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Le Winston blu di Cesare, Baggio e le nostre pene d’amore: Cremonini racconta Marmellata #25

Cremonini racconta come è nato il brano nel 2005

Per alcuni la parola “marmellata” non è più la stessa dal 2005, e forse neanche le domeniche. Se rientrate tra quelli che a sentire “da quando Baggio non gioca più” ricordano tutto, allora il vostro cuoricino palpiterà di nostalgia di fronte all’ultimo post pubblicato da Cesare Cremonini. Ricalcando il successo di un brano che ha segnato il suo repertorio musicale (ma pure i momenti topici delle nostre relazioni fallite), Cremonini ha regalato ai fan una versione del brano home-made, solo chitarra e voce, e un tuffo nei suoi ricordi… raccontando ancora una volta la genesi di Marmellata #25.

«Ieri notte mi avete chiesto come è nata questa canzone ma era molto tardi. Eccola, è nata esattamente così». Correva l’anno 2005 quando Marmellata #25 entrava nelle playlist caricate sui primi iPod di un’orda di adolescenti alla ricerca della musica giusta per le loro pene d’amore. Io ero tra quelli. Solo per quel verso (“Nel tuo cassetto un libro letto e una Winston blu” – pausa, sospiro – “L’ho fumata”) ho rinnegato per un po’ le Lucky Strike di Vasco (“e ti rendi conto di quanto le maledirai”) per far spazio nel cassetto alle Winston di Cesare.

Cesare Cremonini racconta la notte in cui è nata Marmellata #25

«C’era questo giro di chitarra arpeggiata che mi faceva tornare in mente la dolcezza di What a Wonderful World di Louis Armstrong» racconta oggi Cremonini nel video in cui strimpella la canzone. «La casa in cui vivevo nei primi anni del 2000 era piccola e magica. È la stessa che si vede nel video di Marmellata.. era un periodo strano in cui non avevo la televisione e organizzavo feste in cui si ballava solo twist e i lenti erano tutti dei Beach Boys. Mi piaceva la fotografia e passavo le notti a studiare musica».

Era l’epoca di Maggese, il suo secondo album da solista. Cesare aveva 25 anni (il famoso numero 25 del titolo – «Perché l’età conta, in amore, eccome», ha affermato una volta) ed era appena stato lasciato dalla fidanzata. Mentre il Duemila era iniziato con Bridget Jones che tracannava vino rosso sul divano cantando in pigiama All by myself, in Italia Cremonini affrontava la rottura affogando il dolore nella marmellata. Una scelta insolita – questione su cui all’epoca ragionavo senza sosta: misteri dell’adolescenza -, come se la marmellata fosse un cibo troppo ‘adulto’ e dignitoso per coccolare il dramma del primo grande amore infranto. Perché non la cioccolata? Ho capito solo una decina d’anni dopo che la convivenza è fatta di riti personalissimi e che un cuore crepato si regge in piedi sugli oggetti dimenticati dall’altra persona. Come quelli che probabilmente circondavano Cesare alle 4 di mattina: «In una di quelle notti ho iniziato a cantare questa canzone per Erica che era partita per New York e la mia casa era così piena di ricordi che potevo vederla ancora muoversi di fianco a me, letteralmente».

La domenica di Cesare

Com’era? “Ci sono le tue calze rotte, la notte in cui ti sei ubriacata”. Ci vuole almeno un decennio per capirla tutta, per capirla davvero. Sempre la me sedicenne di allora, con Marmellata #25 avrebbe imparato che Senna non era un dio dell’atletica leggera ma della Formula 1; che quando una storia finisce, finché non lo dici ad alta voce ai vicini di casa, puoi ancora far finta che non sia finita davvero. Che recuperare un paio di scarpe può essere la scusa infinita per non dirsi addio. Ma soprattutto che quando “non è più domenica” te ne accorgi e non si torna indietro: diventi grande così, perché l’età dell’innocenza non può finire in altro giorno che in quello cantato in Marmellata. Non il venerdì del doposcuola, non il sabato degli amici, ma la domenica del silenzio e del vuoto a tavola. Ché l’amore si fa e si perde sempre di domenica, aveva ragione Cesare.

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