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Governo Draghi: perché i ministri non hanno i social? Stile opposto al Governo Conte

Dal premier stesso a Franco e alla riconfermata Lamorgese nessun account

Nell’era della politica sui social media, dopo il tripudio di post di Trump fino alla messa al bando del tycoon parte di Twitter, l’Italia fa il suo gioco. Ma la musica cambia, e parecchio, col neonato governo di Mario Draghi (primo da sinistra nella foto in alto). E se il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ampiamente presente sui social, fa i complimenti a “Super Mario”, il nostro nuovo premier non si giova, per così dire, di account social.

Un esecutivo “a-social”

Vezzo da grande banchiere abituato al riserbo istituzionale che compete ai veri uomini di potere? Beh, avremmo potuto pensarlo in un primo momento. Ora non più. La scelta di Draghi di non possedere, né aprire adesso, account social risulta condivisa da non pochi dei suoi ministri di fresca nomina. Come fa notare Marcello Frisone sul Sole 24 Ore, l’esecutivo Conte bis aveva complessivamente 13milioni e 600mila seguaci virtuali in Rete. Ma la squadra di Mario Draghi può contare attualmente “solo” su 6 milioni e 600mila follower. Significa meno della metà. I ministri del nuovo governo italiano sono 23: 15 uomini e 8 donne. Oltre al presidente del Consiglio sono 5 i ministri che non “esistono” sui social media. Il dato emerge dalla ricerca fatta per Il Sole 24 Ore dall’Osservatorio Digitale diretto da Sandro Giorgetti.

Ecco gli “assenti” all’appello della Rete

I ministri senza alcuna presenza personale sui social sono: Daniele Franco (Economia e Finanze, terzo da sinistra nella foto in alto), Enrico Giovannini (Infrastrutture e Trasporti), Giancarlo Giorgetti (Sviluppo economico), Marta Cartabia (Giustizia, seconda da sinistra nella foto in alto) e Luciana Lamorgese (Interno, quarta da sinistra nella foto in alto). Si tratta di ministri chiave di questo esecutivo. Hanno invece il numero più alto di follower alcuni dei ministri confermati dal precedente Governo Conte. E cioè Luigi Di Maio (quasi 4 milioni) e Dario Franceschini (oltre 500mila). Ci sono poi tre nuovi ministri che hanno soltanto Twitter: Vittorio Colao (Innovazione tecnologica, quasi 7mila follower), Roberto Cingolani (Transizione ecologica, quasi 4mila), Patrizio Bianchi (Istruzione, 1.400). Nel Conte-bis i ministri presenti su Facebook erano il 96% mentre nell’attuale Governo la percentuale è scesa al 58%. Su Instagram la percentuale era prima dell’83% invece adesso è al 54%, su Twitter si passa dal 96% al 67%.

Domenico Coviello

Laureato in Scienze Politiche alla “Cesare Alfieri” di Firenze, come giornalista è “nato” a fine anni ’90 nella redazione Internet de “La Nazione”, “Il Giorno” e “Il Resto del Carlino”, guidata da Marco Pratellesi. A Milano ha lavorato due anni, sempre su Internet, all’incubatore del Grupp Cir - De Benedetti all’epoca della new economy. Poi per dieci anni di nuovo a Firenze a “City”, la free press cartacea del Gruppo Rizzoli – Corriere della Sera. Un passaggio alla “Gazzetta dello Sport” a Roma, e al desk del “Corriere Fiorentino”, il dorso toscano del “Corriere della Sera”, poi di nuovo su Internet per il sito di news “FirenzePost”. Infine la scelta di rimettersi a studiare e aggiornarsi grazie al Master in Digital Journalism del Clas, il Centro Alti Studi della Pontificia Università Lateranense di Roma, e da qui l’approdo a “Velvet Mag”. Ha collaborato a “Vanity Fair”.
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