diventata anche una compilation.  Sei un dj producer, lavori in radio. Che rapporto hai con la musica italiana da festival?

Ascolto tanta musica e mi piacciono tutti i generi. Naturalmente ho i miei gusti personali, che sono imprescindibili, ma la musica italiana fa parte di un tipo di mercato che mi interessa in particolar modo. Quello che mi fa sorridere (un aspetto su cui ho un’idea per fare dell’ironia sul palco dell’Ariston) è il fatto che le canzoni italiane di adesso sono sempre un po’ strappalacrime. I ragazzi di oggi sono tutti belli, alla moda, hanno successo, ma le loro canzoni sono tendenzialmente tristi. Mi sono chiesto il perché e mi sono fatto una mia idea, divertente e ironica. Vediamo se riuscirò a tradurla per il pubblico del “Prima Festival”.

C’è qualcosa in particolare che ti piace della musica italiana di oggi?

So di andare forse contro corrente ma ammetto che mi piace la trap. Apprezzo i tanti ragazzi, anche molto giovani, che sono così bravi nel mondo della produzione. Ammiro ad esempio Tha Supreme, trovo che il suo sound sia veramente originale. Non è un caso che abbia spopolato su Spotify e quel successo se lo merita tutto, ha uno stile molto suo. Mi piace anche l’ultimo disco di Sfera Ebbasta, prodotto benissimo da Charlie Charles. Questi artisti sono macchine da guerra, hanno un ottimo gusto e secondo me stanno portando qualcosa di veramente fresco nella musica italiana contemporanea. Hanno anche un buon sapore internazionale: Sfera ha collaborazioni internazionali di tutto rispetto, da Diplo a J. Balvin. Non tutti se lo possono permettere.

Tu sei ligure, sei nato a Genova. Cosa rappresenta per te il Festival di Sanremo? Lo seguivi da ragazzo?

Assolutamente! Era una festa andare a Sanremo con gli amici durante il periodo del Festival, si andava in discoteca, si cercava di imbucarsi alle feste o in teatro per conoscere i vip, si faceva di tutto per farsi le foto con in cantanti. Ho anche dei bellissimi ricordi di famiglia legati al Festival. Mia mamma si addormentava sempre davanti alla televisione, ma quando c’era Sanremo resisteva fino alla fine, con la tempra di chi fa gli after-hour a Ibiza! La mia mamma non c’è più da quando ero ragazzino, quindi il ricordo di lei e del suo amore per il Festival mi è particolarmente caro.

C’è un’edizione del Festival che ti è rimasta particolarmente nel cuore?

Sicuramente quella del 2010 con Antonella Clerici di cui parlavamo prima. Un’altra è l’edizione del 2013, quando vinse Marco Mengoni. Poco dopo la fine del Festival mi venne un’idea per fare una parodia della sua canzone “L’essenziale”. Gliela proposi e una settimana dopo eravamo sul palco di Zelig a cantarla insieme. Anche l’anno scorso è stata una bella edizione, con vittoria di Diodato con la canzone “Fai rumore” (secondo me uno dei brani più belli che abbiano mai vinto Sanremo). A RDS abbiamo fatto con lui una versione strepitosa, molto divertente.

Questa è un’altra cosa che mi piacerebbe fare al Prima Festival, cioè far venir fuori il lato ironico dei cantanti, proprio come faccio in radio. I cantanti sono dei burloni di corte ma non lo fanno mai vedere. Mi piacerebbe che il Prima festival diventasse una specie di finestra del Grande Fratello su tutti gli aspetti divertenti che caratterizzano Sanremo.

Avresti mai pensato da piccolo, o quando studiavi ingegneria, che un giorno saresti approdato con questo tipo di ruolo al Festival di Sanremo?

Mai e poi mai! L’ho sempre sognato ma non l’ho mai immaginato, per me è una fantasia che diventa realtà! È un altro piccolo passo verso quello che mi piacerebbe fare per il resto della vita. Sanremo è una grandissima vetrina, una meravigliosa occasione e io mi impegnerò a farla al meglio delle mie possibilità. È uno di quei treni che vanno presi bene per poi continuare a fare questo mestiere, che è il più bello che esista per me. Questo è il lavoro che sognavo da bambino per davvero, e avere queste occasioni non capita ogni giorno.

Martina Riva

Musica&Cinema Da sempre appassionata di tutto ciò che riguarda il mondo dell’intrattenimento, mi sono laureata in Conservazione dei Beni Culturali con una tesi di laurea in Storia del Cinema sul film “Lolita” di Stanley Kubrick. Finita l’università, mi sono trasferita a Los Angeles, dove, tra le altre cose, ho ottenuto un certificate in giornalismo a UCLA; nella Città degli Angeli ho lavorato per varie TV tra cui KTLA, dove per tre anni mi sono occupata principalmente di cinema, coprendo le anteprime mondiali dei film e i principali eventi legati al mondo spettacolo (Golden Globes, Academy Awards, MTV Awards e altri). Nel 2005 sono approdata alla redazione spettacoli di SKY TG24 dove ho lavorato come redattrice, inviata ai Festival e conduttrice. Le mie passioni principali, oltre al cinema, sono i viaggi, il teatro, la televisione, l’enogastronomia e soprattutto la musica rock. Segni particolari? Un amore incondizionato per i Foo Fighters!
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